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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Kakà-Real, tutti i retroscena

Ricardo KakàSei anni, come quelli trascorsi in maglia rossonera, anni di successi, una Champions League, uno Scudetto, un Mondiale per Club, due Supercoppe Europee e una Supercoppa Italiana. 270 partite impreziosite da 95 gol e un Pallone d’Oro, conquistato nel 2007, che lo ha proiettato nell’Olimpo dei migliori di sempre. Sei anni, come la durata del contratto firmato con il Real Madrid, che ha portato a termine un corteggiamento cominciato sotto l’egida di Ramon Calderon. A realizzare “il sogno dei madridisti”, parafrasando uno degli editoriali comparsi su As (noto quotidiano sportivo della capitale iberica) è stato però il neo-presidente Florentino Perez, che per il suo ritorno sulla poltrona più prestigiosa dello sport spagnolo voleva regalarsi un colpo da favola. L’“uomo dei sogni” ha strappato a un Milan ormai incapace di fronteggiare economicamente le strapotenze del calcio mondiale il suo gioiello più prezioso, colui che doveva essere il simbolo del Diavolo post-maldiniano: Ricardo Izecson dos Santos Leite, universalmente conosciuto e apprezzato semplicemente come Kakà.

La Serie A perde uno dei più talentuosi campioni che abbiano mai calcato i terreni nostrani ma anche uno dei volti puliti del nostro calcio, esempio e idolo “sano” di milioni di bambini. Un addio ormai scritto, sfiorato già a gennaio quando a cercare di portar via il fantasista ai rossoneri erano stati i petrodollari del Manchester City, destinazione poco prestigiosa alla quale il giocatore riuscì ad opporsi spinto anche dalla grandissima manifestazione d’amore che i tifosi milanisti gli riservarono sotto la sua dimora. Oggi però la sirena tentatrice porta una veste bianca, un abito elegante, blasonato, leggendario, a cui è difficile se non impossibile resistere. Kakà lascia il Milan senza polemiche, senza sassolini da togliere dalle scarpe: il rapporto con la società, con i tifosi, è sempre stato nitido, l’amore non si è mai spento ma il divorzio era probabilmente inevitabile. Il brasiliano non voleva andar via, aveva giurato fedeltà ai colori rossoneri ma si è dovuto attenere alle esigenze della società, costretta da un bilancio che annaspava da anni a sacrificare il figliol prodigo: non è Kakà ad andar via per i soldi, al Madrid guadagnerà 9,5 milioni di euro all’anno, quasi la metà di quello che gli offriva il Manchester City cinque mesi fa. Ricky va via per il bene del Milan, una squadra che, a dispetto di quanto l’organigramma potrebbe far pensare, non era in grado di ricostruire un futuro competitivo senza la cessione di uno dei pezzi pregiati.
Uno dei fotomontaggi della stampa spagnolaIl brasiliano rischia però di essere in buona compagnia: la crisi finanziaria e le diversità fiscali potrebbero impoverire ulteriormente il nostro campionato a favore della Liga e della Premier, pronte a saccheggiare le nostre ormai ex big, non solo il Milan. Da Ibrahimovic a Pato, da Maicon a Pirlo, le sirene straniere rischiano di lasciare in Italia solo le briciole. Se poi si considera che c’è una società in Europa pronta a sborsare oltre 250 milioni di euro per la campagna acquisti si capisce che stiamo andando incontro a un fenomeno assolutamente insostenibile per i nostri club. Il Real Madrid di Perez rischia di spaccare in due il mercato e i 65 milioni di euro sborsati per strappare Kakà al Milan potrebbero rappresentare l’aperitivo di una cena prelibatamente eccessiva. I nuovi Galactios stanno sorgendo sulle ceneri di una squadra alla deriva e incapace, in questa stagione, di fronteggiare la strapotenza Barcellona e la rivalità tra merengues e azulgrana, la voglia di rivincita e di riscatto, è la molla principaleche ha fatto scattare questo progetto che potrebbe far arrossire anche il più facoltoso dei sultani. Kakà, Cristiano Ronaldo, Ribery ma anche Villa, Silva e Xabi Alonso un elenco che potrebbe facilmente sembrare la classifica del Pallone d’Oro ma che rappresenta invece l’argenteria che il padrone di casa del Bernabeu vuole offrire al popolo che lo ha eletto presidente pochi giorni fa.
Simone Gambino

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