Tesina - Bisanzio : il sogno di una civiltà  - Studentville

Tesina - Bisanzio : il sogno di una civiltà 

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TESINA MATURITÀ SU BISANZIO: IL SOGNO DI UNA CIVILTÀ

Da principio era la parola, una parola dal suono magico, come poche altre nella storia. Anche se non fosse mai esistito un impero chiamato Bisanzio, quel nome sarebbe sicuramente rimasto impresso nella memoria degli uomini per la sua musicalità e per le immagini che ancora oggi evoca: oro e malachite e porfido, cerimoniali maestosi e solenni, pesanti broccati intessuti di rubini e smeraldi, sontuosi mosaici rifulgenti fra nuvole ed incenso.
Poi, la posizione privilegiata. Posta alle porte dell’Asia, sulla punta orientale di un grande promontorio triangolare bagnato a Sud dal mar di Marmara ed a Nord Est da un’insenatura profonda e navigabile nota fin dalla più remota antichità come il Corno D’Oro.

TESINA DI MATURITÀ PRONTA: LA STORIA DI BISANZIO

Bisanzio costituiva uno splendido porto naturale ed una roccaforte invalicabile, tanto che bastò fortificarla soltanto dal lato di terra. Ed era difficile attaccarla anche dall’acqua, perché il mare di Marmara è protetto da due stretti lunghi ed angusti il Bosforo ad est e l’Ellesponto, o Dardanelli, a Ovest.
Infine, l’uomo : Costantino I, imperatore di Roma. Nessuno ha meritato il titolo di “ Grande” quanto questo sovrano, che in appena quindici anni prese due decisioni epocali, ciascuna capace di mutare il corso della storia : l’adozione del cristianesimo come religione ufficiale dell’impero ed il trasferimento della capitale da Roma alla nuova città eretta sul luogo dell’antica Bisanzio, la città che per sedici secoli avrebbe portato il suo nome, Costantinopoli.
La domanda sorge spontanea : come fece l’ambizioso progetto di Costantino a resistere così a lungo quando oltre i suoi confini regnavano caos e disordine?
La risposta è nella tradizione, unita ad un’innovazione del tutto particolare, che esso incorpora in se stesso e che finisce per renderlo unico sia dal decaduto Occidente, che tuttavia si apprestava nell’ombra a rinascere più forte che prima, e l’Oriente sempre meno affascinante e misterioso.
Cultura Greca, organizzazione statale romana e religione cristiana sono gli elementi chiave di Bisanzio.
E’ essenziale la coscienza di appartenere ad un impero, ed è questa coscienza a fondamento e salvaguardia della continuità della Nuova Roma e dell’Oriente di fronte al crollo dell’Occidente.
Bisanzio trarrà forza non solo dalla cultura latina, della quale non resta, dopo l’età di Eraclio (610-641), che il diritto, la scienza giuridica e fossili della lingua burocratica e militare; sono i “logoi ellenikoi”, l’ellenismo tardo antico, pagano e cristiano, a costituire il carattere autentico della cultura di Bisanzio.
L’uomo Bizantino sarà dunque orgoglioso dell’eredità ideale di Roma antica e del prestigio di una cultura tutta di segno greco. L’ippodromo. La Grande Chiesa di Santa Sofia. Le processioni imperiali. Bisanzio è un mondo di spettacolo e di ostentazione: giochi , liturgie, corse di carri ed a piedi, esibizioni di animali esotici o selvaggi, virtuosismi di acrobati in bilico su corde sospese o su cavalli lanciati al galoppo coinvolgono una folla entusiasta, accalcata nell’ippodromo, punto di ritrovo di ricchi e poveri. Centro e culmine della vita spirituale della città è la liturgia ; ma , almeno nelle grandi chiese, una liturgia sgargiante, esaltata dai colori dei mosaici e delle icone, dallo scintillio di arredi preziosi e di gemme, dagli splendori dei paramenti, dalle fiammelle e dai riflessi delle lampade, dal volteggio dei libri cerimoniali, dalle cadenze dei canti.

