Il vero bene è la virtù – Seneca

Traduzione

Chiunque decida di essere felice, pensi che esiste un solo bene, cioè ciò che è onesto; infatti se pensa che ve ne sia qualcun altro, anzitutto, giudica male la provvidenza, perché molte sventure accadono agli uomini giusti e perché qualsiasi cosa che ci è data è di breve durata ed esigua se la paragoni alla durata del mondo intero. Da questo lamento deriva che siamo interpreti ingrati dei benefici divini: ci lamentiamo che sono non continui, che ce ne tocchino pochi, incerti e destinati a svanire. Da ciò deriva che non vogliamo né vivere né morire: ci prende un odio verso la vita e un timore della morte. Ogni proposito è incerto, né alcuna felicità può soddisfarci pienamente. La causa, appunto, è che non siamo giunti a quel bene immenso e insuperabile dove è necessario che si fermi la nostra volontà perché non esiste luogo oltre la sommità. Chiedi perché la virtù non abbia bisogno di nulla? Gode di ciò che ha a disposizione, non desidera ciò che non ha; quel che per essa è grande è quel che basta. Allontanati da questo principio: non vi sarà pietà, non vi sarà fedeltà, infatti chi vuole osservare l’una e l’altra (virtù) deve sopportare molti di quelli che sono chiamati mali, e deve sacrificare molte di quelle cose di cui ci compiaciamo come se fossero (veri) beni. Viene meno il coraggio, che deve dare prova di sé nel pericolo; viene meno la grandezza d’animo, che non può risaltare se non disprezza come cose di poco conto ciò a cui il volgo aspira come grandissimi beni; viene meno la riconoscenza e la restituzione di un favore se temiamo la fatica, se abbiamo conosciuto qualcosa di più prezioso della fedeltà, se non guardiamo alle cose migliori.

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