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Meno iscritti all'università? Tutta colpa di Corona

Iscrzioni all'università in calo - Sono preoccupanti i dati diffusi dal Consiglio universitrio nazionale qualche giorno fa in merito alle iscrizioni all'università. Sarebbero 58 mila gli studenti che decidono ogni anno di non proseguire con gli studi universitari, imponente il calo degli iscritti all'università. Sul problema si è espresso il viceministro del lavoro Michel Martone, celebre per aver dato degli sfigati ai giovani che a 28 anni devono ancora laurearsi (qui il nostro post), che in un'intervista al Corriere della Sera ha parlato della crisi delle iscrizioni come "un problema di modelli culturali sbagliati".

Modelli culturali sbagliati - Quali sarebbero questi modelli culturali sbagliati? Martone non ha dubbi, e afferma deciso: "Si è diffusa l'idea che la laurea sia inutile. Purtroppo si affermano modelli negativi di successo immediato quanto effimero. Mi riferisco anche alle tante copertine su personaggi come Corona". Il Corona di cui parla lo conosciamo tutti, proprio il fotografo, ex di Belen, ex latitante, ex divo dei giornali scandalistici (?), che nonostante una condotta poco ammirabile gode del favore di un un numero inspiegabile di fans.

Parola di Martone - Ma indipendemente dal riferimento a Fabrizio Corona, un chiaro ammicamento ai media, le parole di Martone rivelano una situazione niente affatto rosea: "Partiamo da una situazione strutturale difficile, perché abbiamo il 21% di giovani laureati mentre secondo gli obiettivi europei di Lisbona dovremmo arrivare al 40%. Pochi si iscrivono all'università e troppi vi rimangono troppo a lungo, una parte del problema sono i fuori corso che considerano l'università un parcheggio perché possono permetterselo. È giusto che paghino di più, perché con le risorse che si recuperano si possono finanziare più borse di studio". La questione, comunque, non è solo economica, né demografica, perché "ci sono più di due milioni di giovani che non lavorano e non studiano. E tra questi - sottolinea Martone - anche coloro che inseguono modelli sbagliati invece di prepararsi a competere sul mercato globale con 40 milioni di lavoratori cinesi, indiani, brasiliani che aspirano al nostro tenore di vita".

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