Bosnia-Erzegovina: perché gli studenti manifestano?

Esistono tanti motivi per manifestare; noi siamo abituati a farlo per le ragioni più disparate, eredi del glorioso sessantotto; ma c’è anche chi, lontano, ma non troppa, combatte per il diritto di stare insieme. Succede agli studenti bosniaci, proprio in questi giorni. Nello Stato ex-jugoslavo vige ancora il sistema dell’apartheid etnica, in base al quale in molte scuole le classi sono formate a seconda della tua appartenenza etnica: se sei ‘Bosniak’ (bosniaco musulmano), bosniaco croato quindi cattolico, bosniaco serbo quindi ortodosso.

Bosnia-Erzegovina: cos’è l’apartheid etnica?

L’apartheid era la politica di segregazione razziale istituita nel secondo dopoguerra dal governo di etnia bianca del Sudafrica, e rimasta in vigore fino al 1994. Fu applicato dal governo sudafricano anche alla Namibia, fino al 1990 amministrata dal Sudafrica. Quello che succede nei balcani, oggi, però, non è molto diverso. Non esistono cast ma gli studenti non sono ancora liberi di stare insieme. “No all’embargo sulla libertà, no ai politici, libertà nell’istruzione, libertà di studiare e divenire adulti insieme”, gridano tutti, uniti dal desiderio di vincere le disparità.

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Uno dei leader dei manifestanti è stato intervistato da Repubblica e ha detto:  “Se i politici non rinunciano del tutto all’apartheid nelle classi non avremo mai un paese con coesistenza e progresso”. “Continueremo a combattere contro questa forma di fascismo scolastico”, incalza il giovane bosniaco croato Nikolas Rimac, leader del movimento a Jajce. “Le marce indietro del governo sono solo il primo passo, siamo nel ventunesimo secolo e non in epoche buie”.