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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Film più brutti 2015: quelli da non vedere

FILM PIU’ BRUTTI 2015: QUELLI DA NON VEDERE. Ci sono occasioni in cui si rimpiange amaramente di aver speso l'ingente prezzo di un biglietto del cinema, il proprio tempo e persino le energie mentali necessarie per seguire la trama. Sono le volte in cui si incappa nei film brutti. Poi, però, ci sono volte peggiori. Momenti della propria vita in cui come in Inside Out si vorrebbe avere accesso alle sfere della memoria per schiantarne al suolo quella contenente il ricordo del film visto: sì, ci sono opere talmente brutte che riportarle alla mente equivale a un piccolo trauma emotivo.


 

FILM DA (NON VEDERE): LA LISTA DEI FILM PIU’ BRUTTI DEL 2015. Per evitare che possiate avere brutte sorprese durante il noleggio, il recupero in sala o la visione in streaming di qualche pellicola della scorsa stagione cinematografica abbiamo pensato bene di stilare una lista dei film peggiori del 2015. Non ringraziateci, è solo semplice solidarietà tra spettatori.

  • Come ti rovino le vacanze: ci può essere qualcosa di peggio per una commedia che essere completamente privo di gag, battute, caratterizzazione ironiche, macchiette, giochi di parole, smorfie o quant'altro possa indurre se non alla risata perlomeno al sorriso? No, e questo film ne è la sciagurata prova.
  • Fantastic Four: la storia di come il cinecomic firmato da Josh Trank sia naufragato è già diventata leggenda. Smembrato al montaggio, rigirato e rattoppato alla buona, il film è il perfetto documentario di un disastro annunciato e forse andrebbe visto solo per capire quanto possa finire male il rapporto tra un regista, gli attori che lo odiano e produttori sempre più nervosi.
  • Mortdecai: in questo film Johnny Depp raggiunge il grado massimo sopportabile delle sue faccette buffe, oramai tratto distintivo della sua recitazione. Se solo intorno avesse un film all'altezza e non una commedia su mercante d'arte britannico che si limita a fare battute su quanto siano rozzi gli americani.
  • Le leggi del desiderio: quanto può essere credibile Silvio Muccino nei panni di un life coach che dovrebbe insegnare ai suoi allievi come acquistare fiducia in se stessi? Ben poco, così come è poco credibile questo film scritto e diretto dallo stesso attore, che ben presto dimentica la premessa per imbarcarsi in una serie di scenette patetiche e in una storia d'amore priva di passione. 
  • The Green Inferno: il cannibal movie di Eli Roth arriva in ritardo di ben due anni rispetto alla data di produzione e con ben 35 - 40 anni rispetto all'epoca in cui in Italia pellicole del genere venivano prodotte a raffica, saturando velocemente il mercato. Non sarà certo questo remake in salsa hipster a rivitalizzare un genere defunto.
  • By the Sea: Brad Pitt e Angelina Jolie sono sicuramente una delle coppie più belle di Hollywood ma questa non è una ragione sufficiente per sottoporsi a questo strazio. La Jolie tenta di convincerci di essere una regista con uno sguardo personale, ma il film non fa altro che scimmiottare male maestri francesi irraggiungibili.
  • 50 Sfumature di grigio: sarebbe potuto essere il guilty pleasure dell'anno, il ritorno dell'erotismo al cinema senza troppi sensi di colpa. E invece il primo film tratto dal bestseller è talmente annacquato da scadere nel ridicolo quando vuole convincerci della perversione del milionario Christian Grey.
  • Terminator Genisys: è vero, Arnold Schwarzenegger ormai è un po' avanti con l'età, ma ciò non giustifica lo scempio compiuto ai danni della saga che lo ha lanciato. L'idea alla base del film – i cambiamenti alla linea temporale conosciuta – sarebbe stata anche interessante, se non fosse che la sceneggiatura non sa proprio dove andare a parare.
  • La scelta: cosa succede ad affidare a Michele Placido, Raoul Bova e Ambra Angiolini il libero adattamento di una commedia di Pirandello su un testo ai tempi scandaloso e che ancora oggi potrebbe far discutere? Questo film in cui ogni attore recita da solo e la regia va da tutt'altra parte è la risposta a una domanda che non sarebbe mai dovuta esistere.
  • Game Therapy: a volte i produttori pensano che sia tutto concesso se si rivolgono a un pubblico di adolescenti e giovanissimi. Però non basta mettere insieme un gruppo di star del web e scopiazzare qualche videogame famoso se tutto il resto – regia, recitazione, sceneggiatura, scenografia – è paragonabile senza problemi a qualche clip amatoriale vista su YouTube.

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