Piet Mondrian fu uno degli esponenti di spicco dell'astrattismo, una corrente artistica che prese piede ai primi del XX secolo. Nacque in Olanda, ma si trasferì ben presto a Parigi, dove fu attratto dalla pittura simbolista, che aveva come oggetto non ciò che l'occhio umano vede, ma ciò che è immateriale, ciò che va oltre le apparenze.
Da qui all'astrattismo il passo fu breve, poiché Mondrian tendeva a ricondurre tutto a geometria; l'artista deve rappresentare la realtà universale, ossia la realtà pura, come la chiama lui. L'unico modo per rappresentarla è andare oltre ogni componente personale e soggettiva e raggiungere l'astrazione. Come egli stesso diceva, '…per rappresentare la realtà pura, è necessario ricondurre le forme naturali alla geometria e i colori naturali ai colori primari'. La figura geometrica per eccellenza è il rettangolo, mentre il cerchio viene bandito, perché la curva rappresenta l'ambiguità, mentre l'unione delle linee orizzontali e verticali rappresenta l'equilibrio.
E' in questo senso che i dipinti di Mondrian rappresentano intersezioni di linee orizzontali e verticali, mentre i rettangoli che ne scaturiscono sono dipinti con colori piatti e uniformi. Già negli anni Venti il suo pensiero giunge alle estreme conseguenze: le campiture nere si propagano sul bianco della tela, mentre i rettangoli colorati di blu, giallo e rosso, si limitano al minimo indispensabile. Il suo astrattismo è costituito dalla griglia nera su fondo bianco, dall'uso dei colori primari (blu, rosso e giallo) per riempire i rettangoli che scaturivano dell'intersezione delle linee nere; solo in questo modo era possibile cogliere la vera essenza della realtà, l'essere.