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  • Scritto da: Angela Ardizzone

Riforma Scuola: slitterà di un anno?

È sono una possibilità, tuttavia, se non si rispetteranno i tempi previsti per fine giugno, la riforma scuola potrebbe essere rinviata di un anno. I lavori infatti dovranno terminare necessariamente entro la fine di giugno per poter consentire l'assunzione dei 100 mila precari a partire dal 1° settembre. Intanto, nella Commissione Istruzione è in corso la discussione su vari emendamenti della riforma scuola, e la maggioranza ha uno scarto minimo di uno o due voti. Gli emendamenti su cui ci sono opinioni contrastanti riguardano lo school bonus, il numero dei precari da assumere, i fondi alle paritarie, la valutazione dei docenti e soprattutto la riduzione dei poteri ai "presidi manager". Riguardo a ciò, si sta discutendo se sia il caso di introdurre l'incarico a tempo, per cui il dirigente dovrà cambiare scuola ogni sei anni. 


 

Riforma scuola: a che punto siamo?

Le votazioni in Commissione cominceranno il 15 giugno 2015, data che era stata stabilita precedentemente come termine del varo della riforma da parte delle due Camere. Renzi invece ha deciso di dare 15 giorni in più per discutere su eventuali modifiche alla riforma scuola. Si passerà poi al Senato, e la riforma dovra essere varata necessariamente una settimana dopo. Tutto dovrà essere ultimato entro il 30 giugno, altrimenti non ci sarà il tempo per consentire l'assunzione dei 100 mila precari entro l'1 settembre. 
 

Riforma scuola: chi è il responsabile del ritardo?

La responsabilità dell'eventuale rinvio della riforma scuola potrebbe ricadere sulla sinistra e su chi in generale sta cercando di bloccare la riforma. Potrebbe essere una forma di ricatto quella di legare indissolubilmente l'assunzione dei precari all'intero pacchetto di riforma in modo da far cedere coloro che sono restii su tutto il resto? È quello che sembra trapelare dalle ultime parole di Renzi: "Se c’è da discutere, facciamolo, io sono disponibile dedicandoci qualche giorno in più, ma in tempi utili per poter determinare gli effetti della riforma a partire dal prossimo anno scolastico". Insomma, quello che vuole dire il premier è "facciamo attenzione a non dilungarci troppo in discussioni e voti negativi, altrimenti la riforma salterà insieme alle assunzioni dei precari, e la colpa sarà di chi sta frenando i lavori". 

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