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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Speciale: la saga di Street Fighter

Da diversi giorni circolano sul web le immagini di Street Fighter IV, l’ultimo capitolo di una delle saghe più longeve che la storia video ludica abbia mai conosciuto. Quando oramai la saga del famoso picchiaduro sembrava essere giunta al capolinea, e finita nel dimenticatoio, ancorata nei ricordi degli incurabili nostalgici, la Capcom ha stupito tutti, annunciando il quarto capitolo. Dopo l’innegabile iniziale entusiasmo, sono sorti i primi dubbi, tra cui il principale è quello sulle effettive innovazioni introdotte. A giudicare dagli screenshot e dai video circolati, l’ultima fatica di casa Capcom è ricca di verve, e soprattutto il character design dei personaggi è stato molto curato. Nel video, in cui si vedono gli eterni rivali Ryu e Ken, sfidarsi a colpi di Hadouken, traspare una rinnovata cattiveria nello stile dei due personaggi e soprattutto gli scontri sembrano essere finalmente spettacolari, cosa che è sempre mancata alla serie. Per quanto concerne i fondali, nella versione definitiva dovrebbero essere in 3d, per dare un maggior senso di profondità, ma il gioco vero e proprio rimarrà il classico 2d. Per festeggiare l’arrivo di Street Fighter IV, che ricordiamo uscirà prima nelle sale giochi e successivamente sulle console casalinghe, in questo preciso contesto cercheremo di fare un escursus storico su quello che ha rappresentato la serie Street Fighter nella storia dei videogiochi, e di come si è evoluta nel corso degli questi anni.

Street Fighter

Il primo capitolo della serie, intitolato Street Fighter, e pubblicato dall’ allora sconosciuta Capcom, uscì nell’ormai lontano 1987, partorito dalle geniali menti di Takashi Nishiyama e Hiroshi Matsumoto (i due direttori dello sviluppo del gioco, lasciarono Capcom dopo la pubblicazione di Street Fighter e furono assunti da SNK dove produssero i primi picchiaduro per Neo Geo).Nonostante non abbia avuto la fortuna del predecessore, ha comunque introdotto delle innovazioni che hanno lasciato il segno nel genere picchiaduro; fu infatti il primo gioco ad “ incontri singoli ” , dove al contrario di quanto avveniva ad esempio in double dragon, dovevamo fronteggiare solo un nemico alla volta in dei round veri e propri, e sconfiggerlo utilizzando specifiche tecniche. Se giocato in singolo l’unico personaggio selezionabile era Ryu, se giocato in doppio il nostro sfidante poteva utilizzare Ken. Nel single player, vestendo i panni dell’ impavido eroe Ryu, dovevamo partecipare a un torneo con incontri sparsi per tutto il mondo, affrontando i più temibili lottatori; per sconfiggere il nemico si doveva avere alla meglio di due round su tre. L’ultima tappa del “viaggio di passione” dell’eroe Ryu, era la Thailandia, dove ad aspettarlo c’era il temibile Sagat, il più forte lottatore di MuayThai a livello mondiale. Ovviamente, non è questo il luogo per raccontare le trame che stanno dietro ai personaggi della serie, ma dobbiamo fare presente che la storia celata dietro ogni singolo personaggio, pur non essendo “cinematografica”, riesce comunque a conferire la giusta dose di interesse, anche ad un genere come il picchiaduro che nemmeno ne avrebbe bisogno. Senza ombra di dubbio, il primo capitolo della serie, ha contribuito a gettare le basi per il titolo che poi ha lasciato un segno indelebile nella storia dei videogiochi: Street Fighter II.

Street Fighter II: “The World Warrior”

