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  • Scritto da: Angela Ardizzone

Come riconoscere le figure retoriche

FIGURE RETORICHE: COME RICONOSCERLE. Trovare e riconoscere le figure retoriche all'interno di una poesia è il tasto dolente di ogni studente: spesso ci si confonde tra alcune figure retoriche molto simili tra di loro, oppure, nel corso della lettura del testo, non si comprende bene il significato di alcune parole. Di conseguenza l'analisi formale di una poesia si trasforma in un completo disastro, e durante l'interrogazione si è continuamente incerti e dubbiosi. E allora, come si può rimediare? Scopriamolo insieme, ma prima facciamo una breve rinfrescata con le figure retoriche principali.

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LE PRINCIPALI FIGURE RETORICHE. Possiamo suddividere le figure retoriche in tre grandi categorie:

  • figure di significato
  • figure di parola
  • figure di pensiero


Figure di significato

Tra le figure di significato, le più importanti sono:

Metonimia

La sostituzione di un termine con un altro con cui ha una continuità logica. Si può sostituire:

  • il concreto per l'astratto o viceversa (del comun la rustica virtù)
  • causa ed effetto (talor lasciando le sudate carte)
  • la materia per l'oggetto (che tronca fe' la trionfata nave/ del maggior pino)
  • il contenente per il contenuto (bevi un bicchier)
  • l'autore per l'opera (leggere Dante)

Sineddoche

Indica la parte per il tutto: "Ritornava una rondine al tetto"; tetto è una parte della casa.

Metafora

Consiste nel sostituire un termine proprio con un altro, il cui significato ha con il primo un rapporto di somiglianza: "Squassavano le cavallette/ finissimi sistri d'argento".

Sinestesia

Si tratta di una fusione di sensazioni e consiste nello scambio tra sensazioni di carattere visivo, fonico, tattile, olfattivo: "Fresche le mie parole nella sera".

Perifrasi

La sostituzione di un termine con un insieme di parole: "La gloria di colui che titto move".

Iperbole

Esagerazione per eccesso e per difetto.


Figure di parola

Asindeto

La coordinazione tra membri della proposizione o periodo senza l'uso di congiunzioni.

Polisindeto

Ripetizione di una congiunzione.

Climax

Un'idea espressa con un valore gradualmente intensivo (ascendente) o viceversa (discendente).

Anafora

Ripetizione di una o più parole all'inizio del verso.

Allitterazione

Ripetizione della stessa consonante o della stessa sillaba tra parole vicine.

Onomatopea

Una parola che imita un suono.

Paronomasia

Accostamento di parole che hanno suono simile ma diverso significato.

Ellissi

Soppressione di uno o più elementi che richiederebbe la costruzione grammaticale.

Anastrofe

L'inversione del normale ordine sintattico degli elementi di una frase.

Iperbato

La separazione di due termini, che dovrebbero essere uniti sintatticamente, attraverso l'inserzione di altri termini. 


Figure di pensiero

Antitesi

L'accostamento di due termini o espressioni di senso opposto.

Ossimoro

L'unione di due termini opposti.

Chiasmo

Disposizione incrociata di membri corrispondenti di una proposizione o periodo.

Similitudine

Il confronto tra due elementi secondo caratteristiche comuni.

Allegoria

Attribuzione di un significato simbolico al discorso.



COME RICONOSCERE LE FIGURE RETORICHE. Adesso arriva la parte più complicata: è facile infatti memorizzare la definizione di una figura retorica, ma come riconoscerla in un testo poetico? Per riuscire a scovare le varie figure retoriche presenti in una poesia, possiamo procedere seguendo questi semplici passaggi:

1. Tenere presente corrente letteraria e autore

Se conosciamo la corrente letteraria a cui appartiene l'autore della poesia e lo stile del poeta, sappiamo già in partenza quali figure retoriche ci troveremo di fronte. Per esempio, supponiamo di dover analizzare una poesia di Pascoli. Prendiamo come esempio l'ultima strofa della poesia "La mia sera":

Don... Don... E mi dicono, Dormi!/ mi cantano, Dormi! sussurrano/ Dormi! bisbigliano, Dormi!/ là, voci di tenebra azzurra.../ Mi sembrano canti di culla,/ che fanno ch'io torni com'era.../ sentivo mia madre... poi nulla.../ sul far della sera.

Sappiamo che Pascoli appartiene al Decadentismo, e che quindi utilizza prevalentemente metafore, sinestesie, onomatopee, analogie, il fonosimbolismo. Allora, cerchiamo per prima cosa di individuare queste figure:

  • Don...Don: onomatopea
  • voci di tenebra: sinestesia
  • voci di tenebra azzurra: analogia


2. Comprendere il significato del testo

Per trovare altre figure retoriche, dobbiamo assicurarci di aver compreso bene il significato delle parole della poesia, e per fare ciò occorre aver fatto la parafrasi, letto le note e l'analisi critica. Per esempio, prendiamo un altro verso della poesia "La mia sera":

"La parte, sì piccola, i nidi"

Avendo letto l'intera strofa, e avendo fatto la parafrasi, sappiamo che si sta parlando degli uccellini che durante il giorno, a causa della tempesta, non hanno potuto mangiare. Per cui, nidi = uccellini. Sappiamo che la figura retorica che consiste nella sostituzione di un termne con un altro si chiama metonimia, dunque "nidi" è una metonimia.


3. Conoscere la definizione delle figure retoriche

Infine, per trovare le altre figure, è necessario ricordare le varie definizioni e in cosa consistono. Spesso alcune sono citate nelle note, dunque evidenziamole e proviamo a cercare negli altri versi se ve ne sono altre. Prendiamo come esempio l'ultima strofa de "La mia sera" che abbiamo visto prima:

Don... Don... E mi dicono, Dormi!/ mi cantano, Dormi! sussurrano/ Dormi! bisbigliano, Dormi!/ là, voci di tenebra azzurra.../ Mi sembrano canti di culla,/ che fanno ch'io torni com'era.../ sentivo mia madre... poi nulla.../ sul far della sera.

Oltre alle figure retoriche utilizzate spesso dal Pascoli, ve ne sono altre. Ricordando allora le definizioni di ogni figura retorica, proviamo a scovare le ultime rimaste:

  • dicono... cantano... sussurrano... bisbigliano: questi 4 verbi sono collegati tra di loro da un rapporto di intensità decrescente, per cui si tratta di Climax discendente.
  • tenebra azzurra: sono accostati due termini opposti, precisamente due colori opposti, dunque è un ossimoro.

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