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Come diventare grafico

Sei una persona di talento? Ami il mondo della comunicazione e delle arti visive? La creatività è la tua arma vincente? Allora hai tutte le carte in regola per diventare un grafico.

Lavorare come grafico è uno dei sogni professionali più diffusi tra i giovani creativi italiani, che spesso si trovano in difficoltà nello scegliere il percorso formativo post diploma più giusto per valorizzare il loro estro. Allo stesso tempo sono molti i talenti “nascosti” che conoscono poco le potenzialità e le opportunità lavorative che offre questa professione così stimolante e sfaccettata.

Per capire meglio cosa fa un grafico, di cosa si occupa e che tipo di formazione sia necessaria per accostarsi a questa professione abbiamo chiesto aiuto ad un guru del settore, il professore Dario Accanti, graphic designer, docente e coordinatore dei corsi di grafica presso l’Istituto Europeo di Design.

Professore ci spiega in breve cosa fa un grafico?

Lo spiego facendo una precisazione: da 2-3 anni in IED abbiamo cambiato il nome del corso da Grafica in Graphic Design. Questo non per esterofilia ma per sottolineare l’appartenenza di questa professione all’area del design, del progetto, di comunicazione visiva nel nostro caso.
La parola “grafica” porta con sé una valenza legata alla carta, alla stampa che sicuramente non rinneghiamo, perché costituisce tutt’oggi la base della professionalità del graphic designer, ma che ci va un po’ stretta. Nel senso che oggi un progettista di comunicazione visiva deve essere in grado di ragionare in termini di “sistemi di comunicazione”, insiemi che coinvolgono media e linguaggi articolati e tra loro differenti: dal catalogo cartaceo alla rivista digitale per tablet, dal packaging per un cosmetico al video promo per un evento culturale, dal sito web all’app per iPhone fino a qualcosa che oggi magari non c’è ma domani lo sviluppo delle tecnologie renderà disponibile per tutti.
Un graphic designer deve essere in grado di progettare in tutti questi ambiti con chiarezza di obiettivi, coerenza di linguaggi e competenza multidisciplinare.

In quali ambiti professionali può trovare impiego un grafico?

La risposta è un po’ delicata alla luce dell’attuale situazione generale dell’economia e del lavoro. Prima di tutto il concetto di “impiego” va inteso in senso ampio: la flessibilità è un dato di fatto da anni nelle nostre professioni più ancora che nel lavoro in generale.
Questo significa minori garanzie ma - visto in positivo – anche maggiori opportunità di crescita: per chi dimostra di avere qualità, affidabilità, motivazioni non è difficile cambiare frequentemente datori e contesti di lavoro avendo così modo, confrontandosi con ambiti e approcci differenti, di accrescere rapidamente la propria professionalità.
All’inizio gli sbocchi sono costituiti da studi di grafica e design, case editrici, agenzie di pubblicità e comunicazione, uffici comunicazione interni ad aziende, studi di produzione televisiva, web agencies e, sempre più spesso, agenzie multidisciplinari.
Insomma la comunicazione visiva si fa un po’ ovunque, credo peraltro che per la maggior parte dei designer l’ambizione in prospettiva sia quella di creare uno studio proprio.

Quali competenze deve possedere uno studente che decide di iscriversi al corso IED in grafica?

Da un punto di vista tecnico, nessuna: metodi e strumenti li insegna la scuola, da zero.
Il lavoro “di laboratorio” è il filo conduttore dei tre anni di corso e diviene via via più ampio e approfondito.
Deve però avere una preparazione culturale di base che gli consenta di affrontare i corsi di carattere teorico (storico-critico, socio-economico, semiologico e così via) fondamentali per formare la figura professionale prima descritta.
Ma soprattutto dovrebbe avere due doti: la curiosità per tutto ciò che gli succede intorno e la capacità di mettere continuamente in discussione sé stesso, le proprie capacità, le proprie convinzioni. Queste due cose insieme fanno sì che sia un individuo che non smette mai di imparare.

Come si è evoluta negli anni la figura del grafico?

