«Eravamo giunti al termine della scala (che porta al secondo girone), dove viene

tagliato per la seconda volta il monte che purifica dal male chi lo ascende
lì una (seconda) cornice cinge tutt’intorno il

monte, così come la prima; salvo che la sua curvatura (poiché la montagna si restringe man mano verso l’alto) è più

stretta.
Qui non appaiono anime né figurazioni scolpite; si mostrano la parete e il piano nudo e liscio col colore livido

della pietra. « Se qui aspettiamo le anime per chiedere informazioni » osservava Virgilio, « io temo che forse la nostra

scelta della via tarderà troppo. »
Poi rivolse intento lo sguardo verso il sole; (per volgersi a destra dove si trovava il

sole, essendo già passato mezzogiorno) fece perno sul suo fianco destro, e fece girare il fianco sinistro.
« O dolce luce

nella quale fidando io procedo nella nuova strada, guidaci » diceva Virgilio « come è necessario guidare in questo

girone.
Tu riscaldi il mondo, tu risplendi sopra di esso: se un altro motivo non spinge a seguire una via contraria, i tuoi

raggi devono essere sempre di guida.»
Avevamo già percorso nel girone tanto spazio, quanto nel mondo si calcola per un

miglio, in breve tempo, grazie al nostro ardente desiderio, quando si sentirono volare verso di noi, ma non si videro, degli

spiriti che pronunciavano cortesi inviti alla carità. La prima voce che passò volando pronunciò in tono alto « Non hanno vino

», e passando oltre noi continuò a ripetere quelle parole.
E prima che non si udisse più per il fatto che si allontanava,

un’altra voce passò gridando « Io sono Oreste », e anche questa non si arrestò.
« Oh! » dissi, « padre mio, che voci sono

queste? » E non appena ebbi fatto questa domanda, ecco la terza voce che diceva: « Amate coloro dai quali avete ricevuto il

male ».
E il valente maestro: « Questo girone punisce il peccato d’invidia, e perciò le corde di cui è fatta la sferza che

punisce (le corde della ferza: cioè gli esempi) sono vibrate dall’amore.
Il freno (cioè l’esempio per non cadere nel

peccato) deve essere di contenuto opposto al peccato: a mio giudizio, penso che udrai questo esempio prima di giungere alla

scala che porta al terzo girone (al passo del perdono: dove sarà perdonato il peccato d’invidia).
Ma ficca lo sguardo con

attenzione attraverso l’aria, e vedrai un gruppo di anime sedere davanti a noi, e ciascuna è appoggiata alla

roccia».
Allora osservai con maggior attenzione; guardai davanti a me, e vidi anime ricoperte di manti dello stesso colore

della pietra.
E quando ci fummo portati un poco più avanti, udii gridare: « Maria, prega per noi! »; udii gridare « Michele

» e « Pietro », e « Tutti i santi ».
Gli invidiosi recitano le litanie dei santi, nelle quali all’inizio è invocata per tre

volte la Vergine, nella parte centrale gli angeli (tra cui Michele) e gli apostoli (tra cui Pietro) , mentre alla fine

l’invocazione si estende a tutti i santi.
Non credo che nel mondo esista oggi un uomo tanto duro, da non essere mosso a

compassione da quanto io vidi in seguito,
poiché, quando giunsi così vicino ad essi, che la loro persona mi appariva

distinta, dagli occhi uscì
con le lagrime il dolore che mi gravava l’animo.
(I penitenti) mi sembravano coperti di una

povera veste dura e pungente, e uno sosteneva l’altro con la spalla, e tutti erano sostenuti dalla parete: nello stesso

atteggiamento i ciechi, a cui manca il necessario, se ne stanno davanti alle chiese durante le feste in cui si concedono

indulgenze per chiedere l’elemosina, e l’uno abbandona il capo sulla spalla dell’altro, affinché la pietà penetri subito nel

cuore della gente, non solo per il suono lamentoso delle parole, ma anche per l’aspetto che chiede pietà non meno (delle

parole).
E come ai ciechi il sole non giova, così qui la luce del cielo non vuole concedersi alle anime, di cui ora sto

parlando,
perché un filo di ferro trapassa e cuce le palpebre a tutti i penitenti nello stesso modo in cui si cuciono agli

sparvieri selvatici, quando non rimangono tranquilli.
Mi sembrava, mentre camminavo. di compiere un atto scortese, perché io

vedevo gli altri, ma non ero da loro visto: perciò mi rivolsi al mio saggio consigliere.
Egli già sapeva che cosa volevo

dire io che tacevo; e per questo non aspettò la mia domanda, ma disse: « Parla, e cerca di essere breve e chiaro».
Virgilio

