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Personaggi Promessi Sposi: il ritratto dell'Innominato

PERSONAGGI PROMESSI SPOSI: IL RITRATTO DELL'INNOMINATO

I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni sono una delle colonne portanti della letteratura italiana e molto probabilmente ti capiterà di dover fare l’analisi dei personaggi, il commento del romanzo o studiare i capitoli dell’opera per un compito o un tema.
Se hai bisogno di un aiuto per i tuoi compiti, noi siamo qui per fornirtelo: in questo articolo troverai un approfondimento completo su una delle figure più importanti tra i personaggi dei Promessi Sposi: l’Innominato, personaggio chiave di cui Manzoni fornisce un ritratto ben preciso soprattutto per quel che riguarda la sua conversione.

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L’INNOMINATO DEI PROMESSI SPOSI: DESCRIZIONE

Ecco la scheda del personaggio dell'Innominato per cui Manzoni si ispira verosimilmente ad un uomo realmente esistito.
Nella sua parabola personale fondamentale è l'incontro con Lucia, che ne determina la conversione. Vediamo insieme quali sono i punti cardine della storia dell'Innominato fornito da Manzoni.

  • Nelle prime due redazioni del romanzo (“Fermo e Lucia” e “Gli sposi promessi”), il Manzoni aveva creato un personaggio di gusto romantico, ribelle e titanico, soprannominato, per aver ucciso un uomo sulle soglie di una chiesa, il Conte del sagrato. A questi aveva riservato ampi spazi narrativi, che ritenne poi eccessivi, e ridusse, nei “Promessi Sposi”, a una descrizione sintetica e pregnante, preferendo designarlo come l’Innominato, per accrescere l’alone di mistero. Si ritiene abbia preso ispirazione da un certo Bernardino Visconti, di un ramo della nobile famiglia milanese, realmente esistito e padrone di un arroccato castello, che viveva da fuorilegge, sfidando anche il potere spagnolo sul Ducato di Milano.
     
  • All'interno del sistema dei personaggi dei Promessi Sposi, quindi, noi conosciamo l'Innominato solo quando, per vincere la scommessa con il cugino Attilio, don Rodrigo si rivolge a lui. La prima evidenza è che l’Innominato è profondamente diverso dal signorotto che necessita del suo aiuto. Quest'ultimo, infatti, pensa di poter soddisfare i suoi capricci, però resta legato all’autorità e alla famiglia, e quindi non supera certi limiti; mentre il primo è un solitario senza rispetto per nessuno. Persino i bravi di don Rodrigo non sono altro che dei piccoli prepotenti se confrontati con gli uomini dell’Innominato che si circonda de “il fiore della braveria d’Italia”, malvagi senza timori e remore. Quando don Rodrigo sale a pregare l’Innominato, i bravi di guardia gli impongano di lasciare la spada: un gesto umiliante per un cavaliere dal profondo valore simbolico, un gesto che ci fa capire la differenza che c'è tra questi due antagonisti.
     
  • Pur infastidito di questa indegna incombenza, l’Innominato promette di aiutare Rodrigo nel rapire Lucia, che si trova nel convento di suore di Monza. Può, infatti, servirsi di un suo complice, Egidio, che è amante della monaca Gertrude.
     
  • Il Nibbio, capo dei suoi bravi, compie il rapimento, ma viene colpito dalla figura di Lucia, e non si trattiene dal confessarlo al suo padrone.Scosso dall’apprendere che Lucia abbia infuso “compassione al Nibbio”, uomo spietato, vuole vederla; e viene colpito dalla spiritualità degli occhi della fanciulla. Rinvia perciò ogni decisione, e, durante la notte, è colto da una grave crisi di coscienza, sentendo il peso della sua vita sbagliata. Vorrebbe finirla con un colpo di pistola, ma avverte “un no imperioso”, che è la voce della coscienza e di Dio.
     
  • All’alba, sente uno scampanio festoso, e sa dai bravi che nei villaggi vicini giungerà in visita pastorale l’arcivescovo Federico Borromeo. Si chiede come mai siano tutti lieti mentre tanto soffre; e vuole vedere anche lui il presule. Alla sua vista, la popolazione si spaventa, ma egli si presenta al cospetto del Borromeo, e questi lo accoglie benevolmente. Sono due figure grandiose, una nel bene e l’altra nel male, due nobili, due uomini di coraggio. Si comprendono, e l’innominato manifesta l’intenzione di convertirsi, e intanto di liberare Lucia.
     
  • Compiuto quest’atto, e congedati i bravi tranne chi vuole convertirsi a sua volta, resta a meditare nel suo castello.
     
  • Comparirà più tardi, con un ultimo gesto di coraggio: durante la discesa dei Lanzichenecchi aprirà il suo castello al popolo, radunerà i bravi rimastigli e i giovani più volenterosi, e li guiderà vittoriosamente contro la soldataglia. Egli però ha fatto voto di non toccare più armi, e andrà avanti indifeso.

RITRATTO DELL'INNOMINATO DE I PROMESSI SPOSI: ANALISI DEL PERSONAGGIO

La figura dell’innominato, che è fondamentale per sciogliere l’azione dopo la separazione dei due fidanzati, serve, nell’economia del romanzo, a rendere ancora più ignobile quella di don Rodrigo.
Risponde, anche se con misura, al gusto romantico del titanismo, ottenendo una certa simpatia del lettore.

  • Il personaggio costruito dal Manzoni è sicuramente enigmatico e tra i più importanti del romanzo. C'è mistero attorno alla sua identità, e il nome lo conferma, ed è senza dubbio una delle figure più interessanti per rendere la storia più movimentata.
     
  • Dal punto di vista psicologico, l’Innominato appare un personaggio malvagio e influente, che si circonda di uomini di fiducia che lo aiutano a realizzare i suoi atti illeciti. Incarna la figura dell’eroe negativo, ma come sappiamo, alla fine della sua evoluzione si converte: il rapimento di Lucia, su richiesta di don Rodrigo, è l’ultimo atto malvagio che lui compie prima di decidere di cambiare vita.
     
  • Per capire la conversione in atto è fondamentale leggere “la notte dell’Innominato”, in cui l'uomo è tormentato a tal punto che ripensa alla sua vita fino a pensare all’esistenza di Dio e al perdono divino.
     
  • l'Innominato è uno strumento importantissimo per il Manzoni che attraverso il suo personaggio chiarisce come la differenza tra bene e male non è così netta e che anche un uomo malvagio può trasformarsi attraverso la fede e il pentimento.

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