La risposta richiederebbe uno spazio che qui non abbiamo. Provo a sintetizzare scusandomi per eventuali omissioni e interpretazioni arbitrarie.
Nell’ambito della comunicazione visiva possiamo identificare tre “rivoluzioni”:
- anni 90, diffusione dei pc (i Mac nell’ambito della grafica), uno strumento che cambia radicalmente il modo di lavorare;
- inizio anni 2000, internet, accesso costante e indiscriminato a informazioni, immagini, documenti: si parla con il mondo;
- seconda metà anni 2000, digitalizzazione dei media, social media, si vive “connessi”.

A questi tre momenti corrispondono altrettante rivoluzioni nel mestiere del graphic designer.
Tralasciando il passato, oggi ciò che viene richiesto ad un progettista è di essere al tempo stesso uomo/donna di cultura ed esperto di tecnologie informatiche, creativo/artista e manager, conoscere il marketing online e saper girare e montare un video. E così via.
Ovviamente tutto ciò non è possibile, quindi cosa fa un graphic designer?
Fa quello che fa il regista di un film: ha un’idea, ci scrive un copione, individua le professionalità che servono, forma un gruppo di lavoro e lo coordina per realizzare il progetto.
Che sappia disegnare un bel logo, impaginare una rivista, progettare un sito web, realizzare una raffinata scatola per un profumo griffato è scontato, è un grafico!
Così come è scontato che abbia padronanza dei software. Ma non basta più.
Fondamentali - oggi più che mai – sono la cultura e le competenze che permettano al graphic designer di essere un consulente strategico per i propri committenti, chiunque essi siano, e spesso andando oltre le loro strette richieste, assumendo su di sé un ruolo propositivo.
Solo in questo modo, “alzando l’asticella” delle richieste e costringendo se stessi ad imparare di continuo, questo mestiere avrà un futuro.

Chi vuole diventare grafico deve necessariamente frequentare una scuola?

A mio parere, assolutamente sì: e aggiungo di livello universitario. E non lo dico perché, oltre che un professionista, sono un insegnante ma perché se in passato la strada della formazione “a bottega” poteva essere una’alternativa percorribile, oggi la complessità ed ampiezza delle competenze richieste ad un designer è tale che il solo apprendistato richiederebbe un tempo troppo lungo e probabilmente non si completerebbe mai, si rischierebbe così di restare per sempre una figura esecutiva.
Naturalmente il mio discorso vale se l’obiettivo è di diventare un graphic designer, se qualcuno vuole fare l’impaginatore o lo sviluppatore html può benissimo fare scelte differenti.

Ci sono buone opportunità di trovare impiego dopo la laurea?

Prendendo come premessa la risposta alla domanda 2, posso dire sinceramente sì. Nonostante un numero in forte aumento di giovani laureati nel campo della comunicazione visiva, nel pubblico come nel privato, il mercato non sembra saturo probabilmente perché i vari settori della comunicazione visiva sono tutt’ora in forte espansione e quindi la richiesta rimane alta. Naturalmente all’inizio la remuneratività è bassa e la richiesta è di figure operative ma, come ho detto prima, chi dimostra capacità e motivazioni può fare in tempi brevi un significativo salto di qualità.

Perché uno studente dovrebbe decidere di fare il grafico?

Bella domanda: e chi lo sa? Certe volte me lo chiedo anch’io perché l’ho fatto...
Ovviamente non esiste una risposta unica, ognuno può avere diverse motivazioni.
A cui corrisponderanno percorsi di formazione prima e professionali poi diversi a seconda degli obiettivi.
Ecco, questa può essere una prima ragione: il grafico lo si può fare in tanti modi diversi a seconda delle proprie inclinazioni, dei propri interessi, delle proprie attitudini.
Una seconda ragione potrebbe essere che la soddisfazione di vedere realizzata una propria idea non in tutti i lavori la si trova. Ed è una bella sensazione.
E, infine, a chi non piacerebbe contribuire a progettare un mondo più bello?
I designer provano a farlo, non sempre ci riescono.

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