La crisi del 29 in Germania aveva radicalizzato la lotta politica: quei tedeschi che erano stati ridotti sul lastrico dall’inflazione e dalla disoccupazione avevano perso ogni fiducia nelle istituzioni della Repubblica di Weimar; i settori di sinistra, invece, si erano spostati dalla socialdemocrazia al comunismo, spaventando i ceti medi: Hitler si presentò dinnanzi ai ceti medi e alla borghesia, terrorizzati dalla possibilità di una rivoluzione comunista, come la forza in grado di ristabilire l’ordine e spegnere sul nascere tali tentativi insurrezionali. Contemporaneamente le forze del conservatorismo militare, burocratico, industriale e agrario, che volevano superare il sistema repubblicano servendosi delle forze eversive nate durante la crisi, appoggiarono e finanziarono il nazismo.
Ai disoccupati disperati per gli effetti della crisi e alla borghesia spaventata dalla minaccia comunista il partito nazionalsocialista prospettò la possibilità di far riconquistare alla Germania un primato nello scenario internazionale e l’opportunità di entrare in una comunità, quella nazista, che garantiva ai suoi membri protezione e sicurezza in cambio di dedizione e fedeltà.