ISOLA DI PASQUA: ORIGINE DEL NOME E DELLE STATUE

State pensando a una vacanza per Pasqua 2017 dall’altra parte del mondo e vi è venuta l’idea di cercare più informazioni sull’Isola di Pasqua, visto l’attinenza del nome con la festività? La Isla de Pascua (in spagnolo), conosciuta anche con il nome di Rapa Nui, si trova nell’Oceano Pacifico a largo delle coste del Cile.
L’isola è famosissima per le statue dei Moai, enormi busti monolitici dalla testa enorme che sicuramente avrete visto in foto, documentari o film. Volete saperne di più sui misteri dell’Isola di Pasqua? Preparate le valigie e sfruttate le vacanze pasquali: in quest’articolo troverete tutti i dettagli sull’origine del nome Isola di Pasqua e sulle statue che la rendono così famosa.

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ISOLA DI PASQUA: PERCHÉ SI CHIAMA COSÌ?

Gli abitanti nativi del luogo la chiamano Rapa Nui, che tradotto in italiano significa Grande Roccia, per la sua maestosità nell’affiorare tra le acque dell’Oceano Pacifico. Tuttavia, a tutti è conosciuta con il nome di Isla de Pascua, ossia Isola di Pasqua. La spiegazione del nome in realtà è molto semplice: fu chiamata così perché il primo esploratore europeo ad arrivare sulle coste dell’isola, il navigatore olandese Jakob Roggeveen, vi sbarcò il 5 aprile 1722, che proprio quell’anno era la domenica di Pasqua. Secondo la tradizione, prima dell’arrivo degli esploratori europei, gli abitanti nativi dell’Isola di Pasqua avevano iniziato una guerra civile che li ridusse allo stremo. Tuttavia, da un’analisi morfometrica condotta dall’Università di Binghamton (nello Stato di New York, Stati Uniti), sembra che gli oggetti ritrovati sull’isola dai coloni europei non siano delle armi da guerra, ma dei semplici oggetti quotidiani. Più realisticamente, la popolazione indigena fu decimata dalle razzie e dalle malattie dagli europei arrivati sull’Isola.

STATUE ISOLA DI PASQUA: COSA SONO E ORIGINE

L’Isola di Pasqua, che è anche uno dei luoghi più isolati al mondo (è distante sia dalle coste del Cile che da altre isole abitate del Pacifico), ha un origine vulcanica – ben 4 sono i vulcani presenti nei suoi 163 chilometri quadrati – ed è particolarmente famosa per le enormi statue realizzate in pietra vulcanica chiamate Moai. Si pensa che Rapa Nui sia abitata fin dal V secolo d.C, ma non è ancora certo chi fossero e da dove arrivassero i primi abitanti; l’ipotesi più accreditata è che si tratti di polinesiani, come l’attuale popolazione. In ogni caso, gli abitanti dell’Isola, tra il XII e XVII secolo, costruirono centinaia di enormi statue di pietra vulcanica costituite da grande testa umana e un busto stilizzato che sorregge il capo. I Moai sono per l’esattezza 887: il monolite più alto, chiamato Paro, ha un’altezza di circa 10 metri dal suolo ed è senza torso, mentre i 150 Moai più famosi sono sepolti fino alle spalle su fianco di un vulcano (per questo c’è chi pensa che le statue non abbiano un torso).
Visto la grandezza e il peso (fino a 80 tonnellate), è interessante capire anche come furono innalzate queste statue da terra, per permettere loro di avere una posizione eretta. Sull’Isola di Pasqua, oggi, non ci sono alberi, quindi ci si chiedeva come fu possibile riuscire a sollevare le statue senza usare leve o rulli di legno. Gli archeologi, però, hanno scoperto che un tempo l’Isola era coperte di foreste. È stato anche stimato che per costruire una statua, si impiegava un anno a scolpirla e 180 uomini erano richiesti per trasportarla.

ISOLA DI PASQUA STATUE: SIGNIFICATO

Quale significato hanno queste statue, vi starete chiedendo? In realtà, il loro significato rimane ancora oggi sconosciuto. Alcuni studiosi ritengono che i Moai rappresentino degli antichi sovrani, anche se l’ipotesi più accreditata è che si tratti di simulacri di divinità, ossia i monoliti sarebbero stati portatori di benessere e prosperità nelle direzioni in cui volgono lo sguardo. Molte statue sono rivolte verso il mare e ciò avrebbe senso, in quanto proprio l’Oceano era la prima fonte di sostentamento degli isolani, che vivevano principalmente di pesca. C’è anche chi sostiene che si tratti di offerte agli dei per favorire eventi propiziatori, come le piogge o rigogliosi raccolti, o, in alternativa, che le statue siano delle rappresentazioni di idoli o capoclan che servivano per impaurire le masse durante le rivolte che si scatenarono dopo il disboscamento delle foreste, evento che portò a conflitti all’interno dei vari clan che popolavano l’Isola di Pasqua.
 

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