TESINA MATURITÀ SU BISANZIO: L'UOMO BIZANTINO

L’uomo bizantino è attratto non soltanto dal carattere spirituale del culto, ma anche dal fasto, dall’apparato carico di suggestioni, che lo immergevano in una zona di confine fra immanente e trascendente, permettendo all’anima di pregustare le gioie e le delizie delle cerimonie in cielo.
E’ in forme spettacolari ed emotive che il bizantino percepisce vita pubblica ed esperienza religiosa, ricchezza e povertà, carità e ferocia.
La fine di Bisanzio è per lui la fine del mondo. L’impero è identificato con il regno di Cristo, questo obbliga l’imperatore a vincere i suoi nemici, speculari all’Anticristo, ed i sudditi a preservare l’impero non solo come realtà statale ma come sistema di valori. Di qui l’ortodossia politica : il conformismo dell’uomo bizantino , della società , e dei suoi modi di pensiero.
Questo conformismo si esprime nell’ossequio alla tradizione, al di là di fratture e discontinuità che pure non mancano.
L’ideale è quello della mimèsis, l’imitazione dei modelli. L’imperatore stesso deve praticare la mimèsis, imitando Cristo.
Ai modelli, alla tradizione, il bizantino chiede risposte, e nella tradizione sente il bisogno di iscrivere i suoi comportamenti senza scatti ,iniziative od innovazioni.
“Ognuno resti nella stessa condizione in cui era quando fu chiamato” , “Non spostare i confini antichi, posti dai tuoi padri”, sono i versetti biblici che ogni bizantino doveva avere in mente.
Il tradizionalismo è il fondamento dell’istruzione, intesa nel suo significato più ampio, e delle sue forme.
In ultima analisi viene ad emergere l’autorità della scrittura, della tradizione scritta, secondo la concezione, già fattasi strada in epoca tardo romana , che quel che è scritto ha valore assoluto ed esige sottomissione.
In cima alle autorità scritte vi sono le Sacre Scritture e le Leggi ; l’uomo comune, anche se analfabeta, sa che sono queste autorità scritte, nelle figure di Cristo e dell’imperatore suo delegato e garante, che devono regolare la sua vita e che ne dispongono.
Da tutto questo discende la mentalità libresca, la quale si manifesta nella iterazione ossessiva di riferimenti, di riprese testuali, di reminiscenze, nel repertorio fisso di cognizioni scisse dall’esperienza, di concetti noti, di certezze senza scosse, nell’elaborazione di summae ed esperti di conoscenze tradite, di compilazioni ripetitive; quando l’uomo cerca risposte a inquietudini esistenziali, quando si sforza di spiegare eventi individuali o collettivi che sfuggono alla sfera del razionale, quando sente l’esigenza o l’urgenza del misterico, quando è mosso dall’ansia del futuro, quando vuol gettare lo sguardo curioso ed angosciato al di là della vita terrena. Mentalità libresca , ch’è anche segno di insicurezza, di instabilità psicologica.
I modelli della cultura superiore restano i “ classici”, non soltanto quelli dell’antichità pagana, ma anche i classici cristiani, i Padri della Chiesa soprattutto, che tante volte erano raffigurati sulle pareti delle chiese.
La letteratura è inelegante se non è esibizione retorica, ricorso ostinato a termini classici, ricerca artificiosa di espressioni e costrutti consolidati dalla tradizione.
Di qui l’ “atemporalità” della letteratura bizantina ; il confronto non è dunque fra antichi e moderni, ma nella capacità di utilizzare i modelli : capacità che sconfina talora nel virtuosismo, nella disquisizione erudita, nel discorso sottile e fine a se stesso.
Ma il tradizionalismo nella sua forma più vistosa è quello che connota il sistema figurativo bizantino, in particolare nella specie dell’icona, questo cardine della vita spirituale (e politica) di Bisanzio.
Arte di clichés, arte statica, arte formulare ; la realtà dell’immagine sacra, considerata un vero e proprio ritratto, coincideva con la realtà delle formule iconografiche che la componevano ; formule fissate una volta per sempre e perciò immutabili, giacché universalmente riconosciute come proprie di una determinata immagine. Modificare avrebbe significato falsare il ritratto reale di Cristo, della Vergine, dei santi e degli angeli, che solo la fissità della “ maniera iconica” poteva restituire e garantire.
Sempre raffigurata frontalmente, e quindi con lo sguardo rivolto verso l’osservatore, si poteva riconoscere l’immagine rappresentata e restarne coinvolti.
La fissità dell’icona ne acquietava ed elevava l’anima : al mondo del demoniaco, agitato, mutevole, si contrapponeva quello della santità, calmo ed immutabile.
