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Guerra in Siria: cause, riassunto e storia

GUERRA IN SIRIA: CAUSE, RIASSUNTO E STORIA. Cosa sta succedendo in Siria? Le ultime notizie sui bombardamenti degli Stati Uniti ordinati da Trump, le tensioni con la Russia, i presunti attacchi chimici di Assad contro la popolazione civile si intrecciano con gli attentati degli Isis, in un quadro tragico e di difficile risoluzione a livello internazionale, ma, che visto le informazioni frammentate e contrastate, può apparire confusionario a chi non ha seguito passo dopo passo ogni fase del conflitto. La guerra in Siria potrebbe essere senz’altro un argomento scelto dal Miur come traccia per la prima prova di Maturità 2017, sia come saggio breve che come tema storico o tema d’attualità. Vuoi saperne di più sulla Guerra in Siria? Ecco cosa sapere sul conflitto siriano: le cause, il riassunto, storia e ultime notizie.

Quali saranno le tracce di Prima Prova 2017? Leggi: Prima Prova Maturità 2017: tototema con gli argomenti di attualità

GUERRA IN SIRIA: LE CAUSE. La guerra in Siria inizia nel corso del 2011, in un primo momento assumendo i tratti di una guerra civile, per poi diventare un conflitto che coinvolge attori internazionali. Nei fatti, tutto ha inizio nel marzo del 2011, quando la popolazione siriana scese in piazza per protestare contro il presidente Bashar al-Assad, succeduto al padre nel 2000. Le proteste si possono inserire nel quadro delle così dette Primavere arabe e inizialmente puntavano a ottenere maggiori diritti civile e non a destituire Assad. Tuttavia, il dittatore ha deciso di reagire alle proteste pacifiche con la repressione violenta, portando a una polarizzazione delle posizioni contrarie al regime, sostenute anche da altri attori regionali e internazionali che hanno sfruttato la situazione di incertezza a loro vantaggio, sostenendo una parte e l’altra. In poco tempo, così, è nato un conflitto interno, che poi ha iniziato ad avere una rilevanza a livello internazionale.
La Siria, da sempre, grazie alla sua posizione strategica in Medio Oriente, è centro di contese per vari motivi:

  • Fattore politico-religioso. La famiglia Assad appartiene all’élite degli alawiti, una minoranza sciita che guida un Paese a maggioranza sunnita dal 1971. A livello regionale, la Siria era il principale alleato dell’Iran, nell’ottica di un’egemonia sciita con capitale Teheran nel Medio Oriente. Tuttavia, Arabia Saudita e Turchia, Paesi sunniti, hanno cercato di contrastare Assad in tutti i modi finanziando i ribelli.
  • Fattore politico-internazionale. La Russia è il principale alleato di Assad in quanto la Siria è il punto più importante e strategico per Mosca nell’area sin dall’epoca della Guerra Fredda, perché permette al Paese siberiano di avere un fondamentale accesso sul Mediterraneo. La Russia, infatti, ha la sua unica base navale sul Mediterraneo nella città di Tartus, in Siria. 

GUERRA IN SIRIA: PARTI COINVOLTE. Il conflitto siriano si svolge su vari fronti e le parte coinvolte sono tante, così da creare un panorama frammentario e spesso confusionario. Ecco le parti in causa:

  • Esercito regolare di Assad

È il leader siriano che guida l’esercito regolare siriano contro i ribelli a partire dal 2011, dopo le proteste organizzate contro di lui. A suo sostegno troviamo l’Iran e la Russi (ma anche Cina, Venezuela e Corea del Nord).

  • Ribelli

È un fronte non omogeneo con cui si indica tutti gli oppositori di Assad che stanno combattendo la guerra in Siria. In particolare, ci sono forze di opposizione laiche, gruppi jihadisti e i curdi, anche in contrapposizione tra di loro (oltre che contro Assad). I ribelli sono finanziati principalmente dall’Arabia Saudita e dalla Turchia. Chi sono i principali gruppi di ribelli?

  • Esercito Siriano Libero: nasce negli ultimi mesi del 2011, quando alcuni ufficiali dell’esercito siriano disertano e proclamano la nascita del FSA. Da allora inizia la guerra civile siriana vera e propria. Sono coloro che portano inizialmente avanti il conflitto.
  • Fronte Al-Nusra: nasce il 23 gennaio 2012 come ramo siriano di Al-Qaida. È un’organizzazione fondamentalista sunnita che spera di rovesciare Assad per istituire uno Stato islamico in Siria.
  • ISIS: nato inizialmente come Stato Islamico dell’Iraq, il gruppo terroristico salafita combatteva l’occupazione americana dell’Iraq e il governo iracheno sciita sostenuto dagli USA, come diretta emanazione di Al Qaeda in Iraq. Con gli anni, il gruppo ha cambiato strategia e nome, volendo creare uno Stato Islamico che comprendesse, oltre all’Iraq, anche la Siria. La guerra siriana è stata quindi un’occasione d’oro per l’IS che inizialmente si è affiancato ad Al-Nusra per poi distaccarsene nel 2014 con la proclamazione del Califfato. Per approfondire, leggi: Tema di attualità svolto sull’ISIS
  • Curdi: i curdi siriani e iracheni sono percepiti come i principali antagonisti dell’IS, tanto che Stati Uniti ed Europa hanno sostenuto finanziariamente i curdi in funzione anti-ISIS. Tuttavia, questo dà legittimità ai curdi che, una volta terminato il conflitto, potrebbero pretendere autonomia e indipendenza, posizione che allarma la Turchia.

