Una delle prime opere cui si rimproverò, tra le tante cose, la mancanza di prospettiva, fu la “Colazione sull'erba” di Edouard Manet: il dipinto fu realizzato nel 1863 e il senso di profondità è dato esclusivamente dagli alberi, mentre nulla si intende dove finisce l'erba e dove invece inizierebbe l'acqua. I personaggi, poi, non hanno volume; sembrano quasi delle figure ritagliate e incollate sul quadro. 

Altro dipinto in cui la prospettiva viene ulteriormente ridotta è “La stanza rossa” di Matisse, dove gli unici elementi che alludono alla profondità sono il tavolo, il davanzale della finestra e la sedia. Il resto è completamente bidimensionale così come la bidimensionalità viene marcata dall'uso del colore, che viene steso in maniera uniforme e senzo chiaroscuro. Anche in Gauguin possiamo intravedere questa marcata riduzione prospettica; in “Femmes de Tahiti” (1891) gli elementi che rcompleta demolizione imandano alla tridimensionalità sono ben pochi, mentre le due donne sembrano delle figure ritagliate e incollate sulla tela, senza alcuna plasticità. Inoltre si trovano in uno spazio stretto e angusto, dove i loro corpi sembrano quasi costretti e contorcersi i modo innaturale. La completa demolizione della prospettiva si avrà col cubismo, che partendo dal  presupposto che la realtà è fatta di tanti punti di vista e che tutti sono degni di essere rappresentati, finisce col rappresentare gli oggetti da tutti i possibili punti di vista, scomponendo la realtà e portando alle estreme conseguenze l'allontanamento dalla rappresentazione naturalistica (Les Demoiselles d'Avignon, 1907).