Educazione Artistica

  • Materia: Educazione Artistica
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  • Data: 2015-01-21
  • Autore: Redazione

Sandro Botticelli

Definiamo grandi cattedrali gli edifici sorti tra il XIII e il XV secolo in stile gotico; la tipologia maggiormente diffusa era la struttura in gotico cistercense caratterizzate da colonne ad altissimo fusto e da volte a crociera a sezione acuta, un

Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi noto come Sandro Botticelli nacque a Firenze nel 1445 e morì ivi nel 1510 svolgendo volse il ruolo di pittore Italiano.  È probabile che svolse il suo primo apprendistato all’interno della bottega del fratello orefice. Dal 1464 al 1467 svolse l’apprendistato nella bottega di Filippo Lippi dove collaborarono nella realizzazione degli affreschi nella cappella maggiore del Duomo a Prado affrescando le Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista. La prima opera attribuitali è la Madonna col bambino e un angelo realizzata nel 1465 per l’Ospedale degli Innocenti a Firenze.

Nel 1472 Botticelli si iscrisse alla compagnia di San Luca insieme a Filippino Lippi; in questo periodo realizza il San Sebastiano in Santa Maria Maggiore dove mostra un avvicinamento alla filosofia dell’accademia neoplatonica esaltando la bellezza corporea. Realizzò anche il dittico con le Storie di Giuditta, due tavole inizialmente unite; la prima raffigurante la scoperta del cadavere di Oloferne con un richiamo allo stile del Pollaiolo; le figure sono incisive caratterizzate da un cromatismo acceso e da una drammaticità e una violenza espressiva. La seconda tavola raffigura il ritorno di Giuditta a Betulia, con un richiamo alla tecnica di  Filippo Lippi, atmosfera idilliaca e paesaggio delicato.

Nel 1475 si trova a Pisa per affrescare il ciclo Camposanto monumentale e la pala d’altare con l’Assunta, opere entrambe rimaste incompiute. Nel 1474 entrò a far parte della famiglia dei Medici dipingendo  la giostra tenutasi in piazza Santa Croce, un Gonfalone raffigurante Simonetta Vespucci considerata musa della bellezza epica. Nel 1475 realizza l’Adorazione dei magi per la cappella funeraria di Gaspare Zanobi in Santa Maria Novella; porta novità ossia la visione frontale della scena con le figure sacre poste al centro e gli altri personaggi disposti prospetticamente ai lati.

Nel 1474-75 realizza il ritratto d’uomo con la medaglia di Cosimo il vecchio, il personaggio è raffigurato con l’abito tipico dell’epoca. Nel 1478 realizza il ritratto di Giuliano de’Medici, qui si notano influenze fiamminghe, ovvero la porta semiaperta sullo sfondo, la posa a tre quarti del soggetto raffigurato e l’introspezione psicologica. Nel 1480 realizza ,su commissione della famiglia Vespucci,il Sant’Agostino nello studio per  la chiesa di Ognissanti. Il 27 ottobre del 1480 Botticelli, Cosimo Rosselli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio si recarono a Roma per affrescare le pareti della cappella Sistina con le storie della vita di Cristo e di Mosè, le storie tratte dal Nuovo e dal Vecchio Testamento; dove  precisamente Botticelli eseguì tre episodi con le prove di Mosè, le prove di Cristo e la punizione di Qorah, Dathan e Abiram. Intorno al 1482 tornò a Firenze e decorò insieme al Ghiralandaio, al Perugino e al Pollaiolo la sala dei Gigi in Palazzo Vecchio. L’anno successivo su commissione della famiglia medicea realizza quattro pannelli da cassone con le Storie di Nastagio degli onesti tratto dalla novella del Decameron con la raffigurazione di quattro episodi.

Nel 1483 su richiesta di Lorenzo il magnifico decorò Villa di Spedaletto presso Volterra insieme al Ghirlandaio, Lippi e Perugino, realizzando affreschi con temi mitologici che purtroppo andarono perduti nel corso del tempo. Botticelli realizzò numerose opere con soggetto mitologico: nel 1482-84 Pallade che doma il centauro in Palazzo di via Larga. Nel 1484 Venere e Marte; ne 1483-85 la Madonna del Magnificat;  nel 1487 la Madonna della melagrana, un tondo realizzato per la sala delle udienze della magistratura dei Massai di camera in Palazzo Vecchio. 

