Di questi tempi, si sa, già trovare un colloquio di lavoro è cosa rara e quando ne abbiamo l’occasione è bene arrivati preparati al massimo. Tuttavia, durante i colloqui, ci sono delle domande tanto amate dai selezionatori del personale che ai candidati invece non piacciono per niente. Del tipo quando ci chiedono dove ci vedremmo tra 10 anni e non sappiamo in realtà neanche cosa vogliamo mangiare per cena la sera stessa oppure facciamo il colloquio per un lavoro che in realtà ci interessa solo per guadagnare uno stipendio, ma non è certo il lavoro dei nostri sogni. Un’altra domanda che mette (quasi) tutti in difficoltà è “qual è la tua più grande debolezza?”. Panico. Insomma, devo elencare tutti i difetti che ho, devo inventarmi qualcosa, devo rispondere onestamente o semplicemente scappare?

colloquio di lavoro

In realtà, il trucco, per dare una risposta è non pensare tanto alle debolezze personali in generale, quanto relative alla situazione in cui ci troviamo e all’ambiente in cui dovremmo lavorare. Ad esempio, essere una persona particolarmente timida o riservata può non essere un problema a livello lavorativo se dovrai lavorare prevalentemente in autonomia, senza contatto diretto con i clienti o se nel team c’è già chi è spigliato e può compensare. In altri tipi di lavoro, come il rappresentante, ad esempio, essere loquaci e un po’ invadenti è invece importante.

Per rispondere alla domanda in questione, quindi, è importante ascoltare bene le domande precedenti e la spiegazione che viene data dall’azienda: tramite le parole dei selezionatori, sarà possibile capire quali sono le caratteristiche dell’azienda, i valori e le caratteristiche più apprezzate. A volte, quindi, la risposta da dare è effettivamente la più, passatemi il termine, “paracula”, ossia rispondere con difetti, che non sono difetti, come “sono perfezionista”, o “lavoro tanto, non vado mai a casa”. In altri casi, invece, sarà ben vista una risposta più genuina, mentre in altri ancora può darsi che sia una domanda buttata lì in quanto considerata una delle 20 domande da porre sempre a un colloquio, ma che poi non avrà rilevanza ai fini pratici per l’assunzione.