L’arte bizantina è diretta al volto come referente e fulcro della rappresentazione ; il corpo resta nascosto tra le pieghe delle vesti. Non a caso. E’ nel volto che si concentra la forza interiore, che si esprime l’individualismo dell’immagine. E l’individualismo costituisce un altro dei caratteri fondamentali del mondo bizantino ; individualismo che si ritrova in tutte le figure sociali e che può sconfinare nell’egoismo, nell’eccessiva cura di se stessi, che tutto rende lecito senza remore di amicizia, di lealtà, di rettitudine.
Ma questo individualismo è anche isolamento, e costituisce uno degli elementi più marcati di discontinuità con il passato tardo romano di Bisanzio : a partire dall’età di Eraclio, infatti, il crollo della vita urbana e la crisi delle relazioni sociali, che portano in Occidente ad una riorganizzazione in un sistema diverso, determinano il ripiegamento su se stesso dell’individuo, la solitudine.
Il contadino, il pilastro, insieme al soldato, della società bizantina, è solo di fronte alla pressione fiscale, ad esattori rapaci e crudeli.
Ma in un sistema fortemente gerarchizzato ogni funzionario è solo di fronte al suo superiore, ed i ranghi più alti del potere sono soli di fronte all’imperatore, che può privarli di potere e della stessa vita. E l’imperatore è chiuso nella solitudine del Palazzo, sovente tra imperatrici ed eunuchi infidi, intrighi e congiure , o può essere dato in pasto ad una folla inferocita.
Nessuno può sentirsi sicuro ; lo stato d’animo più diffuso è quello della precarietà, dell’insicurezza del vivere. Di qui la confidenza con i santi, il ricorso ossessivo all’icona, ma anche alle scienze occulte, all’oniromanzia, alle predizioni astrologiche.
In questa instabilità c’è anche diffidenza verso il sociale, l’etica cui attenersi resta quella del giusto mezzo, della moderazione, dell’umiltà e dell’isolamento : il cerchio si chiude.
Solo è anche l’uomo santo, che volontariamente cerca un colloquio più diretto e più certo con Dio ; si ritira perciò dal mondo e dalle sue tentazioni per rifugiarsi da monaco in una vita “ separata” ; esaspera talvolta questa separazione dal consorzio umano vivendo da stilita, su una colonna, quasi a marcare il distacco da questa terra.
L’uomo santo, anche nelle sue forme socialmente più integrate, come quelle del monaco cenobita ed urbano, rappresenta la difesa dell’ortodossia, la strada per la salvezza dell’anima, cui ogni bizantino tende. A Bisanzio l’utilità dell’uomo santo non è mai messa in dubbio.
Ma la sua missione interna ed esterna, vittoria spirituale su se stesso e salvazione degli altri, è condotta dal monaco in solitudine, in maniera individualistica, evitando la vita comunitaria con altri monaci o la vita a corte.
L’altro polo, quello per chi non si consacra alla vita spirituale , è la famiglia, “somma di individualismi”, che è a fondamento della struttura sociale di Bisanzio; la solidità dell’istituto familiare è nel contempo conseguenza e causa ulteriore dell’isolamento dell’uomo da altre forme di organizzazione sociale.
Nella famiglia la donna ha un suo posto degno ed elevato, riconosciuto dalle leggi e dalla tradizione: la donna è il centro di questo mondo ordinato che è la famiglia, è operosa e severa amministratrice del patrimonio.
Tradizionalismo, conformismo, dunque, ma come copertura e rifugio di un individuale solo ed insicuro.
Analizzando a fondo la società bizantina partendo dagli uomini che la compongono vengono ad emergere comportamenti, pulsioni, contraddizioni di un mondo fatto di continuità e fratture, di conformismo e di modernità che colpiscono : Bisanzio anticipa lo Stato centralizzato di età moderna, sperimenta forme “ statuarie” di povertà e di assistenza pubblica e privata fin da epoca assai antica, si apre a modi “ capitalistici” di espansione economica, concede alla donna, pur nelle maglie di un antifemminismo diffuso, una dignità ed un ruolo sconosciuti fino ai giorni nostri, anticipa pratiche di lavoro intellettuale (edizione di testi, maniere di lettura) dell’età moderna.
Cittadino di un mondo terreno ch’è proiezione sbiadita e manchevole di quello celeste, suddito di un “luogotenente di Dio”, l’uomo bizantino vive il suo individualismo nell’ordine gerarchico costituito, nel rispetto dell’ortodossia, nei valori della tradizione, cercando la giusta misura, ma senza sottrarsi al fascino e all’orrore degli eccessi; egli è l’erede orgoglioso di un impero che calpesta i nemici perché ha dalla sua parte la potenza di Cristo, “ il quale disperde i popoli che vogliono la guerra e non gioisce di spargimenti di sangue”: Cristo, che dà al giusto la forza “ di camminare senza danno e offesa su serpenti e scorpioni”.

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