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  • Scritto da: Anna L.

Ragazza musulmana chiede spazio di preghiera all'università.

Quali lezioni  frequentare, a quali professori  rivolgersi, cosa  fare per avere il piano di studi sono alcune delle domande che le giovani matricole fanno nelle segreterie universitarie.  Come regolarsi per le sue tre preghiere in orario "scolastico" è la richiesta insolita di Melek, una giovane studentessa turca in partenza per Torino dove frequenterà un corso di laurea specialistica alla facoltà di Scienze del Politecnico di Torino. Un luogo di preghiera all' interno dell'Universita': e' quanto ha chiesto la studentessa musulmana all'ateneo torinese che ora e' chiamato a prendere una decisione. La notizia e' stata anticipata oggi dal quotidiano la Repubblica. La giovane, originaria della Turchia, si appresta a frequentare un corso specialistico alla facolta' di Scienze ma, prima di partire dal suo Paese, ha voluto accertarsi se le sara' possibile tutelare i suoi diritti religiosi, primo fra tutti un luogo adeguato alla preghiera del mattino, di mezzogiorno e del tramonto. La domanda arrivata in segreteria all’Università di Torino e' di quelle destinate a far discutere. E l’ateneo si pone per la prima volta di fronte a questo tema, se sia corretto o meno riservare uno spazio dell’Università pubblica alla preghiera degli studenti musulmani.

Il prorettore Sergio Roda ha gia' dichiarato che sara' trovata sicuramente una soluzione che soddisfi le diverse esigenze: salvaguardare i diritti fondamentali della persona, tra cui quelli relativi alla libera manifestazione della propria fede religiosa, e la laicita' delle istituzioni pubbliche, qual e' l'universita'. Melek non è la sola studentessa musulmana che studia nelle università pubbliche italiane, è una studentessa musulmana come tante. Il Politecnico ha visto crescere le iscrizioni di stranieri del 21 per cento solo quest’anno alle facoltà di Ingegneria, e all’Università i ragazzi che provengono da altri Paesi sono ormai il 6 per cento del totale. Può capitare, passando per i corridoi di vedere qualcuno di loro che prega negli spazi comuni, magari solo un poco appartato.

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