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  • Scritto da: Redazione StudentVille.it

Speciale Champions - Mourinho-Van Gaal, la sfida

 

Profeti in patria ma soprattutto all’estero, interpreti di due mentalità calcistiche profondamente diverse ma al tempo stesso tremendamente simili. Josè Mourinho e Louis Van Gaal si sfideranno sabato nella finalissima di Madrid in una partita a scacchi degna dei migliori duelli tra Kasparov e Karpov. Sicuri di sé e delle proprie qualità da allenatori, considerati dei sergenti di ferro dai propri giocatori, dotati di lingua tagliente e grandi ‘giocate mediatiche’, accomunati da un appellativo pesante: vincente.

Ma solo uno dei due stasera avrà l’occasione di affiancare Ottmar Hitzfeld ed Ernst Happel nella cerchia di coloro che sono riusciti a conquistare la Champions League alla guida di due club diversi, solo uno dei due, dopo essersi già aggiudicati campionato e coppa nazionale, potrà centrare lo storico triplete…
L'ACCADEMIA CATALANA
Più  di Bobby Robson, che lo volle fortemente al Barcellona come suo vice dopo averlo avuto al suo fianco allo Sporting Lisbona (nelle vesti di interprete) e al Porto (come secondo), Mou ha sempre indicato proprio in Van Gaal il suo maestro di calcio, il suo mentore. “E' lui che mi ha insegnato come si guida una squadra sul campo”, ha dichiarato nelle ultime ore il Vate di Setubal riferendosi all’olandese. Insieme hanno conquistato due volte la Liga, una Coppa di Spagna e una Supercoppa Europea ma soprattutto l’attuale tecnico del Bayern permise a Mou di alzare al cielo il suo primo trofeo da allenatore, lasciando a lui la guida del Barcellona nella finale di Coppa di Catalunya del 2000 contro il Matarò.
DUE MENTALITA' A CONFRONTO
Inter e Bayern Monaco, plasmate a immagine e somiglianza dei due tecnici, hanno molti punti in comune: giocatori prestanti, dominanti dal punto di vista fisico e atletico, predilezione per il gioco sulle fasce e per gli inserimenti dei centrocampisti. Eppure le due squadre, soprattutto in Europa, hanno espresso due concezioni calcistiche quasi agli antipodi. Difensivista, attendista, quasi catenacciara l’Inter vista al Camp Nou contro il Barcellona; spregiudicato, prettamente votato all’attacco il Bayern capace di raggiungere la finale di Madrid. “José vuole soltanto vincere, mentre io penso anche a divertire il pubblico”, Van Gaal ha fatto notare la sostanziale differenza tra lui e Mou in una delle sue ultime conferenze stampa. A Madrid però la posta in palio è troppo alta: conterà soltanto il risultato…
LA FORZA DEL COLLETTIVO
Negli anni si è spesso parlato del ‘modulo Van Gaal’, termine coniato per descrivere non una rigidità numerica nello schieramento adottato dall’olandese, bensì la filosofia di calcio di cui il tecnico di Amsterdam si è reso fautore. Flessibilità, disciplina, lavoro di squadra, questi sono i tre punti chiave della teoria vangaaliana: che sia il 4-3-3 utilizzato con l’Ajax, il 2-3-2-3 dei tempi del Barcellona o il 4-4-2 scelto per Az e Bayern poco importa. Il collettivo prima del singolo, è il mantra di Van Gaal che Mourinho ha appreso e fatto suo nell’apprendistato catalano. Può cambiare il modulo ma non l’interpretazione, in cui tutti sono chiamati a sacrificarsi per il bene della squadra. Vedere un campione consacrato come Eto’o macinare chilometri e sobbarcarsi ripieghi degni di un terzino pur di aiutare la squadra è il manifesto della capacità di Mou di trasmettere il suo credo ai giocatori, anche ai più affermati.
VAN GAAL E IL BABY AJAX
Van Gaal e Mourinho hanno nel loro palmares una Champions League a testa, vinta in entrambi i casi non con una superpotenza europea né con la migliore squadra allenata in carriera. Dettaglio che rende le due imprese ancor più significanti. Il santone olandese riportò la Coppa dei Campioni ad Amsterdam 22 anni dopo l’ultimo successo dei Lancieri. L’Ajax 94-95 targato Van Gaal arrivò alla finale di Vienna contro il Milan al termine di un percorso impressionante ma certo non con i favori dei pronostici: di fronte i rossoneri Campioni d’Europa in carica, guidati da Capello e trascinati dalle reti di Weah. Ma nell’atto conclusivo fu proprio una coraggiosa mossa di Van Gaal, quella di inserire un giovanissimo Kluivert (poi autore del gol-partita) al posto di Jari Litmanen, uno dei più grandi calciatori d’Europa di quegli anni, a decidere le sorti della gara.
MOURINHO E IL PORTO DEI MIRACOLI

Incredibile fu anche il cammino del Porto di Mourinho nella stagione 2003-2004. Dopo un girone altalenante, concluso alle spalle del Real Madrid, i Dragoes cominciarono la loro marcia trionfale verso Gelsenkirchen. Dopo aver fatto fuori Manchester United, Lione e l’altrettanto sorprendente Deportivo La Coruna, il Porto di Mourinho compì il capolavoro in finale, spazzando via con un perentorio 3-0 il Monaco di Deschamps, capace a sua volta in precedenza di estromettere dalla competizione Real Madrid e Chelsea. Un successo che consacrò in patria e in Europa Josè Mourinho, che prima di approdare al Chelsea salutò tutti con la celeberrima frase:  “Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bellissima sedia blu, una Champions in bacheca, Dio e dopo Dio il sottoscritto”. Ora Josè può entrare nella storia del calcio italiano, regalando all’Inter una vittoria che manca da 45 anni. Se dovesse trionfare a Madrid per i tifosi nerazzurri la sua immagine potrebbe davvero avvicinarsi alla santità…

Simone Gambino

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