Il principino, fiaba inventata da Salvatore C.

Come può un principe riuscire a conquistare l’amore di una bella fanciulla alta circa mille volte più di lui? Scopritelo leggendo questa simpatica fiaba di Salvatore C., studente del Liceo Scientifico A. Guarasci di Soverato.

Inventa una fiaba: Il principino di Salvatore C.

Vi era un tempo un piccolo principe. Non immaginatelo col mantello, la corona, la spada o magari con un cavallo bianco, alto, robusto… Egli era povero; viveva in una modesta casetta di legno al limitare del bosco. Sempre solo, era solito vagare per i campi fioriti in cerca di compagnia. Non voleva farsi vedere. Perciò, portava un lungo mantello rappezzato, che nascondeva le sue brutte orecchie a sventola, il suo naso ricurvo, i suoi capelli bianchi come la neve sporca. In verità, era difficile che si potesse notare! Egli, infatti, era molto piccolo, piccolo come la più minuscola pietra che si può trovare sulle sponde di un fiume, o forse ancora di più. Nato dall’unione tra due granelli di sabbia, diventò – per la sua bontà – il sovrano di un mondo che noi non vediamo, ma che è brulicante di vita: il regno delle cose piccole. Non era affatto valoroso, tuttavia il suo animo estremamente generoso teneva unito il suo popolo. Ma ciò che veramente lo spingeva a regnare era un grande dono, unico, a quanto pare. Egli fabbricava sogni, a dir il vero riusciva a divenirne parte. Proprio perché i sogni rispecchiano i pensieri di ciascuno di noi, egli riusciva a comprendere e a soddisfare le esigenze dei cittadini del regno. Sebbene fosse un po’ particolare, non faceva altro che ridere, fantasticare, desiderare. E cosa avrebbe mai potuto desiderare un piccoletto come lui?

Egli era innamorato di una fanciulla. Era bella; aveva i capelli biondi, gli occhi più azzurri del cielo. L’aveva intravista spesso mentre era intenta a raccogliere more, nei giorni più belli di primavera, tra il cinguettio delle rondini e il lieve fruscio del vento, ma non aveva mai avuto il coraggio di parlarle. In effetti, c’era un piccolo, insignificante problema: lei era alta mille volte la più piccola pietra che si può trovare sulle sponde del fiume, o forse anche di più. Era un umano, mentre il principino ne era solo una rappresentazione in miniatura uscita male. Un bel giorno il principino, più euforico che mai, voleva dichiararsi alla ragazza. Occorreva semplicemente riuscire a farsi vedere! Pensò allora che ciò di cui aveva bisogno era una magia, un incantesimo, una pozione che lo avrebbe fatto crescere. Ma dove trovare una pozione? Si voltò verso il bosco e vide nel cavo di un albero una boccetta che mandava bagliori, qualcuno lo stava aiutando? senza esitazione ingurgitò la sostanza. Che meraviglia!!! Stava crescendo, avrebbe potuto dichiarasi alla ragazza amata. Non sapeva, però, che era l’inizio di un incubo. Infatti il tempo passava ed egli continuava a crescere, crescere, crescere fino al punto che un suo piede schiacciava gli alberi come se fossero formiche; giocava con la luna come un bimbo è solito giocare con una palla. Il principino non era mai stato così grande in vita sua e mai nessuno lo era stato prima d’allora. Qualcosa non funzionava, era anche molto confuso.

Ma venne la notte; il principino si addormentò. Sognava verdi prati, sui quali danzava la fanciulla da lui amata, ornata di viole. Desiderava avvicinarsi e ballare con lei, quando all’improvviso comparve dal cielo il potente mago. La ragazza scomparve. Il piccolo principe ora si sentiva più solo che mai. Ma, mentre lui piangeva dalla disperazione, la sua mente inquieta giunse a comprendere ciò che stava succedendo: il mago, la pozione, la fanciulla… Era tutto un inganno. Il potente stregone, che da tempo intimoriva la sua popolazione, aveva intenzione di impossessarsi del dono dei sogni. Poiché era il più cattivo in assoluto avrebbe finalmente potuto conquistare il mondo. Doveva svegliarsi da quello spiacevole incubo. Per farlo avrebbe dovuto sfidare a duello il potente mago. Ma non aveva paura.

In fondo l’amore lo rendeva forte nell’animo, egli avrebbe potuto riconquistare il suo dono, il suo regno ma, soprattutto, la ragazza dei suoi sogni. Una serie di tuoni diede inizio alla lotta. Al principino, per altro più valoroso che mai, non restava che giocare la sua unica carta: il dono dell’amore. E fu così che, nel bel mezzo del duello, un angelo scese dal cielo e consegnò al condottiero un bacio luccicante della riconoscente fanciulla, che, tristemente, osservava la scena. Il nostro principino ora brillava di luce propria, che accecò il nemico, facendolo balzare in un luogo talmente lontano che non se ne ebbero più notizie. E cosi il nostro amico si svegliò. Il cielo era sereno e il mare limpido, la sua casa era sempre lì, al limitare del bosco. Era un po’ diversa. Già, era minuscola. Il piccolo principe capi che qualcosa era cambiata in lui: egli era diventato un umano. Era alto, robusto, bello; uno splendido mantello rosso copriva la sua carnagione rosea e la sua chioma dorata. In lontananza vi era la fanciulla, come sempre intenta a raccogliere more tra il cinguettio delle rondini e il lieve fruscio del vento. Quando ella si voltò verso di lui gli sorrise, un abbraccio ed un bacio suggellarono l’incontro. Ora il principe non era più piccolo, non possedeva più un regno o una casa, ma era colmo di amore. Ed è proprio con l’amore che si chiude questa storia, infatti i due vissero per sempre felici e contenti.

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