Le ragioni ideologiche e il conseguente mutamento delle strutture che portarono gli artisti cubisti a proporre nuove caratterizzazioni stilistiche affondano le loro radici nella tradizione pittorica e plastica delle avanguardie della seconda metà dell'Ottocento. Essi si posero nei confronti della  tradizione in atteggiamento di antitesi dialettica e di decisa evoluzione: la resa di spazi e volumi attraverso i canoni prospettici viene eliminata, sostituita dal frazionamento delle volumetrie e dall’accostamento sulla tela di tutte le facce, affinché un oggetto possa essere osservato e rappresentato da diversi punti di vista; il mondo, infatti, non deve essere solo visto, ma soprattutto capito.

I cambiamenti nel “fare artistico” si erano sviluppati anche in opposizione alle tecnologie industriali  affermatesi nell'ambito del capitalismo; dal momento che ogni cosa era assimilata dall’inarrestabile progredire delle tecnologie industriali e all'arte non veniva più richiesta alcuna funzione, l'artista ha inteso rivendicare la specificità di una tecnica e di una rappresentazione assolutamente diverse. L’artista cubista turbato e in disaccordo nei confronti della borghesia moderna la quale richiedeva soltanto che l'arte contribuisse a un'evasione dalla realtà, ha voluto opporsi alle tecnologie della produzione industriale cercando di riconoscere all’opera d’arte, non solo un valore intrinseco, ma anche un tipo di procedimento che implica e rinnova l'esperienza della realtà; operando la trasformazione del sistema dell'arte da rappresentativa a funzionale.