Storia

  • Materia: Storia
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  • Data: 2014-10-27
  • Autore: ilaria fabiano

Falcone e Borsellino

Gli avvenimenti storici riguardanti la politica italiana corrotta, la mafia e le stragi dei giudici Falcone e Borsellino.

La sfiducia nei partiti

La Costituzione della Repubblica italiana assegna un ruolo importante ai partiti come strumento al servizio dei cittadini, che condividono ideali e aspirazioni e possono unirsi in un partito e sottoporre le loro proposte agli elettori. Non sempre però i partiti italiani sono stati in grado di svolgere questa funzione. Per conquistare voti spesso gli esponenti del partito fanno favori ai cittadini che glieli chiedono. Questo fenomeno è il clientelismo. Chi ottiene un favore vota solitamente per il politico che glielo ha concesso.

La corruzione

I partiti sono delle macchine complesse, con veri e propri dipendenti. Diventano così delle aziende, che devono disporre di molto denaro per pagare i dipendenti e per organizzare le iniziative. Spesso per sostenere economicamente un partito oltre ai soldi degli iscritti, usano forme illegali. I partiti hanno cercato di approfittare del loro ruolo di governo, si sono fatti versare denaro (tangenti) dalle aziende pubbliche che controllavano o dai privati che dovevano fare affari con l’amministrazione pubblica.

Le organizzazioni criminali

Il pericolo più grave per la vita democratica del nostro Paese è rappresentato dalla diffusa presenza di potenti organizzazioni criminali, contro la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta. Si tratta di organizzazioni che hanno un’origine antica e localizzata rispettivamente in Sicilia, Campania e Calabria, ma che con lo sviluppo economico hanno esteso i propri affari su tutto il territorio nazionale e anche all’estero. Esse così intossicano tutti gli aspetti della vita democratica.

Gli affari della mafia

La mafia conobbe un grande sviluppo con la ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale: i capi dell’organizzazione, sono la cosiddetta Cupola e misero le mani sulle imprese edilizie nel boom economico.

La reazione dello Stato: i magistrati Falcone e Borsellino

Nel 1982 lo stato sembrò reagire:

  • il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, che aveva sconfitto il terrorismo delle Brigate Rosse, venne ucciso
  • venne approvata la legge PIO LA TORRE, proposta dall’esponente del PCI ucciso dalla mafia, che prevedeva il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e permetteva alla magistratura di controllare i conti bancari.
  • La procura di Palerm, formò un gruppo, il pool, di magistrati impiegati solo sui reati di mafia: tra questi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel 1986-1987, grazie alle confessioni di Tommaso Buscetta, fu istituito il grande processo, che vide 456 imputati di cui 344 colpevoli. Falcone e Borsellino pagarono con la vita i loro successi nella lotta alla mafia: il 22 maggio 1992 Falcone rimase vittima della strage di Capaci; neanche due mesi più tardi  Borsellino fu assassinato, con un’autobomba, nella via d’Amelio a Palermo.