Nell’ultimo periodo della sua vita, Botticelli ebbe un cambiamento di stile. La sua crisi interiore ne risentì nel suo modo di dipingere che da quel momento in poi fu caratterizzato da un esasperato misticismo; un esempio è dato dal dipinto raffigurante l’Incoronazione della Vergine realizzata nel 1488 per la pala di San Marco. Nel 1489 realizza l’ Annunciazione di Cestello; qui la fisionomia delle Madonne appare longilinea con lineamenti affilati, utilizza un chiaroscuro accentuato in modo da far risaltare l’espressività dei personaggi. Nel 1490 realizza la Calunnia, un dipinto allegorico. Le sue opere appaiono isolate nel contesto e caratterizzate da una fantasia visionaria, Botticelli cercava di far trasmettere ,per poter coinvolgere lo spettatore, pathos. Nel 1490-93 dipinse il Compianto sul Cristo morto. Nel 1502, come numerosi artisti del tempo, scrisse ad Isabella D’Este offrendosi per decorare il suo studiolo. Morì nel 1510 e fu sepolto nella chiesa di Ognissanti a Firenze nella tomba di famiglia. Il suo stile fu ripreso da numerosi artisti tra cui Filippino Lippi dove riprese le fisionomie eleganti, la bellezza ideale, i colori delicati e l’esaltazione della linea di contorno del disegno; da Andrea del Verrocchio che riprese la linea dinamica ed energetica e da Antonio del Pollaiolo che ne riprese le forme monumentali e i giochi di luce.

Lo stile di Botticelli

Botticelli utilizzò un disegno sottile in modo da enfatizzare le parti del corpo, linee dinamiche da cui fa emergere il colore, le forme, la prospettiva ed il volume. Le sue figure appaiono armoniose, leggere, ad eccezione quelle realizzate nell’ultimo periodo dove sono caratterizzate da una forte inquietudine.  Dipinse quasi sempre su tempera con tavola di pioppo, e per esaltare la luminosità e per abbellire le vesti utilizzò dell’oro. Botticelli esalta la grazia,l’eleganza intellettuale e la rappresentazione dei sentimenti; le sue opere sono caratterizzate da un equilibrio tra naturalismo e artificiosità delle forme. Stilisticamente subì delle influenze tra cui da Andrea del Verrocchio che ne apprese la composizione per piani e l’architettura come funzione di volumetria nello spazio per poter inserire i personaggi nello spazio al limite frontale del dipinto;subì anche un’influenza neoplatonica riprendendo le virtù degli antichi come modello etico della vita civile conciliando così la cultura cristiana con quella classica ( Platone). Il tema centrale era quello dell’amore e della bellezza riprendendo così la mitologia dove Venere fu la dea più reinterpretata sia come Venere celeste: simbolo dell’amore spirituale e sia come Venere terrena, simbolo della passione.

La nascita di Venere

Dipinto tempera su tela di lino, eseguito circa tra il 1482 e il 1485 e realizzato per la villa medicea di castello; ad oggi è conservato presso la galleria degli Uffizi a Firenze. La fonte sicuramente furono le stanze del Poliziano ispirate al De rerum natura di Lucrezio e ad Ovidio. Il dipinto si presenta ricco di significati allegorici e richiami all’antichità; il tema trae spunto dalle metamorfosi di Ovidio. Venere posta al centro del dipinto è raffigurata in tutta la sua grazia e bellezza come una statua antica nuda su una conchiglia, a sinistra c’è Zefiro ( Il vento) e a destra l’ancella Ora che presiede il mutare delle stagioni, in attesa porge un manto rosa alla Dea per poterla vestire e proteggere. Al di sotto vi è un prato fiorito di violette simbolo dell’amore. Il dipinto presenta un significato filosofico legato al neoplatonismo ossia simboleggia la nascita dell’amore e della bellezza spirituale come forza motrice di vita. Il disegno è armonico e delicato, le linee sono eleganti; Botticelli ricerca la bellezza ideale e armoniosa; abbondante uso dell’oro per le lumeggia ture, i giochi di linee creano il movimento.

La primavera

Dipinto su tavola, commissionata da Lorenzo di Pierfrancesco de’Medici. Soggetto mitologico, realizzata per la villa medicea di Castello; ad oggi si trova presso la galleria degli Uffizi a Firenze. Celebra il mito dl trionfo della natura e della bellezza. Sono raffigurate nove figure : a sinistra una figura maschile vestita con una mantella rossa ed un pugnale che rappresenta Mercurio il dio dell’eloquenza, raffigurato nell’atto di cogliere un frutto; segue il primo gruppo di figure con tre donne che danzano, ossia le Tre Grazie Aglaia lo splendore, Eufrosine la gioia e Taalia la prosperità. Al centro una donna (Venere) raffigurata con una veste rossa e blu e al di sopra un angelo che ondeggia raffigurato nell’atto di scagliare una freccia dal suo arco. A destra altre due figure femminili una raffigurata con una veste decorata, ricca di fiori (la Primavera) e l’altra con un velo nell’atto di sfuggire alla figura maschile alle loro spalle, Zefiro il vento primaverile che rincorre la sua amata la Ninfa Clori divinità dei fiori.