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Saggio breve sulla famiglia

SAGGIO BREVE SULLA FAMIGLIA

Devi svolgere un saggio breve sulla famiglia? Le trasformazioni della famiglia nel corso del tempo e la differenza tra ieri e oggi sono oggetto di discussioni in classe, in particolare dopo il dibattto sociale avvenuto attorno ai diritti delle unioni civili.
E il tema sull'argomento, si sa, spunta sempre: per questo motivo abbiamo deciso di fornirvi un saggio breve sulla famiglia svolto, così da avere qualche idea in più per sviluppare il vostro.

Leggi la nostra guida dettagliata su Come scrivere un saggio breve

Saggio Breve sulla Famiglia

SAGGIO BREVE SULLE TRASFORMAZIONI DELLA FAMIGLIA ITALIANA: TRACCIA

Fonte 1) Articoli della Costituzione Italiana, Art. 29

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare. Art. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità. Art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Fonte 2) Da “Il Familiarista.it” I conviventi oggi

Chi non può (perché aspetta il divorzio) o non vuole sposarsi ma solo convivere, in Italia, non ha alcuna forma di tutela: non può assistere il partner in ospedale o andarlo a trovare liberamente in carcere, non può prendere decisioni sulla sua salute, può essere cacciato di casa, da parenti rapaci, in caso di  morte dell’altro. Per la legge, i conviventi sono invisibili.
Certo, esistono degli escamotage, anche se usati pochissimo: redigere testamento (bastano un foglio di carta e una penna), regolamentare la convivenza e gli effetti della sua cessazione, nominare preventivamente l’altro come amministratore di sostegno (con atto notarile). Ma per la maggior parte degli aspetti della vita quotidiana mediati dallo Stato, non c’è scampo né speranza: i conviventi non esistono.
La proposta Cirinnà. La legge in discussione al Senato si propone di eliminare proprio queste situazioni; il legislatore, però rischia, ove le norme fossero approvate, di farsi sfuggire la mano. Il disegno di legge infatti prevede che due persone, con un legame di coppia, che vivono insieme sotto lo stesso tetto, automaticamente e indipendentemente dalla loro volontà (art.11), abbiano gli stessi diritti dei coniugi per quanto riguarda le visite in carcere, in ospedale e l’accesso alle informazioni sanitarie (art. 12); in caso di morte del partner potranno rimanere a vivere nella casa familiare per un periodo da 2 a 5 anni (se la convivenza aveva superato i 24 mesi, art. 13) e avranno diritto al risarcimento del danno (art.18). In caso di rottura della coppia, il partner economicamente più debole avrà diritto all’assegno di mantenimento (come se fosse stato sposato) calcolato in proporzione alla convivenza; e ciò anche se la fine della storia è dovuta al tradimento proprio di chi reclama l’assegno.
Diritti "imposti"? L’acquisizione di diritti e doveri in capo ai conviventi sarebbe automatica, prescindendo dalla volontà dei conviventi: una scelta troppo radicale che, seppur mossa dal lodevole intento di eliminare alcune odiose forme di discriminazione, rischia di comprimere la libertà di chi, autonomamente, non vuole impegnarsi, per ragioni che lo Stato deve rispettare. Chi vorrà assumersi obbligo verso l’altro, avrà, dopo l’approvazione della legge, tutte le possibilità: matrimonio (non necessariamente religioso) per gli etero non sposati; unione civile per gay e lesbiche, contratto di convivenza per gli etero non divorziati oppure per le coppie same-sex.
Chi non vorrà impegnarsi, invece, non avrà via d’uscita, giacchè la legge impone, anche a chi magari non lo vuole, diritti e doveri.(*avvocato specializzato in diritto di famiglia)

Fonte 3) “DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN OCCASIONE DELL'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA” 22/01/2016

Cari fratelli, vi do il mio cordiale benvenuto, e ringrazio il Decano per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro. Il ministero del Tribunale Apostolico della Rota Romana è da sempre ausilio al Successore di Pietro, affinché la Chiesa, inscindibilmente connessa con la famiglia, continui a proclamare il disegno di Dio Creatore e Redentore sulla sacralità e bellezza dell’istituto familiare. Una missione sempre attuale, ma che acquista particolare rilevanza nel nostro tempo. Accanto alla definizione della Rota Romana quale Tribunale della famiglia, vorrei porre in risalto l’altra prerogativa, che cioè essa è il Tribunale della verità del vincolo sacro. E questi due aspetti sono complementari.
La Chiesa, infatti, può mostrare l’indefettibile amore misericordioso di Dio verso le famiglie, in particolare quelle ferite dal peccato e dalle prove della vita, e insieme proclamare l’irrinunciabile verità del matrimonio secondo il disegno di Dio. Questo servizio è affidato primariamente al Papa e ai Vescovi. Nel percorso sinodale sul tema della famiglia, che il Signore ci ha concesso di realizzare nei due anni scorsi, abbiamo potuto compiere, in spirito e stile di effettiva collegialità, un approfondito discernimento sapienziale, grazie al quale la Chiesa ha – tra l’altro – indicato al mondo che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione. Con questo stesso atteggiamento spirituale e pastorale, la vostra attività, sia nel giudicare sia nel contribuire alla formazione permanente, assiste e promuove l’opus veritatis.
Quando la Chiesa, tramite il vostro servizio, si propone di dichiarare la verità sul matrimonio nel caso concreto, per il bene dei fedeli, al tempo stesso tiene sempre presente che quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano ad essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa. La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità. Come affermò il beato Paolo VI, la Chiesa ha sempre rivolto «uno sguardo particolare, pieno di sollecitudine e di amore, alla famiglia ed ai suoi problemi. Per mezzo del matrimonio e della famiglia Iddio ha sapientemente unite due tra le maggiori realtà umane: la missione di trasmettere la vita e l’amore vicendevole e legittimo dell’uomo e della donna, per il quale essi sono chiamati a completarsi vicendevolmente in una donazione reciproca non soltanto fisica, ma soprattutto spirituale.
O per meglio dire: Dio ha voluto rendere partecipi gli sposi del suo amore: dell’amore personale che Egli ha per ciascuno di essi e per il quale li chiama ad aiutarsi e a donarsi vicendevolmente per raggiungere la pienezza della loro vita personale; e dell’amore che Egli porta all’umanità e a tutti i suoi figli, e per il quale desidera moltiplicare i figli degli uomini per renderli partecipi della sua vita e della sua felicità eterna». La famiglia e la Chiesa, su piani diversi, concorrono ad accompagnare l’essere umano verso il fine della sua esistenza. E lo fanno certamente con gli insegnamenti che trasmettono, ma anche con la loro stessa natura di comunità di amore e di vita. Infatti, se la famiglia si può ben dire “chiesa domestica”, alla Chiesa si applica giustamente il titolo di famiglia di Dio. Pertanto «lo “spirito famigliare” è una carta costituzionale per la Chiesa: così il cristianesimo deve apparire, e così deve essere. È scritto a chiare lettere: “Voi che un tempo eravate lontani – dice san Paolo – […] non siete più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19). La Chiesa è e deve essere la famiglia di Dio».

