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Il Product Designer: un creativo, un tecnico, ma soprattutto un sognatore curioso

Matteo Vilardo 24 anni e Luke Hornung 27 sono due giovani creativi che hanno realizzato il loro sogno: diventare product designer. Hanno studiato insieme, formandosi presso l'Istituto Eurepeo di Design, scuola di grande prestigio e fucina di grandi talenti, e condividendo gli stessi progetti hanno intrapreso da subito la carriera di designer, aprendo il loro studio in comune nel centro di Milano.

Attualmente Matteo e Luke hanno deciso di trasmettere la loro passione per il design, l'arte, e la progettazione, lavorando come insegnanti presso lo IED. Chi meglio di loro potrebbe accompagnarci alla scoperta del mondo del product design?

E allora se amate il design, siete creativi, e affrontate la vita con curiosità e spirito critico non perdetevi questa intervista a quattro mani.
Matteo e Luke vi sveleranno il segreto per diventare product designer e fare carriera nel mondo del design.

Partiamo dalle definizioni. Che cos’è il product design e  cosa distingue un product designer da un designer tradizionale.
E' difficile dare una definizione esatta di "product design" e/o di "product designer", potrebbe essere troppo tecnica come definizione o troppo concettuale. Quando si è product designer si soffre in primo luogo di sindrome di Peter Pan, la curiosità è l'elemento fondamentale, che ti spinge ad osservare le cose con spirito analitico, toccare con mano diventa fondamentale, come un bambino quando entra al supermercato. Chiedersi sempre "Com'è fatto?!", per comprendere e allenare il cervello…i nostri amici la chiamano follia, a noi piace chiamarla deformazione professionale. Il product designer è un ricercatore, un tecnico, un ingegnere, un artigiano, un disegnatore, un sognatore instancabile ma soprattutto un uomo comune.

Prima di essere insegnanti in IED siete stati studenti. Quali sono le materie che si insegnano al corso di Product Design, e quali erano le vostre materie preferite.
Il percorso di studi in IED è un percorso di formazione personale e professionale, si insegna un metodo, un modo di pensare e quindi di progettare, la didattica IED si basa sulla conoscenza degli strumenti tecnici, informatici ed espressivi che sono gli ingranaggi fondamentali per muovere la macchina del progetto. Non abbiamo mai avuto delle materie preferite in senso assoluto, forse quelle che ci riuscivano meglio, Sketching e Modellazione 3D, che sono quelle che oggi ci troviamo ad insegnare, ma le sensazioni più belle le dà di sicuro la progettazione.

Avete studiato insieme e poi avete deciso di condividere un  progetto professionale comune. Sembra che studiare in IED favorisca le sinergie creative. Che aria si respira tra i banchi dello IED?
Lo IED è un ambiente universitario atipico, sia da studenti che da insegnanti la sensazione che si ha è quella di vivere in una grande famiglia, i rapporti umani si affinano tra i banchi e si consolidano fuori dalle mura dello IED, si perché i tuoi colleghi diventano i tuoi amici, i tuo compagni d'avventura, la tua famiglia e i tuoi partner nel lavoro, come noi.

“Questo l’ho imparato in IED”. Che tipo di tecniche e competenze avete portato con voi, nel vostro lavoro, dal corso di Product Design.
Non conoscevamo nulla di questo mondo, il mondo del Design, a dire il vero, io (Matteo) non conoscevo neanche la parola design, Luke da buon Inglese la conosceva, ma forse solo come parola. Ci siamo portati dietro tutto quello che si poteva prendere dallo IED, dalle lezioni ai piccoli aneddoti, dalle delusioni ai successi.

I  vostri primi progetti sono stati quelli realizzati per aziende importanti come Mulino Bianco, HugoBoss, Samsonite, Globo e Luxottica. Quale settore stimola maggiormente la creatività di un product designer?
Tutto ciò che non si conosce o che si conosce in parte...

Questi progetti sono nati in collaborazione con il Centro Ricerche IED. In seguito avete avuto la possibilità di lavorare per IED come docenti. Possiamo considerare l’Istituto Europeo di Design come il vostro trampolino di lancio?
Assolutamente si, lo IED è stato ed è tutt'ora una tassello importantissimo nella nostra vita professionale.

Lo scorso anno anno abbiamo chiesto al Professor Giacomo Bertolazzi, coordinatore del corso IED, perché un ragazzo dovrebbe diventare Product Designer. Lui  ha risposto: “Perché è il mestiere più bello del mondo”. Questa volta la domanda la giriamo a voi.
Perché siamo creatori di storie, diamo forma e sostanza alle cose, entriamo nel quotidiano delle persone rispondendo alle loro necessità ai loro gusti al loro piacere personale con qualcosa di nostro, come se stessimo lasciando dei piccoli frammenti di noi  nella vita di altri. Per questo motivo è un mestiere di grande responsabilità sociale, dove non bisogna mai cadere nell'autocelebrazione, anzi, rievocare e celebrare momenti o esigenze quotidiane.

 

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