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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Stanno per tornare le autogestioni

“A novembre ci sarà l’autogestione”, mormorano i professori già da settembre, come vecchi lupi di mare che fiutano la bufera in arrivo .
Nei loro animi è diffuso un angoscioso senso di impotenza: non solo non si sa “come” impedire l’autogestione, ma neppure si è sicuri di avere l’autorità per farlo.
 Il problema maggiore è infatti proprio questo: nessun professore gradisce l’autogestione, ma pochi sono disposti ad opporsi  ad essa.
 A fine ottobre cominciano a circolare voci “sulle intenzioni degli studenti”.
 Vengono identificati quelli più impegnati nell’organizzazione, e tutti sanno, come nella Russia di Nicola II, che la rivoluzione si sta preparando.
 I colleghi ritenuti più in confidenza con quegli studenti sono ansiosamente interrogati: che ti hanno detto? Cosa pensano di fare?
 Alcuni degli insegnanti loro continuano a fare lezione, perché parte della classe (talvolta pochissimi allievi) “non aderisce”; qualcuno è interpellato dagli alunni “che aderiscono” perché li aiuti a “organizzare dei corsi”; altri si ritrovano del tutto disoccupati, e vagano per l’istituto cercando qualcosa da fare.
 In ogni caso, il docente è spiazzato; sente di subire una forzatura rispetto al suo lavoro di sempre, l’interruzione del “normale andamento didattico” lo turba, e in generale lo spettacolo stesso dell’autogestione è disorientante.

L’autogestione è il voler irrompere nel contesto della “grande narrazione” scolastica, in realtà la vita scolastica si organizza e si svolge all’interno di un “grande racconto”.

L’avvento dell’autogestione comporta dunque lo scontro tra due personaggi , durante il quale quello normalmente predominante è annientato in parte,mentre l’altro consegue un provvisorio trionfo.

 La fine dell’autogestione apparentemente coincide con il ritorno all’ordine.
I ruoli sono nuovamente definiti, i tempi e gli spazi ripristinati, le scadenze confermate: ma tutto ciò non ha il sapore di una rivoluzione fallita.
 I protagonisti della “rivolta” sono i primi a non voler discutere di ciò che è successo, riadattandosi sorprendentemente ai ritmi precedenti: come se nulla fosse avvenuto, riprendono da dove avevano lasciato, compiti, interrogazioni, voti.

L\'autogestione deve avere un obiettivo: un progetto, una piattaforma (anche sui problemi interni dell\'istituto), insomma qualcosa di concreto che vi porti tutti a vivere l\'autogestione stessa come un percorso.

Alcuni ragazzi di una scuola superiore di Milano che ho avuto occasione di intervistare non vedono l’ora di questa venuta,della santa autogestione,che comincia a Sant’Ambrogio ,però poi forse è meglio trascinarla fino  a poco prima di natale così poi se non intervengono forze superiori il gioco è fatto: sono in vacanza dal 7 dicembre!!!

In realtà la maggior parte non sanno nemmeno per cosa ci si ribella,perchè di ribellione mi parlano tutti...la carta igenica che manca nei bagni ormai è diventato il vero chiodo da schiacciare così come la Moratti...la nuova riforma e gli studenti danno voce alle loro  rivendicazioni , che a seconda delle scuole e dei loro problemi, possono essere gli orari delle lezioni, l\'intervallo, la questione dell\'uscita anticipata da scuola, ecc.

Ma cè chi crede ancora che  l\'unica cosa sicura è che dopo l\'autogestione gli studenti sono più informati sulle problematiche relative alla scuola, sulla riforma Moratti, e inoltre si sentono più responsabili ed autonomi, pronti ad affrontare il resto dell\'anno con nuove competenze e conoscenze....siete d’accordo??
Cosa ne pensate delle autogestioni??come sarà organizzata nella vostra scuola??
Rispondete  con la frase più  ironica,simpatica e perchè no critica!
Partecipate e scrivetemi numerosi perchè siete la tribù dei giovani tra i 14 e i 19 anni..la più numerosa!!
(di Alice Di Pierro)

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