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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Tutti i colori della scuola

Gli studenti stranieri che frequentano la scuola italiana sono in rapido e costante aumento. È quanto emerge dal Rapporto sugli alunni di cittadinanza non italiana, disponibile e scaricabile dal sito del Ministero della Pubblica Istruzione (www.pubblica.istruzione.it), che testimonia come il numero di giovani immigrati tra i banchi di scuola ammonti oggi a ben 500.000 allievi.
Una quantità davvero elevata che rappresenta poco più del 5% della popolazione scolastica complessiva.
L’Italia, in realtà, è contraddistinta da un melting-pot scolastico decisamente inferiore ad altri Paesi Europei: in Belgio, Inghilterra o Francia è usuale trovarsi in una classe popolata da stranieri, in cui ciascun scolaro ha un colore diverso della pelle, o indossa il velo. Tale mescolanza di razze e culture è invece ancora ristretta nel nostro Paese, ma andrà incontro ad una sicura intensificazione nel corso degli anni. Campanello d’allarme è, come sempre, Milano, che da meta privilegiata dell’immigrazione meridionale si è mutata, negli ultimi decenni, in destinazione degli immigrati di mezza Europa. È proprio al capoluogo lombardo che spetta il boom delle iscrizioni straniere nell’anno scolastico 2006-2007: il 12,7% degli studenti milanesi ha infatti origini straniere.
Quali sono, però, le conseguenze di un’immigrazione tanto consistente ed improvvisa nelle aule scolastiche?
Il problema principale è legato alla mancanza di preparazione da parte dei docenti, che si trovano di fronte a ragazzi incapaci di comprendere e parlare correttamente l’italiano. Come conciliare le esigenze degli insegnanti di portare avanti il programma didattico ministeriale, senza incorrere in ritardi, e le particolari necessità dei giovani stranieri, che alla difficoltà linguistica aggiungono lo shock di essere catapultati in una nuova realtà culturale, spesso radicalmente diversa da quella a cui sono abituati?
La soluzione è offerta dai facilitatori e mediatori linguistici. Insegnanti laureati e conoscitori di più lingue, questi soggetti si dedicano singolarmente all’alunno immigrato, potenziano le sue conoscenze grammaticali e ne colmano le lacune, trasmettendo nel contempo indicazioni circa il contesto culturale in cui il bambino o ragazzo dovrà trovarsi a vivere. L’insegnamento dei facilitatori non vuole isolare l’immigrato, ma cercare di integrarlo sempre più nella classe e nella compagnia degli amici, rendendolo capace di posizionarsi al livello degli altri e di essere autonomo. I facilitatori e mediatori linguistici in Italia, però, sono ancora troppo pochi, e non riescono a arginare l’ondata di problemi che la disorganizzazione, l’impreparazione e la mancanza di fondi per il settore scolastico ha prodotto e produce.
Ma qual è la reazione della popolazione all’ondata di stranieri? I Paesi Europei più ricchi e sviluppati vedono di buon occhio l’entrata degli immigrati, o guardano alla loro entrata nelle scuole e nel tessuto sociale con ansia e preoccupazione?
Le considerazioni rinvenute non sono affatto incoraggianti. I sondaggi dell’Unione Europea, commissionati all’ “Osservatorio su razzismo e la xenofobia in Europa”, mostrano che gli europei non razzisti rappresentano solo il 34% della popolazione contro al 66% di razzisti, e il 41 % di questi ultimi dichiara che nel proprio Paese ci sono troppi stranieri. 

di Bruna Martini

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