Storia

  • Materia: Storia
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  • Data: 2014-10-27
  • Autore: ilaria fabiano

Il Fascismo

L'avvento del Fascismo in Italia e la figura di Mussolini.

Il fascismo

La crisi italiana del dopoguerra sfociò nell’affermazione del fascismo, movimento patriottico e nazionalista, ostile al bolscevismo, nel quale si rispecchiavano: ex socialisti e sindacalisti, favorevoli alla guerra; giovani ufficiali, combattenti nei reparti d’assalto; studenti che non avevano partecipato alla guerra, oltre al  movimento artistico dei futuristi.

Benito Mussolini e la fondazione del movimento fascista

Benito Mussolini, precedentemente socialista e direttore del giornale milanese nazionalista e interventista “Il popolo d’Italia”, fu colui che fondò il 23 marzo del 1919 a Milano, il primo “fascio di combattimento”. Esso deriva dall’emblema del fascio littorio dell’antica Roma, fascio di bastoni legati con una scure. Mussolini proponeva un programma semplice: valorizzare la guerra e gli ex combattenti e difendere l’imperialismo italiano, ma anche almeno all’inizio, combattere i governi liberali e la borghesia che si era arricchita con i proventi della guerra.

La marcia su Roma

I fascisti puntavano a prendere il potere con la violenza e organizzarono una marcia su Roma per impadronirsi della capitale. Il 28 ottobre 1922 le camicie nere partite da tutta Italia giunsero alle porte di Roma. Il re Vittorio Emanuele II avrebbe dovuto affrontare l’assedio dei ribelli, ma il fascismo era sostenuto da gran parte della classe dirigente, dagli imprenditori e dai militari. Di fronte al rifiuto del re, il presidente del Consiglio, Facta, si dimise e il re chiamò Mussolini a formare il nuovo governo.

La dittatura e la milizia

Una volta preso il potere, Mussolini, lavorò per trasformare gradualmente l’Italia in una dittatura. Istituì il Gran Consiglio del Fascismo, formato da dirigenti fascisti nominati direttamente da lui. Quest’organo aveva il compito di consigliare il governo sulle decisioni da prendere, e di proporre le leggi. Per quanto riguarda la parte militare del governo, le squadre d’azione vennero chiamate Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, insieme a veri e propri reparti militari come i Battaglioni Camicie Nere, che avrebbero formato un esercito privato di Mussolini.

Il delitto Matteotti

Nel 1924 il regime di Mussolini aveva ottenuto la maggioranza in Parlamento, tramite l’intimidazione. Il socialista Giacomo Matteotti, fu uno di quei deputati all’opposizione, che osò denunciare alla Camera le violenze fasciste contro gli oppositori e dubitare delle validità dei risultati elettorali. Il 10 giugno del 1924, Matteotti fu rapito e ucciso da sicari fascisti. Il ritrovamento del cadavere portò indignazione nel Parlamento e molti deputati decisero di non partecipare ai lavori, finchè la Milizia non fosse abolita. Ma Mussolini si prese tutta la colpa dell’omicidio, davanti al Parlamento.

Le leggi speciali

Nel corso del biennio 1925- 1927, Mussolini promulgò le “leggi fascistissime” , affermandosi come dittatore e creando uno Stato poliziesco, in cui nessuno poteva essere libero di esprimere le proprie idee. Gli oppositori vennero mandati in paesi sperduti. Fu ripristinata la pena di morte, e venne creato un Tribunale speciale per la difesa dello Stato e una polizia politica, l’OVRA. Mussolini ora rispondeva solo a re, e non c’erano più le elezioni per il Parlamento, ma plebisciti: si votava si o no a una lista di candidati scelti dal Gran Consiglio. Nei comuni non c’erano i sindaci, ma i podestà. Mussolini venne chiamato d’ora in poi il duce.