CITAZIONI STORICHE: QUELLE CHE RICORDIANO NEL MODO SBAGLIATO. Non c'è modo più efficace ed eclatante di chiudere una conversazione (o ancora meglio, uno scontro verbale) con una bella citazione storica o letteraria appropriata. Da una parte c'è infatti il piacere per lo sfoggio di cultura, dall'altra la potenza di una frase che in qualche modo è stata certificata dalla storia: non a caso sono tantissime le frasi celebri tratte dalla Storia che pronunciamo quotidianamente. Certo, si rischia di non esprimere più il proprio pensiero, un po' come avviene su Facebook, dove alcune persone non fanno che riprendere citazioni altrui, ma basta non lasciarsi prendere troppo la mano e ragionare con la propria testa. Un errore che è invece compiuto da molti, peraltro in maniera inconsapevole, è invece quello dell'errata attribuzione o quello delle citazioni di personaggi storici in modo inesatto. Spesso e volentieri si tratta di sbagli che ci sono stati tramandati in questo modo e che poi sono diventati dei classici proprio sotto questa forma.

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citazioni storiche che ricordiamo nel modo sbagliato

FRASI CELEBRI DELLA STORIA: LE CITAZIONI STORICHE FAMOSE RICORDATE IN MODO SBAGLIATO. Vediamo dunque alcune delle citazioni storiche famose che ricordiamo nel modo sbagliato.

  • “La morte di un uomo è una tragedia, la morte di milioni di persone una statistica”: la terribile frase è attribuita a Iosif Stalin, leader dell'Unione Sovietica. Tuttavia sembra proprio che a riportare la citazione sia stato Winston Churchill in riferimento alla conferenza di Teheran del 1943, quando si discuteva dell'apertura di un secondo fronte in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale.
  • “Tu quoque, Brute, fili mi”: la famosa frase che Giulio Cesare avrebbe esclamato mentre veniva pugnalato dai congiurati potrebbe essere un falso storico. Svetonio, che ha raccontato la morte di Cesare, parla infatti di un solo gemito emesso, senza parole, ma poi ricorda che altri storici riportano una versione più semplice dell'accusa, ovvero “Anche tu, figlio!”, che sarebbe poi stata abbellita tramite la traduzione dallo storico greco Cassio Dione.
  • “Se non hanno pane che mangino brioche”: i fan della Rivoluzione Francese usano questa citazione per giustificare l'odio del popolo contro Maria Antonietta. In realtà Jean-Jacques Rousseau, che per primo la riportò, l'aveva attribuita a un'anonima principessa avvenuto nel 1741, ovvero circa 15 anni prima della nascita della Regina e quasi 40 prima della sua morte.
  • “Un piccolo passo per l'uomo, un grande salto per l'umanità”: qui il motivo del contendere è rappresentato da un semplice termine. Louis Armstrong infatti sostiene di aver detto “a man”, riferendosi a se stesso, mentre la registrazione audio della sua comunicazione dalla superficie lunare sembrano omettere l'articolo “a”, dando quindi un significato maggiormente universale alla frase. Difficile dire se l'astronauta ricordi male quanto avvenuto o se si tratti di un problema tecnico.
  • “Il fine giustifica i mezzi”: in questo caso l'opera di Niccolò Machiavelli, Il Principe, giustifica l'attribuzione erronea. Nel testo non si trova la frase esatta, e il pensiero del filosofo è certamente più sfumato e complesso, ma non si può dire che il trattato di strategia politica dello scrittore smentisca del tutto questa interpretazione.