rispetto a me procedeva dalla parte esterna della cornice, poiché questa non è munita di nessuna sponda;dall’altra parte (cioè

a sinistra) avevo le anime penitenti, le quali premevano con tale forza attraverso l’orribile cucitura, che bagnavano (di

lagrime) le guance.
Mi rivolsi a loro e incominciai a dire: « O anime sicure di vedere la divina luce che è l’unico oggetto

del vostro desiderio,
possa la Grazia disperdere presto le tracce impure della vostra coscienza, così che attraverso essa il

fiume dei ricordi possa scendere in tutta la sua purezza (chiaro: cioè non intorbidato da nessuna memoria della

colpa),
ditemi (in nome di questo augurio), dal momento che mi sarà gradito e caro, se tra di voi c’è qualche anima

italiana; e forse (potendo io procurarle suffragi) le sarà utile se io lo saprò ».
« Fratello, ciascuna di noi è cittadina

della città di Dio; ma tu vuoi sapere di qualcuna che lontana dalla vera patria sia vissuta in Italia. »
Mi parve di udire

come risposta queste parole un poco più oltre il posto in cui mi trovavo, per cui io (avanzando) mi feci sentire ancora più in

là.
Tra le altre vidi un’anima che nel suo atteggiamento pareva aspettare; e se qualcuno mi domandasse “Come (lo

mostrava)?”, (risponderei che) sollevava il mento come fa un cieco (quando aspetta).
« O anima » dissi « che ti sottometti

alla pena per poter salire, se tu sei quella che mi hai risposto, fatti conoscere o attraverso la patria o attraverso il

nome.»
« lo fui senese » rispose, « e con queste altre anime purifico qui la mia vita peccaminosa, supplicando in lagrime

Dio affinché ci conceda di vederLo.
Non fui saggia, sebbene il mio nome fosse Sapia, e provai maggior gioia del male altrui

che del mio bene (lui delli altrui danni più lieta assai che di ventura mia).
E affinché tu non creda che io t’inganni,

ascolta se non sono stata, come ti dico, folle, mentre l’arco della mia vita stava già declinando (e avrei dovuto essere

saggia).
I miei concittadini presso Colle erano venuti a battaglia con i loro nemici, ed io pregavo Dio che fossero

sconfitti (di quel ch’e’ volle: di quello che egli volle, perché furono realmente vinti).
Qui furono sconfitti e conobbero

l’amarezza della fuga; e vedendo l’inseguimento fatto dai nemici, ne derivai una gioia non paragonabile a

nessun’altra,
tanto che levai verso il cielo il volto con folle audacia, gridando a Dio: “Ormai non ti temo più (avendo

ricevuto soddisfazione)!”, come fa il merlo quando vede un po’ di sereno.
Mi riconciliai con Dio alla fine della mia vita;

e il mio debito verso di Lui non sarebbe ancora risarcito per mezzo della penitenza,
se non fosse avvenuto questo, che mi

ricordò nelle sue sante preghiere Pier Pettinaio, il quale per carità ebbe pietà di me.
Ma chi sei tu che vai interrogandoci

sulla nostra condizione, e porti gli occhi non cuciti, così come penso (Sapìa si è accorta che Dante è riuscito ad

individuarla), e parli come un vivo?»
« Gli occhi » dissi « mi saranno anche qui tolti, ma per breve tempo, perché poca è

l’offesa che essi hanno fatta (a Dio) per essersi volti a guardare con invidia (il prossimo).
Maggiore è il timore che

tiene sospesa la mia anima a causa della pena del girone precedente (di sotto: dove si espia il peccato della superbia), tanto

che già sento gravarmi addosso il peso di quei massi. »
Ed ella mi rispose: « Chi ti ha dunque guidato qua su tra noi, se

ritieni di dover ritornare tra i superbi? » Ed io: « Questo che è con me, ma non parla.
E sono ancora vivo; e perciò

chiedimi pure, o anima destinata alla salvezza, se desideri che in terra mi adoperi (mova… ancor li mortai piedi) per

procurarti suffragi (per te) ».
« Oh, questa è una cosa così insolita ad udirsi » rispose, « che è una grande manifestazione

dell’amore di Dio verso di te; perciò cerca di aiutarmi qualche volta con le tue preghiere.
E ti chiedo, in nome di quello

che tu più desideri (cioè: in nome della salvezza), che, se mai ti avvenga di passare per la Toscana, riabiliti la mia fama

presso i miei parenti.
Tu li troverai fra quella gente sciocca che spera in Talamone, e vi perderà più illusioni che non a

cercare di trovare la Diana;ma più speranze ancora vi perderanno i comandanti di nave. »