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Da grande farò le app: come diventare un designer 2.0

Ci siamo quasi: il giorno del diploma è vicino. State studiando disperatamente per l’esame orale, ma da settimane siete tormentati dal tradizionale dubbio del maturando: cosa faccio dopo la maturità?

L’informatica è un campo che vi affascina da sempre, ma nei panni dell’informatico-nerd non vi ci vedete proprio. Voi avete voglia di creare, inventare, studiare per una professione che non vi dia sempre nuovi stimoli e vi permetta di coltivare la vostra passione e il vostro talento. Avete mai pensato di diventare un interaction designer?

Non sapete cosa fa un interaction designer? Prendete nelle mani il vostro smartphone, e date un’occhiata alle app che tanto amate, quelle sono opera di un interaction designer, così come tutte le interfacce digitali (siti, blog, game) con cui vi confrontate ogni giorno sul web. 

Il mondo dell’interaction design vi ha incuriosito? Volete conoscere meglio una professione in cui tecnica e creatività si sposano trasformandosi una professione attuale e competitiva?           Seguite la nostra intervista a Luca Infante, guru  del media design, e insegnante del corso di “Interaction Design”  presso l’Istituto Europeo del Design. Il diploma accademico di primo livello in “Interection Design”, erogato a Milano, Torino, Roma, e Cagliari, rappresenta uno dei fiori all’occhiello  dell’ampia e innovativa offerta di corsi triennali firmati IED. Scopriamolo insieme.

1) Professore, vogliamo spiegare ai nostri studenti cosa intendiamo per interaction design?
E' una figura di nuova generazione ma al tempo stesso con aspetti già presenti. In passato sviluppatori, grafici e designer erano figure distinte e talvolta senza i giusti riconoscimenti ora la situazione è cambiata e si sta evolvendo. Gli smartphone ed i tablet hanno innescato una rivoluzione che ha portato alla nascita di nuove figure che riescono a svolgere un ruolo paragonabile al Mastro delle Botteghe Rinascimentali; plasmano il ciocco di legno fino a farlo diventare una libreria.

2) Possiamo considerare l’interaction designer un’evoluzione della figura del programmatore?
Certamente. Come ho introdotto nella risposta precedente la nuova figura che si è definita non si limita solo alla programmazione ma avviluppa in se altre caratteristiche che lo rendono conscio del mondo circostante, dei problemi esistenti e gli danno mezzi e capacità per risolverli nei modi migliori e talvolta estremamente innovativi.

3) La figura del programmatore è legata nell’immaginario collettiva a quella dell’informatico cervellone. Possiamo davvero sottovalutarne l’aspetto creativo, sempre centrale nei corsi IED?
Il brutto degli stereotipi è convincere del contrario. Sicuramente per molti anni il programmatore era legato ad aspetti simili ma ormai da qualche anno la figura si è evoluta e l'aspetto creativo rappresenta un elemento integrante ma non solo come si può credere. La creatività non è visibile solamente nell'aspetto grafico o nell'interfaccia bensì nell'intero approccio filosofico che viene dato al codice, al prodotto da creare. La creatività di nuova generazione crea e predispone un pensiero ad ampio spettro con capacità prima difficilmente immaginabili. Ad esempio una volta un programmatore era molto didattico e lineare ad affrontare gli errori presenti nel codice ma ad oggi ha un dono in più che lo spinge ad aggirare gli errori in modo "strani" e talvolta di nuova concezione; con l'obiettivo di offrire un ottimo servizio al cliente finale.

4)  Possiamo considerare un interaction designer come un designer 2.0? Come si declina questa professione sul versante web.
Esatto un 2.0! Anche il web si è evoluto. Se oggi ci aspettiamo un "semplice" creato di un sito internet da 50 Euro sbagliamo. Oggi tale figura studia le tecnologie, evolve le interfacce e potenzia le funzionalità. Un esperto web non conosce solo il "frontale" ma tutto quello che circonda il web dal dietro alle web app; quest'ultime in forte ascesa.

5) Gli studenti che si iscrivono al corso IED in Interaction Design ricevono una formazione teorica o pratica?
Teorico/pratica un'affermazione volta ad esaltare non solo la pratica ma anche le basi che esistono nel capire e comprendere il tutto. Si applica un approccio come il metodo scientifico ossia si prova, si sperimenta, si capisce qual è la soluzione ed a quel punto le basi che la sostengono. Un approccio più immediato che potrebbe far storcere il naso a qualcuno ma se visto correttamente rappresenta un aiuto al potenziale del nostro cervello.

6) Il mondo iOS e del game mobile rappresentano una reale prospettiva d’impiego sul lungo periodo? 
Sì ad oggi in ambito business (e non solo) il Mondo iOS è remunerativo e rappresenta un buon impiego ma l'importante, come noi insegniamo ai nostri studenti, è l'approccio. E' fondamentale capire la piattaforma, conoscere lo sviluppo, comprendere il cliente. Con questi tre cardini non vi saranno problemi se domani vi sarà una nuova piattaforma perché il tesoro più importante sarà dentro di noi. Tale aspetto lo spieghiamo anche in ambito game e sicuramente rappresenta un settore molto proficuo, un settore capace di crollare e rinascere (immediatamente) con nuovo vigore.

7) E se le chiedessi: perchè diventare un Media Designer e iscriversi al corso IED in Interaction Design?
Per l'amore del codice. Per la bellezza di creare un tuo prodotto. Un prodotto che parte da un foglio bianco ma che diventa un app o un gioco di successo oppure il nuovo portale di Amazon. Tutto questo lo permette la programmazione un mondo che all'apparenza spaventa ma in realtà affascina, spinge alla sfida e ti porta a lavorare con piacere e non con dovere; questo i ragazzi appena lo notano né rimangono estremamente colpiti.

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