Orientamento

  • Pubblicato il:
  • Scritto da: Redazione

Corso di Fotografia: Intervista a due esperti dello IED

Presso le sedi dell’Istituto Europeo di Design di Milano, Torino e Roma si possono frequentare corsi di Fotografia che permettono agli aspiranti fotografi di formarsi adeguatamente per diventare professionisti.

Il piano studi, che subisce alcune modifiche a seconda della città presso la quale si frequenta il corso, ha come obiettivo quello di formare l’aspirante fotografo a 360°: le discipline vanno dallo studio dell’arte contemporanea alle teorie di percezione della forma, alla comunicazione pubblicitaria fino allo studio di Computer graphic e storia del video e del cinema.

Per approfondire la professione del fotografo, l’ambiente in cui si forma la passione e comprendere al meglio le tecniche per acquisire conoscenze fondamentali in questo campo, vi presentiamo due interviste: una a Paolo Ranzani, coordinatore del corso di Fotografia presso IED Torino; l’altra a Roberto Tomesani, coordinatore del corso di Fotografia per IED Milano.

Intervista a Paolo Ranzani
1. Il piano studi per il Corso di Fotografia di IED va dallo studio dell’ambiente artistico contemporaneo alla post produzione degli scatti: come mai è così fondamentale al giorno d’oggi che un fotografo sappia gestire tutto ciò che accade sul set?

Mi piace dire che all'Istituto Europeo di Design non si fa un corso di Fotografia ma piuttosto che si insegna a diventare “professionisti dell'immagine” che già di per sè fa capire immediatamente la grande differenza e spiega perchè i nostri allievi devono acquisire tutte le nozioni, le competenze e le metodologie per poter realizzare immagini significative con un linguaggio condivisibile e riconoscibile dal mercato in cui decidono di inserirsi. Noi portiamo l'allievo ad acquisire il maggior numero di competenze per far sì che una volta presa la laurea possa scegliere la strada in cui si sente meglio disposto e iniziare ad approfondirla accuratamente per poter immettere il suo valore sul mercato. Questa scuola non si occupa di far coltivare solo degli interessi, ma da un valore a questo “interesse”, valore che, usato nel modo corretto, potrà produrre ritorni economici e soddisfazioni autoriali come per ogni buon professionista.

2. Nel piano studi IED per Fotografia compare ‘’storia del cinema e del video’’: per quale motivo un fotografo, che si occupa di arte ‘’statica’’, deve conoscere anche l’arte ‘’in movimento’’?

Per fare buon cinema è quasi sempre necessario avere competenze serie di fotografia, non per nulla Kubrick iniziò come fotografo e grazie a questa sua esperienza riuscì ad innalzare la qualità della direzione della fotografia nei suoi film contaminando tutto il cinema a venire. Il cinema e la fotografia sono indissolubilmente legati e se ci pensate i fratelli Lumierè arrivano per forza di cose dalla fotografia. Al giorno d'oggi, il professionista dell'immagine può realizzare produzioni o opere autoriali, usando ambedue i mezzi a sua disposizione. Il video può contaminare un'idea fotografica e viceversa. Sono materie che avranno un futuro incrociato.

3. Sentiamo spesso parlare di ‘’Fotografia’’ nell’ambito cinematografico, esattamente qual è in questo caso il ruolo del fotografo?

Questa affascinante ma anche difficile professione è importante tanto quanto quella del regista perchè è quella che dona l'impatto emotivo alla storia narrata, d'altra parte il fotografo è un narratore, sia che usi il mezzo fotografico sia che lavori dietro alla macchina da presa. Nel cinema si usa dire “Light designer” che è appunto la derivazione greca di “Fotografia”, disegnare con la luce. Il direttore della fotografia quindi è colui che, detto in modo stringato, “decide” l'illuminazione e che partecipa insieme al regista anche per la composizione dell'inquadratura. Se la storia prevede di realizzare scene di un pomeriggio di campagna londinese durante  l'inverno dell'anno 1800, il direttore della fotografia dovrà innanzitutto conoscere e quindi documentarsi su come si viveva a quei tempi, studiare testi e quadri e decidere come allestire l'illuminazione del set. Proprio per questo esiste la sezione “Oscar alla Fotografia”, l'illuminazione e le inquadrature possono decidere le sorti di un film, nel bene e nel male. Altra storia è invece il “fotografo di scena” che invece è quella figura professionale che documenta con il mezzo fotografico il backstage del film e che a volte realizza anche le immagini e i ritratti degli attori che verranno utilizzati per promuovere il film e per comporre le locandine cinematografiche. Anche in questo caso può dedicarsi solo alla documentazione/narrazione o anche a dare un'impronta fortemente autoriale alle immagini.

4. Quanto conta nell’ambito della fotografia la conoscenza delle tecniche di comunicazione? Anche il fotografo è, a modo suo, un comunicatore che ha molta influenza sulle persone?

La fotografia è comunicazione. La fotografia è narrare qualcosa a qualcuno ed è per forza di cose un codice, né bello né brutto, semmai giusto o sbagliato, è un linguaggio che il fotografo deve sempre tener conto quando è chiamato a realizzare qualcosa. Deve sempre porsi il problema di chi sarà il fruitore delle sue immagini per avere la certezza di essere compreso e che ciò che voleva dire arrivi a destinazione. L'arte può aggirare questo obbligo ma neanche poi così tanto; il discorso in campo artistico però si farebbe molto complesso. Il fotografo quindi deve essere un ottimo comunicatore e conoscere le svariate tecniche di comunicazione e i mezzi di comunicazione, sia per divulgare il proprio lavoro sia per divulgare se stesso in quanto autore.