 

  • Stati Uniti

Il ruolo degli Stati Uniti nel conflitto è stato piuttosto ambiguo. La posizione sostenuta inizialmente dall’amministrazione Obama era favorevole a un rovesciamento di Assad, ma l’entrata in gioco dei gruppi fondamentalisti e l’affermazione dell’ISIS hanno complicato il quadro, in quanto un’uscita di scena di Assad potrebbe portare alla diffusione incontrollata di Daesh. Trump, tuttavia, in seguito a un attentato chimico portato avanti, si dice, dalle forze di Assad contro la popolazione civile, ha deciso di bombardare alcune basi siriane.

GUERRA IN SIRIA STORIA: IL RIASSUNTO. Viste tutte le parti in causa, vediamo di capire cosa è successo in questi sei anni. Una volta formatosi l’Esercito Siriano Libero, tanti sono i ribelli che si sono uniti a questo gruppo che riesce a conquistare alcune città siriane, avvicinandosi alla capitale del Paese, Damasco. Nel 2012, il FSA viene affiancato da gruppi estremisti, tra cui il Fronte Al-Nusra: inizialmente i due gruppi collaborano, ma il secondo assume una matrice sempre più terroristica, con autobombe e attentati suicidi, causando numerosissime vittime tra i civili. Nel corso dell’anno, lo scontro tra ribelli ed esercito regolare siriano si intensifica, con azioni da entrambe le parti sempre più violente a danno soprattutto della popolazione civile. Si hanno le prime reazioni internazionali, con Russia, Iran, Cina e Venezuela a favore di Assad, mentre Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Francia e Gran Bretagna si schierano con i ribelli.
Nel 2013, il conflitto è ormai esteso a tutto il territorio della Siria e i gruppi estremisti acquisiscono potere: Al-Nusra conquista la città di Raqqa, e viene poi affiancato dallo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, per poi distaccarsene nel 2014 e autoproclamarsi Califfato Islamico con capitale proprio Raqqa il 29 giugno. Il fronte dei ribelli diventa quindi sempre più frammentato: ora l’Esercito Libero Siriano combatte anche in funzione anti-Al-Nusra e anti-IS, così come i curdi a nord-est della Siria cercando di fermare l’avanzata dell’ISIS, che riesce a conquistare numerose città.
A nulla vale la Conferenza di Pace di Ginevra organizzata dall’ONU sulla questione siriana. Da settembre 2014, una coalizione guidata dagli Stati Uniti inizia a bombardare i territori siriani in mano ai tagliagole dell’ISIS. Dopo una fase di espansione dello Stato Islamico, i curdi riescono a respingere l’assedio dell’ISIS della città di Kobane, per poi riuscire, con l’aiuto del FSA e della coalizione USA, a riconquistare alcune città cadute in mano all’ISIS, avvicinandosi alla loro capitale Raqqa. I bombardamenti contro lo Stato Islamico si intensificano alla fine del 2015, dopo l’attentato a Parigi del 13 novembre rivendicato proprio dall’ISIS per l’intervento della Francia nella coalizione anti-Daesh guidata dagli Stati Uniti.
Nel 2016, il conflitto si è concentrato soprattutto ad Aleppo, città del nord-ovest del Paese e importantissima in quanto è considerata la capitale economia della Siria. Aleppo si ritrova divisa in due: una parte, quella orientale, è sotto il controllo dei ribelli, mentre quella occidentale è controllata dal regime di Assad. Nel corso dell’anno, tuttavia, l’esercito regolare, sia con un’azione volta a bloccare i sostentamenti e gli aiuti umanitari alla parte della città controllata dai ribelli sia con i bombardamenti (in cui sono intervenuti anche i russi), è riuscito a espugnare Aleppo nell’agosto 2016.
A fare le spese del conflitto siriano sono soprattutto i civili: si calcola che sono circa 300 mila le vittime della guerra in Siria in questi sei anni. Secondo uno studio del Violations Documentation Center condotto a settembre del 2015, sono quasi 19mila i siriani uccisi a causa dei bombardamenti aerei di Assad, 28.277 i civili uccisi da armi da fuoco o durante esecuzioni di massa, 26.007 coloro che hanno trovato la morte per colpi di mortaio, artiglieria o a causa di missili a causa del governo, dell’ISIS o delle altre forze ribelli. A questi vanno sommati quasi 9000 siriani morti dopo essere stati rapiti, imprigionati e torturati da tutte le fazioni in campo, così come i bombardamenti contro l’IS hanno portato alla morte nel 2015 di almeno 181 civili. Altro problema è poi la fame: sarebbero tra i 200mila e i 600mila i civili che rischiano di morire per mancanza di acqua e cibo. Oltre quattro milioni sono invece i siriani che hanno lasciato la Siria nei primi quattro anni e mezzo di conflitto.

GUERRA IN SIRIA: COSA STA SUCCEDENDO? Questa tragedia umanitaria non cessa e il numero delle vittime è continuato a salire, soprattutto tra donne e bambini, e le armi in campo usate sono diventate anche di tipo chimico. Già nel 2015 si parlava di quasi 1000 morti per l’uso di armi chimiche. Il tema è tornato di attualità quando, il 4 aprile 2017, 86 persone, in gran parte civili (di cui 28 bambini), sono morte a causa di un attacco chimico a Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib. Gli Stati Uniti, guidati da Donald Trump, e l’Unione Europea hanno accusato dell’attacco il governo siriano (l’ipotesi sembra essere la più credibile visto che i ribelli non hanno mezzi di aviazione, ma la dinamica è comunque incerta). A questo punto, gli Stati Uniti, nella notte tra il 6 e il 7 aprile, hanno lanciato 59 missili Tomahawk contro  la base siriana di Al Shayrat, colpendo anche quella che l’intelligence americana ritiene sia la base di origine dell’attacco chimico incriminato.

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