SAGGIO BREVE SUL CAMBIAMENTO DELLA FAMIGLIA NEL TEMPO: INTRODUZIONE

La famiglia è quel gruppo di due o più persone che son legate tra di loro da vincoli di parentela, convivenza e/o affinità: originariamente intesa come società il cui scopo sono la cooperazione economica e la riproduzione la famiglia oggi assume caratteristiche molto diverse, soggette di frequente a dibattiti tra parti contrapposte e a decisioni a livello legislativo e giuridico.

SAGGIO BREVE SULLA FAMIGLIA: SVOLGIMENTO

I tempi in cui viviamo hanno visto cambiare progressivamente l’idea e la conformazione della famiglia: se fino a non molti anni fa l’idea del divorzio poteva sembrare un’eresia oggigiorno non solo chi si opponeva alla possibilità di divorziare si trova a dover discutere di come aiutare quei cattolici che lo fanno mantenendo comunque saldo l’ideale di un matrimonio benedetto da Dio e indissolubile, ma il fatto che la famiglia sia composta da un uomo e da una donna non è affatto così scontato.
In tutto il mondo infatti hanno visto la luce (e in molti casi hanno ottenuto un riconoscimento a livello sociale e giuridico) nuovi tipi di famiglia: andiamo dalla coppia eterosessuale con figli che però non si è mai sposata né in chiesa né in comune, alla coppia omosessuale che vorrebbe sposarsi ma che, almeno nel nostro paese, non può farlo, ai single che crescono i loro bambini o quelli di altri, ai genitori omosessuali di bambini adottati. Queste sono tutte realtà esistenti che in molti paesi e ora anche nel nostro hanno richiesto un adeguamento delle leggi a tutela dei cittadini, leggi che qui e là incontrano le resistenze di chi non desidera ampliare la tradizionale definizione di famiglia.
Papa Francesco ricorda, nella lettera qui fornita, che il matrimonio davanti a Dio non può essere in alcun modo equiparato ad altri tipi di unione ma sottolinea anche l’importanza di sostenere chi non rispetta questi precetti perché se la famiglia ha il fine primario di trasmettere la vita e l’amore perché simbolo dell’amore di Dio per gli uomini così la Chiesa ha il compito di amare anche chi commette un errore (quale in questo caso sarebbe quello di non contrarre matrimonio o praticare l’omosessualità). La famiglia è senz’altro un luogo di trasmissione privilegiato: la Costituzione a questo proposito dice che è dovere e diritto dei genitori mantenere e istruire (quindi trasmettere valori e conoscenze) i figli, anche i figli nati fuori dal matrimonio, ed è importante ricordare che quando un certo tipo di famiglia esiste non c’è ragione di discriminare chi ne fa parte togliendogli quelle garanzie e quei diritti che spettano a chi invece ha rispettato la forma più tradizionale: il DDL Cirinnà cerca quindi di intervenire proprio in questo senso, dando a chi decide di contrarre un’unione civile, di qualsiasi orientamento sessuale sia, il diritto di assistere l’amato in ospedale, di ereditare la casa in cui la famiglia ha vissuto, di dover corrispondere gli alimenti in caso di separazione e di dover provvedere ai figli che, a prescindere dalla persona da cui sono stati adottati sono comunque figli di entrambi quando l’unione si è dimostrata stabilmente genitoriale.
Se la definizione di famiglia è legata al rapporto di parentela, all’affettività e alla convivenza e se oggi queste tre caratteristiche si sono declinate in modi diversi dal passato non può esistere un vuoto legislativo che discrimini i cittadini, fatta salva la possibilità per tutti di dibatterne e ragionare a proposito.

SAGGIO BREVE SVOLTO SULLA FAMIGLIA: CONCLUSIONI

In conclusione è necessario ricordare che la famiglia è il primo nucleo di un sistema più ampio che include lo Stato e le leggi che lo governano e all’interno del quale i cittadini hanno uguali diritti e doveri e riprendendo il messaggio del Papa, che tanto acutamente mette l’accento sulla necessità di trasmettere valori stabili, legati alla dignità dell’essere umano, in questo mondo così precario appare evidente come al giorno d’oggi adeguare l’ordinamento alla nuova realtà sia un adempiere al mandato lasciatoci dalla nostra Costituzione, nel rispetto di tutti.

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