Street Fighter II: “The World Warrior” (questo il nome completo del gioco)sempre prodotto da Capcom, uscì nel 1991 (girava sulla scheda arcade CPS1), raggiunse un successo tale da oscurare il suo predecessore. A differenza di quest’ultimo in SF2 (abbreviazione di Street Fighter 2) potevamo selezionare uno tra gli otto personaggi disponibili (immancabili Ryu e Ken) ognuno con le proprie caratteristiche e peculiarità. Una volta sconfitti tutti gli otto personaggi selezionabili, ce la dovevamo vedere con 4 boss, e in particolare, Balrog, Vega, Sagat e Bison (i nomi europei sono differenti rispetto alla versione originale giapponese e americana). Il gioco inizialmente uscì come cabinato nelle sale giochi, dove si usava un joystick per controllare il personaggio e 6 tasti per sferrare i colpi. (3 per i pugni e 3 per i calci, ognuno di differente intensità). Il successo che riscosse in sala giochi fu incredibile, al punto da generare una vera e propria “street fighter mania”, ricordo con piacere che nella mia città c’era sempre la fila per giocarci, e quando si usciva dalla sala giochi spesso si parlava dei personaggi; capitava quindi ad esempio di parlare delle tecniche per sconfiggere M. Bison. Street Fighter II riuscì a creare dei personaggi che in qualche modo “bucarono” lo schermo per quanto erano ben caratterizzati, ogni personaggio, oltre ad avere la propria tecnica di combattimento, possedeva delle mosse speciali, e stava nell’abilità del giocatore sfruttarle nel miglior modo. Tra le mosse speciali che rimarranno per sempre inculcate nella memoria di tutti i videogiocatori, ricordiamo l’ Hadounken (una sfera di energia scagliata contro il nostro avversario),lo Shoryuken o pugno del drago, e il TatsumakiSenpukyaku, tanto per citare le più famose dei protagonisti Ryu e Ken. Tutti questi elementi caratterizzanti Street Fighter II alimentarono la leggenda e il mito del gioco, mito che dura ancora tutt’oggi. Per citare un piccolo aneddoto a riguardo, tempo fa mi sono ritrovato in una sala giochi e rivedendo il cabinato di Street Fighter II, non ho potuto resistere alla tentazione di farci una partita, durante tutta la durata della partita nella mia mente si sono susseguiti pensieri e ricordi di ogni genere, mi sono rivenuti in mente le giornate intere trascorse in sala giochi nell’intento di arrivare al termine del gioco, e in un certo senso ho rivissuto quei momenti. In poche parole, i programmatori della Capcom, erano riusciti a creare un videogioco fantastico e sicuramente il successo che ha avuto è andato al di la di ogni più rosea previsione fatta dalla casa stessa. Questo successo portò inevitabilmente la Capcom a sviluppare nuove versioni del gioco ed uscirono in sequenza: Street Fighter II: ChampionEdition, (uscito nel 1992) che introduceva la possibilità di selezionare i 4 boss finali, alcune nuove mosse, e alcuni ritocchi grafici ai personaggi e agli sfondi. Allo Champion Edition seguì, nel 1993, Super Street Fighter II - The New Challengers, che girava per la prima volta su schede CPS2 più potenti rispetto alle precedenti CPS1, in questa versione la novità principale è l’introduzione di quattro nuovi personaggi, Dee Jay, Fei Long (il miglior personaggio introdotto che strizza l’occhio a Bruce Lee), T-Hawk e Cammy. L’ultima versione di Street Fighter 2, “ Super Street Fighter 2 Turbo ”, registrava l’introduzione della barra del super, che si riempiva attraverso l’esecuzione di mosse speciali, una volta raggiunto il valore massimo dava la possibilità di eseguire una super mossa per ogni personaggio. Queste super mosse, non erano delle vere nuove mosse ma erano più una ripetizione in serie delle mosse eseguibili da ogni personaggio. Da questa disamina sulla serie Street Fighter 2 appare più che evidente che Capcom ha battuto il ferro finchè era caldo, sfornando versioni su versioni alquanto avare di novità, avendo dalla sua il peso del nome e il pressoché totale monopolio (dico pressoché perché proprio a cavallo tra il 93 e il 94 SNK sforna bellissimi picchiaduro che daranno molto filo da torcere a Street Fighter). Proprio a cavallo tra il 1993 e il 1994 uscirono una serie di titoli che sancirono quasi definitivamente il declino della serie di Street Fighter 2. Nel 1993 uscì il primo picchiaduro poligonale della storia, Virtua Fighter che per quanto innovativo poteva essere, non poteva vantare la stessa giocabilità e immediatezza del picchiaduro di casa Capcom, ma è soprattutto con la serie King of Fighter (il primo capitolo uscì nel 1994) che la saga di Street Fighter II perde molti dei suoi aficionados. King of Fighter 94 introduce novità rilevanti in un picchiaduro 2D, lo scontro tra team formati da 3 lottatori, la possibilità di ricaricare con i tasti la propria barra del Super, delle super mosse spettacolari, la possibilità di schivare i colpi, e soprattutto una serie di personaggi tutti ottimamente caratterizzati, a tutto questo aggiungiamoci una grafica con delle animazioni davvero sbalorditive per l’epoca. Con tutti questi ingredienti la SNK riesce ad attirare verso di se molto pubblico di SF, e facentro dove Street Fighter aveva fallito, ossia, introdurre delle novità di rilievo, (pur non stravolgendo il genere), su un gameplay consolidato.