5. Quanto conta un buon concept di partenza per la realizzazione di una galleria fotografica che abbia il giusto impatto sul pubblico?

Proprio perche la fotografia è comunicazione non può esentarsi dal processo di pensiero a priori. Prendere il mezzo fotografico dovrebbe essere l'ultimo dei gesti del fotografo. La fotografia non può essere fortuna. Un concept di partenza è il lavoro più importante per uno che vuole dedicarsi alla fotografia in modo serio con la priorità di poter realizzare le immagini che desidera e non quelle che gli capitano per caso. Lo IED si concentra molto su questa fase di preproduzione con molte lezioni dedicate a porsi delle domande e ad acquisire una proprietà autorevole dell'immenso linguaggio fotografico che abbiamo a disposizione.

Per avere più informazioni sul Corso di Fotografia di IED a Torino vai su: Corso di Fotografia IED - Torino

Intervista a Roberto Tomesani
1. La fotografia può essere considerata un’arte?

Nessuna definizione data nell'arco dei secoli all'Arte ha compreso e comprende tutti i significati che gli esseri umani che la vivono - questa Arte - le hanno dato. Nessuna definizione l'ha mai davvero racchiusa in un recinto finito e concluso, ma l'Arte indefinibile qual è, continua a contenere in tutte le sue declinazioni un fattore comune. E cioè, il fatto che l'Arte offre occasioni, spunto, materia e terreno con i quali intessere relazioni emotive, emozionali, estetiche ed al tempo stesso intellettuali, con i nostri simili. La fotografia non solo "può essere considerata" un'arte, ma deve essere considerata una forma d'Arte, fra le più attuali e contemporanee. La fotografia permette una comunicazione ed uno scambio di sensazioni e di idee favolosamente immediato, senza barriere linguistiche, senza ostacoli culturali, e subitaneo, cioè senza richiedere al ricevente di soffermarsi coscientemente a fruire dell'opera, nell'attimo stesso in cui lo sguardo si posa sull'immagine, il messaggio emotivo è passato, senza possibilità cosciente di opporsi. Certo che è Arte. Sublimamente contemporanea, oltretutto.

2. Quanto è importante nell’ambito della fotografia la propensione naturale dell’aspirante fotografo a capire qual è il momento giusto per fotografare e, soprattutto, cosa?

Non sempre il "momento" in cui fotografare è importante. Lo è, certo, nel reportage. Non lo è in numerosissime altre forme di fotografia, per le quali non occorre tempismo, ma intelligenza ed empatia. E cioè, capacità di leggere dentro gli avvenimenti, e di sentire emozioni assieme gli altri. Questo, si, è importante. Inoltre, è altrettanto importante avere cose da dire, e saper organizzare i contenuti in modo che siano coerenti: storie, sequenze, progetti, o insiemi di percezioni. Una singola bella fotografia, magari scattata in un momento "giusto" perché fortunato, non ha un gran significato.

3. Ogni fotografo trova da subito un proprio stile oppure passa del tempo prima che si distingua per una propria particolare tecnica di scatto?

Se un autore ritenesse di aver raggiunto la maturità della sua cifra stilistica ai primi tempi, o si sta ingannando, o cerca di ingannare gli altri. Quindi, in concreto: un proprio stile va cercato, con determinazione e quasi testardaggine, da subito. Immediatamente. Ma l'iniziare immediatamente a individuare una propria cifra stilistica non significa mai, e in nessuna misura, che la si raggiunga - definendola e concludendola - in tempi prefissati. Sarà in continua evoluzione.

4. In ambito di ‘’Fotografia di moda’’ si sente spesso parlare di servizi fotografici in TFP/TFCD (Time For Printing/ Time For CD): servizi fotografici gratuiti che offre il fotografo. Per quale motivo si offrono servizi fotografici gratuiti? Non si svilisce così la professione del fotografo?

In ambito professionale, modelle e modelli esordienti, impegnati in un progetto di crescita, rappresentati da qualche seria agenzia, possono essere disposti (ed anche interessati) a free test o a costo molto contenuto, di fatto offrendo una possibilità al fotografo professionista esordiente di arricchire il suo portfolio, come loro arricchiscono il book.

5. Quando un fotografo può dirsi ‘’professionista’’?

Un fotografo puo' dirsi professionista quando, oltre ad avere acquisito professionalità nel fare e nell'agire, ufficializza il fatto che lo sta svolgendo per lavoro. E, per la nostra legislazione, l'esercizio professionale di un'attivita' con ricerca di clientela presuppone l'apertura di una partita IVA. Quando una persona che scatta fotografie passa dalla fase della casualità a quella della progettualità, diventa un autore fotografico. Quando un autore acquisisce consapevolezza delle esigenze degli altri, che si rivolgono a lui come interprete visivo dei loro bisogni di comunicazione, acquisisce professoinalità. Quando un autore con professionalità inizia a chiedere compensi, deve - per legge - aprire partita IVA, ed allora diventa fotografo professionista. Per chi volesse approfondire, su questo canale Youtube si trovano diversi tutorial per approfondire la professione fotografica

Grazie, di cuore, a chi sarà arrivato a leggere fino a qui. Grazie per il contributo dato, con questa curiosità, al mantenere viva la relazione fra esseri umani.

Per avere più informazioni sul Corso di Fotografia di IED a Milano vai su: Corso di Fotografia IED Milano

IED è presente in queste città: Milano, Roma, Torino, Venezia, Firenze, Cagliari e offre corsi di Visual Communication, Moda, Design e Management e Comunicazione. Visita il sito di IED per avere ulteriori informazioni.

 

Commenti

Commenta Corso di Fotografia: Intervista a due esperti dello IED .
Utilizza FaceBook.