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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Scuola italiana fanalino di coda?

A tutti piace parlare male della scuola. Si potrebbe quasi parlare di un gusto perverso di lamentarsi delle sue carenze e difficoltà.
Se a pronunciarsi sull’argomento è un adulto o un anziano, state pur certi che non smetterà di affermare – con un sorrisetto sulle labbra e un senso di mal simulata soddisfazione - che gli standard qualitativi dell’insegnamento si sono oggi drammaticamente abbassati, e che invece, ai suoi tempi, “tutto era più faticoso e difficile”. Se a intervenire allo scottante discorso è un ragazzo, punterà sicuramente il dito contro gli insegnanti incapaci e poco entusiasti, colpevoli di determinare, attraverso inadeguate spiegazioni, il suo scarso livello di preparazione. Se è invece un docente a dire la sua, accuserà della crisi del sistema scolastico le restrizioni governative, la mancanza di fondi, la trasformazione della società in una comunità sempre più attratta dallo spettacolo, dalla fama, dal denaro facile.
Tutte queste conversazioni, tuttavia, sono infarcite di vecchi luoghi comuni e di frasi fatte. A ben vedere, numerosi e diffusi sono i miti da sfatare che ruotano intorno all’ “argomento scuola”, e che impediscono di comprendere la natura, le potenzialità e la situazione attuale di un settore così importante per lo sviluppo di qualsiasi Paese.
Qual è il primo mito da demolire? Quello per cui sì, certo, la scuola italiana avrà pure i suoi problemi, ma tutto sommato si pone al livello degli altri Paesi, se non addirittura ad un grado migliore.
Il Programme for International Student Assessment dell’Ocse la pensa diversamente. Il Programme ha elaborato una serie di studi ed indagini per verificare la preparazione proposta nei diversi sistemi scolastici nazionali e ha confrontato i risultati di test somministrati agli studenti di tutta Europa. Sono state verificate le conoscenze degli studenti relativamente alle principali aree di studio dei licei e degli istituti superiori: scienze, letteratura e lingua, matematica. I rapporti, basati su esami svolti da 4.500/10mila quindicenni per nazione, inseriscono gli italiani nelle posizioni più basse della classifica europea, segnalando come i loro risultati siano estremamente bassi ed inferiori a quelli degli altri Stati dell’Europa Occidentale (con l’ eccezione, ma solo in alcuni casi, della Grecia e del Portogallo).
Italia fanalino di coda, dunque, superata per rendimento scolastico anche da Stati meno economicamente sviluppati del nostro, come la Spagna e parte dell’Europa orientale.
Un’ altra chiacchiera da bar, usata come giustificazione della cattiva situazione in cui versa la nostra scuola, è inoltre quella che punta il dito contro la mancanza dei finanziamenti da parte del governo. Una scarsa considerazione del settore da parte della governance sarebbe la causa di un’impossibilità concreta di creare strutture adeguate, piani scolastici di qualità, docenze di livello.
I dati dei bilanci economici dei vari Stati comunicano una situazione diversa. È infatti vero che la spesa pubblica per il settore scolastico è andata riducendosi in maniera evidente negli ultimi anni, ma questo è avvenuto non solo in Italia, ma anche negli Paesi Europei. La maggior parte di essi, tra l’altro, registra una spesa per studente molto inferiore alla nostra: la Germania, per esempio, spende il 50% in meno di quanto avviene da noi.
E che dire di tutti coloro che affermano che in Italia ci sono troppi insegnanti? L’avrete sentito anche voi. È una delle affermazioni più diffuse. Ma anch’essa è smentita dai fatti: secondo dati Ocse 2002, il numero di studenti per insegnante in Italia è ai minimi mondiali, e questo spiega perché in Italia la spesa per studente è così alta.

di Bruna Martini

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