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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

L’esperienza formativa del “lavoro alla pari”

Tanto per cominciare, sfatiamo alcuni luoghi comuni.
Quello secondo cui, per esempio, il lavoro alla pari si configuri necessariamente come un’attività femminile, e nessuna famiglia dotata di senso e di buon gusto accoglierebbe un ragazzo per fargli sorvegliare la prole.
Niente di più falso. Certo, il lavoro dell’ “au pair” consiste proprio nel prendersi cura dei bambini, giocare con loro, svolgere piccole mansioni domestiche e cucinare; ed è opinione diffusa che le ragazze, in queste funzioni, siano dotate di una marcia in più rispetto ai loro coetanei maschi. Questo può anche essere vero, a grandi linee. Ma se siete dei giovani amanti dei bambini, non scappate urlando quando la mamma vi chiede di aiutarla in cucina e magari avete fatto pratica di babysitting con fratellini e sorelline, nulla vi frena dal lanciarvi nell’esperienza della collaborazione “alla pari”. E sfidare le colleghe femmine in un campo che, per secoli, è stato sottoposto al loro stretto controllo.
Sfatiamo ora un altro luogo comune, tanto diffuso quanto assolutamente errato: se vuoi essere un ragazzo o ragazza “au pair”, aspetta di compiere 18 anni. Fin tanto che sei minorenne, non aspirare ad andartene da nessuna parte.
Anche questa è un’affermazione non rispondente a verità. Quello “alla pari”, infatti,  è un lavoro che puoi svolgere a qualsiasi età, a patto che tu goda della maturità, dell’entusiasmo, del senso di responsabilità necessario allo svolgimento di un’attività di questo tipo. E che conosca almeno sommariamente la lingua del Paese in cui ti recherai a lavorare.
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Ma cos’è, concretamente, l’esperienza “au-pair”?
Si tratta di un periodo variabile tra i 2-3 mesi e l’anno, durante il quale il giovane si recherà presso una famiglia ospitante – generalmente residente all’estero – per inserirsi appieno nel nucleo e nella vita famigliare. Dovrà occuparsi dei bambini dei suoi datori di lavoro o assistere un anziano, realizzerà alcuni semplici lavoretti domestici, cucinerà, accompagnerà alla scuola i figli e li andrà a riprendere, svolgerà attività di babysitting alcune sere a settimana. In cambio riceverà dalla famiglia ospitante una paga settimanale, diverse serate e il week-end libero, la possibilità di svolgere un corso della lingua del Paese in cui si trova e, in alcuni casi, di frequentare la scuola.
L’esperienza ha un ampio carattere formativo. Il ragazzo si abitua a vivere in una famiglia molto diversa da quella d’origine, con usi e costumi, tradizioni, stili di vita e lingua profondamente differenti. Apprende a occuparsi dei bambini, ad educarli, a farli divertire, e dal contatto con loro acquisisce e matura abilità e responsabilità. Approfondisce la conoscenza di una lingua straniera e si prepara ad essere più competitivo, un domani, nel mondo del lavoro. Ma soprattutto impara ad adattarsi, a vivere fuori casa, a cavarsela da solo, ad assumersi le colpe o i meriti inerenti a come ha svolto il proprio lavoro. Una vera lezione di vita.
Com’è possibile trovare un lavoro come ragazzo-a alla pari?
Sono rari i casi in cui il giovane conosca già le famiglie presso cui lavorare, e possa dunque affidarsi alla rete di contatti personali per ottenere un posto di lavoro. Il più delle volte si affida ad agenzie, che, pur comportando dei costi, garantiscono tutta una serie di vantaggi e protezione. L’agenzia conosce personalmente le famiglie presso cui opereranno i ragazzi e stipula un vero e proprio contratto di assicurazione. Si occupa della formazione dei partecipanti, organizza il viaggio, paga le spese assicurative e mediche, funge da punto di riferimento e aiuto per tutta la durata del soggiorno.
Per i ragazzi delle scuole medie superiori, il lavoro alla pari può essere svolto nel corso dell’estate. Moltissime sono le agenzie che propongono pacchetti studio-lavoro e le cui programmazioni posso essere consultate tramite sito internet: tra le più note, citiamo www.AuPair-World.net.

di Bruna Martini

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