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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

L’importanza del latino oggi

Da qualche anno, o meglio, ormai da qualche decennio, si discute sull’utilità del Latino nella scuola e, soprattutto, nella vita di tutti i giorni.
Molti sostengono che il Latino sia una lingua morta, obsoleta, non al passo con i tempi, inadeguata ai cambiamenti socio-economici del Duemila.
Alcuni lo ritengono adatto soltanto a particolari celebrazioni religiose; altri, invece, ne dichiarano l’assoluta inutilità. Insomma, oggi il Latino non sembra godere di grande popolarità al punto che il suo stesso insegnamento è stato messo in discussioni da più parti.
 \"latinoAd ogni modo, il Latino, così come il Greco Antico, costituisce una parte significativa del bagaglio culturale degli Europei e, in particolare, degli Italiani, diretti discendenti dei Romani. Essi pertanto hanno il dovere di conoscere il passato glorioso dei propri antenati, che proprio nella loro lingua trovarono un efficace mezzo di comunicazione: un insieme armonico di capacità espressive, logiche, tecniche che le lingue moderne possono emulare solo in parte.
Ma il Latino è davvero morto e defunto? Per la naturale evoluzione linguistica, dal Medioevo in poi, in Europa si sono affermate le lingue romanze, direttamente derivate dal Latino, e quelle germaniche, tra cui l’Inglese, che presenta molte affinità lessicali con l’idioma di Roma. In altre parole, il Latino ha dato vita ad altre lingue e letterature (l’italiano, ad esempio) e ne ha influenzate altre, per cui esso continua a vivere, in un certo senso.
Tralasciando il fatto che il Latino, per ragioni storico-religiose, è la lingua ufficiale della Città del Vaticano, perfino ai giorni nostri esso si manifesta in molteplici ambiti (diritto, medicina, psicologia, filosofia, arte, scienze naturali), anche non strettamente legati alla cultura letteraria. Se una lingua sopravvive per molti secoli, seppur in un settore ristretto della popolazione, non si può certo definire morta. E’ pur vero che non vi sono parlanti attivi, ma svariati termini e detti latini sono tuttora molto diffusi.
A che cosa serve, dunque, il Latino? E’ così inutile come molti affermano?
E’ evidente che chi si occupa delle discipline sopra elencate deve conoscerlo, anche in modo superficiale, onde evitare fraintendimenti o lacune di varia natura.
Tuttavia, al di là della conoscenza, più o meno approfondita, delle regole morfo-sintattiche, alcune delle quali si ritrovano nella grammatica italiana, l’aspetto più importante dello studio del Latino è costituito dalla sua ricchezza e al tempo stesso complessità: esso mette a dura prova le capacità logiche dell’allievo e lo pone a contatto con un mondo di valori, tradizioni, costumi che, pur essendo inattuabili oggi, costituiscono le radici della nostra civiltà occidentale.
Se poi qualcuno vuole ignorare le basi su cui poggia la propria società è libero di farlo, ma certamente ciò non lo arricchirà interiormente. Segno dei tempi?
Effettivamente il Latino trova poco spazio nella civiltà post-moderna in cui l’inglese la fa da padrone, in attività come l’economia, l’informatica e le cosiddette scienze esatte, in un mondo dove conta il business e il profitto.
Ciò sembrerebbe dare ragione ai più fermi detrattori del Latino, i quali mirano, più o meno velatamente, all’abolizione dello studio della lingua dei Romani, tacciandola di incompatibilità con il mondo produttivo.
Ma, come già detto, sarebbe impossibile cancellare una parte notevole della nostra storia, abbandonando lo studio del Latino, patrimonio linguistico e culturale di tutti gli Italiani. Qualora ciò si verificasse sarebbe una sconfitta per tutti: chi ignora o sottovaluta il passato, come può guardare serenamente al futuro?
Risulta superfluo aggiungere che allo sviluppo completo di una società concorrono non solo le attività economiche ma anche le iniziative culturali, di cui il Latino dovrebbe costituire parte integrante.

Julius

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