Spettacolo

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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Voglio fare la velina

Una volta dicevano di voler diventare dottoresse, poliziotte o insegnanti. Il loro sogno era trasformarsi in donne in carriera, autonome ed ambiziose, o magari impegnarsi nell’ardua missione di essere mamme.
Oggi, invece, la professione più ambita è diventata un’altra: quella della showgirl.
Sono sempre più numerose le ragazzine che, ancora in giovanissima età, si iscrivono a corsi o partecipano ad audizioni per accedere al mezzo televisivo, con il desiderio di partecipare a qualche trasmissione di successo in qualità di velina. Il loro sogno non è di lavorare come sceneggiatrici, autrici, o tutti quei ruoli specifici che possono essere raggiunti solo al costo di una notevole preparazione. Nient’affatto. Ciò che cercano è la scorciatoia, il successo semplice e rapido, il ponte immediato con la notorietà e la stabilità economica: appunto, lo status di velina.
La velina, la letterina, la microfonina ecc. non è una vera professionista del mondo dello spettacolo. È sicuramente una ragazza attraente e giovane, sa canticchiare qualcosa e magari muovere due passi di danza, ma non raggiunge un alto livello di qualità ed esperienza in nessuna di queste manifestazioni artistiche. Si limita ad accompagnare il conduttore – uomo nella maggior parte dei casi – e  pronunciare sporadiche parole.
Il bello è che spesso le aspiranti veline studiano all’università, o lavorano in campi anche totalmente diversi da quello dello spettacolo. “Repubblica” ha intervistato nel 2002 le partecipanti ai provini per diventare le Veline di Striscia. Cosa è emerso? Che “a decine frequentano la facoltà di Giurisprudenza[…], si laureano in lettere, scrivono poesie, ma vogliono entrare in quella bellissima scatola che è la televisione. Nel frattempo, hanno imparato inglese e tedesco e vorrebbero conoscere tutte le lingue del mondo, ma ci rinuncerebbero per tacere al fianco di Enzo Iacchetti. Nel frattempo lavorano nella pasticceria di papà, ma non ne possono più di fare cassa-bancone-cassa e sognano di percorrere tutta la scrivania di Bonolis e Laurenti. Dalle presentazioni emergono due gruppi: le aspiranti veline per vocazione e quelle per caso. Le prime raccontano […] di giovani vite all’inseguimento dei riflettori. Poi ci sono le aspiranti veline per caso, quelle la cui presenza rappresenta uno scarto, una decisione improvvisa, è il primo e ultimo provino, come se procedendo sulla strada segnata fossero state abbagliate dall'indicazione di un'uscita impensata e piena di promesse. Hanno una laurea nel cassetto, un lavoro sicuro, fanno l'assistente di un notaio o quella di volo, stanno dietro una cattedra o una scrivania della pubblica amministrazione”.
Ma considerano quella della showgirl la loro vera opportunità, che le farà approdare ad una vita di fama e ricchezza e le permetterà di essere, finalmente, felici.
La mania italiana del “voglio fare la velina” è infiammata dappertutto. Tanto da finanziare con fondi Ue un corso per aspiranti vallette. È quello che è successo in Campania dove è  nata la prima scuola per “operatrici dello spettacolo”, una serie di lezioni in cui s’insegnano esclusivamente canto, ballo, trucco e dizione. Lo scopo? Preparare le alunne all’inebriante mondo della televisione e dello spettacolo.
Ma cosa spinge le adolescenti di oggi a desiderare di lavorare come veline?
Forse la comodità a cui la nostra società ci ha abituato è tale che i ragazzi non la vogliono abbandonare, e piuttosto di spezzarsi le ossa e i nervi in qualche professione complicata, preferiscono andare in televisione a non fare niente. O forse l’influenza dei media nella vita quotidiana, la predominanza dell’apparire sull’essere, la necessità di essere tutti giovani, attraenti e famosi spinge anche le giovani leve ad adeguarsi a questa legge dell’esistenza, e a mettersi in fila davanti ai cancelli delle stazioni televisive.
Voi che ne pensate? Il dibattito è aperto.

di Bruna Martini

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