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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

La svolta vampir-emo di Dante

L’uomo, da sempre, è alla ricerca di modelli, eroi o antagonisti cui ispirarsi, personalità da cui trarre spunto nella crescita nell’evoluzione del proprio ego. L’intera civiltà occidentale si fonda e costruisce su un archetipo: Ulisse, protagonista dei canti di Omero, Re di Itaca, personaggio forte, intrepido e di spiccato ingegno; eroe di poemi antecedenti alla nascita di cristo, che da sempre hanno presenziato il nostro immaginario, come testimoniato dai tanti intellettuali che hanno saputo cogliere questo personaggio come tratto comune del nostro essere. Costantemente diamo forma al nostro io, poggiando i mattoni della coscienza e del carattere sulle impalcature che la storia, la letteratura, o il mondo dell’entertainment è in grado di offrirci. Ovviamente il giocatore non fa eccezione a questa regola, ed è per questo che le software house sono molto attente nel dare vita ai propri protagonisti, perché è sulla base del rapporto utente-personaggio che si fonda il successo di un gioco o una serie. Uno dei personaggi che è riuscito a diventare un’icona di questo genere, riuscendo a imporsi prepotentemente sui nostri schermi, è senza dubbio Dante, l’anti-eroe partorito dalla mente di Hideki Kamiya. Giacca rossa, capelli argentei, un’aria spavalda e l’umorismo tipico degli eroi dei film d’azione, sono questi gli ingredienti di una ricetta vincente, sul quale realizzare quattro capitoli di una saga best-seller.

Un evento drammatico (?)
15 Settembre – Tokyo Games Show, accade quel che non doveva succedere. Capcom invita sul palco allestito per la fiera, i Ninja Theory (autori di Enslaved e Heavenly Sword), dando finalmente concretezza agli insistenti rumor su una collaborazione delle due software house in merito al marchio Devil May Cry. Il team è accolto calorosamente dal pubblico, probabilmente incurante di quanto sarebbe accaduto da lì a poco. Sullo schermo, un misterioso ragazzo in catene, avvolto nell’oscurità, poi lo stesso intento ad affrontare orde di demoni, e infine il fatidico scambio di battute «What is your name?»«My name is Dante». Gli spettatori, e in special modo i fan, increduli, fissano lo schermo cercando di trovare un qualsiasi nesso fra l’eroe di quei fotogrammi e il nome ora pronunciato, ovviamente senza successo.
Le numerose posizioni
Esiste un unico aggettivo che possa descrivere l’evento dell’arrivo del nuovo Dante: traumatico; questo, soprattutto, in relazione all’incertezza attorno questo nuovo titolo. Siamo di fronti a un reboot della saga, o quello mostratoci è solo un Dante adolescente? I commenti sul nuovo protagonista, ovviamente, si sprecano, e noi, sebbene in veste d’integerrimi e oggettivi redattori, ci sentiamo di condividerne senza dubbio alcuni.
Capcom si è detta seriamente intenzionata a far sì che la serie diventasse molto più popolare nell’Ovest del mondo; per questa ragione ha chiesto la collaborazione di un team di sviluppatori britannici, e per questo ha cercato di ridefinire il look del protagonista, puntando su elementi estetici particolarmente di moda nel vecchio continente e in America, quali un taglio di capelli che strizza fortemente l’occhio alla moda emo, e un viso, i cui tratti, per molti sembrano ricordare gli eroi di Twilight, la celebre saga di Stephanie Meyer.
Sebbene non riusciamo a cogliere la somiglianza con i vampiri della Meyer, siamo ben lontani dal poterci dire soddisfatti: malnutrito e pallido, il nostro nuovo Dante ci richiama alla mente lo stereotipo del drug-addicted, inoltre, l’infelice tentativo di rivelare la sua duplice natura attraverso le variazioni cromatiche della chioma non fa altro che peggiorare un insieme già di per se deludente. Per quanto ci sforziamo, non riusciamo proprio a capire come si possa arrivare a pensare che un eroe con simili fattezze possa far maggiormente presa sul pubblico occidentale del vecchio Dante, protagonista di sana e robusta costituzione, trasudante stile da ogni suo poro.
I sostenitori della nuova reincarnazione dell’icona Capcom potranno sicuramente rispondere alle critiche etichettando il tutto come paura del cambiamento, un attaccamento alle certezze. Argomento questo, indubbiamente, robusto ma destinato a crollare facilmente: non dimentichiamo che in Devil May Cry 4, il protagonista era Nero, anche lui giovane mezzo demone, eppure lungi dall’apparire un punk anemico; o esempio migliore è Bayonetta, una protagonista addirittura donna, che ha saputo subito far presa sul pubblico con le sue forme sinuose e il suo atteggiarsi sensuale e violento. Lo stesso Kamiya, autore del primo Devil May Cry, rimpiange i tempi in cui Dante era di sua competenza, e si rivela su twitter particolarmente triste per la nuova direzione intrapresa da Capcom.
Teorie e speculazioni
Tutto quello che Capcom ci ha offerto in merito a questo nuovo Dmc, è il teaser di presentazione, siamo quindi completamente sprovvisti di argomenti in merito alla componente narrativa e al gameplay. Tuttavia, anche con i pochi elementi a nostra disposizione, è possibile avanzare teorie e speculazioni su quello che potrà essere il prodotto finale nelle nostre mani.
Anzitutto, Ninja Theory, prima di esser la mano blasfema dietro il crepuscolo del nostro eroe, si è distinta nelle sue produzioni per una cura maniacale per la componente narrativa, oltre che per il character design. Inoltre, quanto visto con Nariko in Heavenly Sword, ma soprattutto quanto mostrato nel teaser,lascia presagire la possibilità di ritrovarsi fra le mani un gameplay vario e profondo, che possa esaltare nella maniera migliore i leit-motiv della serie, quali la teatralità delle dinamiche e il motivo stylish.
Insomma, se la software house britannica non avesse impugnato così brutalmente il bisturi sul nostro amato Dante, probabilmente adesso il mondo si ritroverebbe ad attendere in fibrillazione questo nuovo capitolo, anziché inveire sullo sfortunato nuovo arrivato.
Marco Rubino
 

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