Street Fighter Alpha/Zero

Quindi i programmatori di Capcom negli anni seguenti dovettero correre ai ripari, e nel 1995 lanciarono la saga di Street Fighter Alpha/Zero , che aveva il compito di svecchiare un franchise ormai oscurato dalla concorrenza. I programmatori cambiarono radicalmente lo stile grafico, rendendolo più simile ai manga, e introdussero aspetti molto interessanti riguardanti la storia dei personaggi, eventi accaduti dopo Street Fighter I ma prima di Street Fighter II, che donarono a Street Fighter Alpha la natura di prequel. (era ad esempio presente Charlie amico di Guile, che a seguito dell’uccisione dell’amico a opera di M.Bison partecipa a Street Fighter II per vendicare l’amico). La saga di Street Fighter Alpha conta di 3 episodi tutti molto ben confezionati, ma che dal punto di vista del gameplay, rispetto a Street Fighter 2, implementarono poche novità, l’unica novità di rilievo è stata l’introduzione della parata aerea, e pochissime altre cose.

Street Fighter Ex

Dopo lo spin off di Street Fighter Alpha,Capcom fu tentata dall’avventura 3d, visti i successi di Virtua Fighter e Tekken volle rispondere con la serie Street Fighter Ex , cosi la casa madre affida ad Arika, studio nipponico specializzato in produzioni poligonali, lo sviluppo di questa nuova terza saga. La serie poligonale non registrò il successo delle produzioni bidimensionali, in realtà si trattava di un 3d finto, con dei personaggi interamente poligonali ma con l’azione di gioco impostata su solo 2 dimensioni. (non era possibile girare attorno al personaggio per intenderci). Siamo quindi giunti al termine, anzi no, in realtà le serie di Street Fighter sono tre e ogni serie conta di 3 capitoli, quindi ci rimane di menzionare l’ultimo capitolo di Street Fighter: Street Fighter 3.

Street Fighter 3

La casa di Osaka, con questo terzo capitolo vuole tornare sugli scudi ritornando in grande spolvero con quello che realmente gli riesce meglio, i picchia duro 2 D. Correva l’anno 1999 e Capcom per dare un taglio al passato decide di pensionare il vetusto cps2 in favore di un nuovo sistema cps3 nettamente più potente del precedente. Di Street Fighter 3 esistono tre sottocapitoli; Street Fighter III New Generation, Street Fighter III Double Impact, e Street Fighter III third strike. I primi due sono disponibili per il Sega Dreamcastin un'unica compilation sotto il nome di W Impact. Nell’ultimo “sottocapitolo” di Sf3 furono introdotti nuovi personaggi, non tutti propriamente carismatici. Il titolo della casa nipponica può contare su delle ottime animazioni dei personaggi, e su una buona grafica, tuttavia, il difetto che anche qui si riscontra è la somiglianza di parecchi personaggi.Come nei precedenti sottocapitoli, ogni personaggio ha tre Super Arts, mosse speciali che possono essere effettuate dopo il riempimento della classica barrasuper, anche se comunque il giocatore si vede costretto a sceglierne soltanto una alla selezione del personaggio. Sono state poi reintrodotte le Ex Movies ossia normali mosse speciali potenziate, se usate bene, queste mosse possono essere utili nell’economiadel match, ma faranno scendere un pò di energia dalla barra di caricamento per le Super Arts. In tutti i sottocapitoli di Street Fighter III è presente la barra di stun; riempiendo di botte il nostro avversario in maniera pressante e veloce, tale barra andrà man mano assottigliandosi e una volta vuota,ecco che vedremo far capolino sul capo del nostro simpatico martire, le famosissime stelline a mò di aureola che simboleggiano la sua momentanea impossibilità di controbattere ai nostri attacchi. È presente anche il parringuna sorta di alphacounter della serie Alpha/Zero, che blocca una mossa dell'avversario per poter poi contrattaccare con più efficacia. In soldoni queste sono le novità introdotte in Street Fighter III e in tutti i suoi “sottocapitoli”. I programmatori della casa di Osaka si sono sforzati di migliorare il consolidato gameplay di Street Fighter II e per certi verso l’hanno fatto, sono comunque andati sul sicuro e hanno introdotto delle piccole novità che potessero in qualche modo arricchire l’esperienza di gioco e dare un tocco di strategia in più ai combattimenti. I nuovi personaggi di questo terzo capitolo, come abbiamo già detto, non sono nulla di speciale, essendo privi del carisma necessario. Questa che abbiamo illustrato è a grandi linee la “Street Fighter story”, la storia di un picchiaduro che ha contribuito a fissare i canoni per gli altri titoli del genere, non ci resta che aspettare con trepidazione l’uscita di Street Fighter IV, sperando che i programmatori siano riusciti a superarsi.
 
Emiliano Ragoni – In collaborazione con CyberLudus.com
 
 
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