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Hai un talento creativo? Scopri come fare carriera

Chi non ha mai sognato almeno una volta nella vita di lavorare per il cinema o per la televisione, magari dietro le quinte? Realizzare un videogame potrebbe essere tra i progetti di chi ama la grafica e spera che la sua passione per il disegno diventi un lavoro, così come chi ama scrivere. C'è chi nelle ore libere si diletta con il suono e la musica digitale, e chi nel montaggio di brevi video pieni di effetti speciali da mostrare agli amici su Youtube.

Questi giovani creativi, con impegno e una formazione specifica  in grado di potenziare un talento, possono realizzare il loro sogno e diventare creativi di professione. Settori in espansione come quelli del Video Design, del  Sound Design, dell' Interaction Design, o della CG Animation offrono numerose opportunità di carriera  e prospettive brillanti.

Abbiamo parlato di intrattenimento 2.0 e di lavori creativi con Max Giovagnoli, coordinatore dell'area Cinema e New Media di IED, nonchè il pioniere italiano del transmedia storytelling,  definito in USA come "una delle trenta voci che stanno cambiando il modo di raccontare storie in tutto il mondo".  Chi meglio di lui può introdurci nel regno della creatività?

“Mamma da grande farò il creativo”. Il sogno di trasformare una passione come quella per il cinema, il design, o l’animazione, in una professione è quello di moltissimi giovani. Si tratta di un’aspettativa realistica?
Il mercato dell'intrattenimento, dell'informazione e della comunicazione sono internazionali e hanno una fortissima dinamicità. I professionisti sono in tutto il mondo abili migratori, organismi pionieri o sviluppatori di contenuti non convenzionali, ma se il loro talento è stato indirizzato fin dall'inizio in ottica transnazionale e con un forte expertise tecnologico, anche da giovanissimi non corrono rischi di restare a spasso. L'aggiornamento quotidiano e l'attitudine allo storytelling fanno parte del mestiere del designer in qualunque industria, ma  quelle dell'informazione, della comunicazione e dell'intrattenimento continuano ad essere tra le più vivaci ancora oggi, in ambito occupazionale.

Video Design, Sound Design, Interaction Design e CG Animation, sono i corsi triennali dell’area “Cinema e New Media”  di IED. Vorrebbe descriverci brevemente i profili in uscita da questi corsi.
Il diploma in Video Design forma il filmmaker di oggi, in grado di lavorare su produzioni agili e non solo su lungometraggi e nel broadcasting televisivo. Attento ai nuovi linguaggi nella fiction (webseries), nel videomaking (videoclip, video installazioni e video arte) e nel cinema tradizionale (pensato però anche per il web e i new media), è un professionista in grado di guidare l'intero processo produttivo dell'audiovisivo. Ha una forte autorialità, attitudine all'uso di tecnologie leggere, buona capacità di muoversi anche con budget piccoli o con produzioni seriali. Il diplomato in Interaction Design invece è l'esperto dei new media: sa creare app, web, videogames, che padroneggia e porta all'interno di progetti di comunicazione integrata per aziende, network, produzioni e gruppi indipendenti. E' la figura professionale più richiesta sul mercato dell'entertainment in questo momento, per la sua grande adattabilità in team di lavoro e d'agenzia. Il sound designer è attivo in ambito audiovisivo per la cattura del suono e per la sua modulazione, per la creazione di paesaggi e colonne sonore, per l'attività di dee jaying e di gestione palco per eventi e per l'identità sonora di emittenti tv e radiofoniche. Infine, il diploma in CG Animation forma gli esperti degli effetti visivi, dell'animazione 3D e della computer grafica attivissimi oggi nel cinema, nei videogames, nell'animazione in tv e nei new media. Figure professionali che hanno nomi stranissimi ma che portano spesso, anche in questo caso, i nostri studenti in giro per il mondo subito dopo il diploma.

Teoria e pratica, la formazione di un creativo non può prescindere da questo binomio. Cosa e come si studia ai corsi triennali dell’area “Cinema e New Media”  di IED.
Abbiamo chiamato Cinema e New Media questa nuova area proprio per sottolineare un metodo e una prospettiva. Lo IED non avrebbe interesse a muoversi come scuole di cinema tradizionali o pubbliche. Quello su cui puntiamo è l'integrazione dello storytelling con la tecnologia. Sperimentiamo nuovi linguaggi e contenuti industriali con la consueta, maniacale attenzione dell'istituto verso il design, la bellezza estetica dell'immagine e l'attenzione verso le nuove tecnologie. La didattica è strutturata in tutti i corsi per team (crew o troupe), e alla fine di ogni anno accademico gli studenti portano a compimento produzioni reali e progetti con le imprese. Il corso di videodesign/filmmaking, per esempio, crea un documentario alla fine del primo anno, un cortometraggio alla fine del secondo e il pilota di una serie, al terzo. Mentre i ragazzi di Interaction Design collaborano abitualmente con le major, e hanno contribuito ad esempio al lancio di The Amazing Spiderman o, di recente, di World War Z. la didattica va sperimentata sul mercato fin dall'aula, insomma, e tutti i docenti IED vengono da studi e società di contenuti. Per dirne una, due premi Oscar, una palma d'oro a Cannes e diversi premi David di Donatello seguono i ragazzi di filmmaking in aula.

Il mondo del design degli ultimi 15 anni ha subito una rapida evoluzione e attualmente il mercato del lavoro in questo settore sembra essere saturo. Esplorare il settore dei new media, formandosi nel campo  dei Video Design,  del Sound Design,  dell’Interaction Design, o della CG Animation, potrebbe essere un modo per emergere?
Nel nostro caso, le industrie di riferimento sono quelle di beni e contenuti immateriali dove la differenza la fa esclusivamente la bravura. Ve lo immaginate un "raccomandato" messo a fare la color correction di dieci secondi di "The Hobbit"? Il percorso più seguito dai nostri diplomati è quello della consulenza e della produzione di contenuti in autonomia subito dopo il diploma, e della creazione d'impresa entro i due anni. Più che di emergere, direi che si tratta di immergersi, fin dall'inizio, nell'industria.

 Prospettive d’impiego reali. Quali sono i campi in cui possono trovare lavoro i creativi usciti dai corsi triennali dell’area “Cinema e new media” di IED?
 Il diploma di primo livello riconosciuto dal MIUR equipara ormai di fatto lo IED alle accademie e alle università, ma la didattica rimane orientata sull'uso di piattaforme e di standard internazionali (lo IED ha diverse sedi in Europa, America e Asia, frequentabili dagli studenti). Come profili fortemente specializzati, per esempio, l'85% degli studenti del corso di Interaction Design del 2012 ha attivato contratti a tempo determinato, a progetto o stage retribuiti entro i primi 60 giorni dalla data del diploma, con una percentuale di uscita dall'Italia che è salita al 15% nella classe nel 2013. Progettisti, produttori di contenuti e developer non fanno grande differenza in questa nuova area, in quanto prospettive occupazionali; molto simile è, ad esempio, la situazione del corso di Computer Generated Animation. Ma il modo migliore per scoprire la qualità dell'insegnamento resta sempre, secondo me, quello di venire a trovarci e di dare una bella occhiata ai lavori dei ragazzi. Per esempio, nell'exhibit creato all'interno della scuola fino a settembre (in Via Alcamo 11 a Roma, ndr.).

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