Italiano

  • Materia: Italiano
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  • Data: 2014-10-09
  • Autore: elisa nisticò

Metrica: la misura dei versi

La metrica, cioè come si misurano e classificano i versi.

 La versificazione italiana si fonda sulla collocazione di parole i cui accenti naturali generino una musicalità: “Cantami o diva del Pelide Achille” del Monti. Il verso, se si spostasse un accento, non avrebbe alcuna musicalità.

L'endecasillabo

Il verso italiano più comune è l’endecasillabo, formato da undici sillabe: “All’ombra dei cipressi e dentro l’urne” del Foscolo. Se però l’ultima parola è tronca, si può avere un endecasillabo di dieci sillabe grammaticali: “Van da San Guido in duplice filar” del Carducci. Si trova anche l’endecasillabo sdrucciolo, con dodici sillabe grammaticali: “Ora cen porta l’un de’ duri margini”, di Dante.

Le sillabe metriche sono quelle toniche e non quelle grammaticali. Infatti due vocali una finale e una iniziale di parola costituiscono in genere sinalefe: in “Mi ritrovai per una selva oscura” la a finale di selva e la o iniziare di oscura contano come una sola sillaba.

Tipi di versi

Altri versi sono:

  • il decasillabo (“Soffermati sull’arida sponda” del Manzoni)
  • il novenario (“Il giorno fu pieno di lampi” del Pascoli)
  • l’ottonario (“Sul castello di Verona” del Carducci)
  • il settenario (“ove le belle membra” del Petrarca)
  • il senario (“Fratelli d’Italia” del Mameli)
  • il quinario (“battono l’onde” del Carducci)
  • il martelliano, o settenario doppio: “nei loro mal pingui ventri l’acciar dei cavalieri”, del Carducci.

Ogni verso si divide in due emistichi, separati da una cesura.

Il verso può essere anche ipermetro, con una sillaba in più elisa con il verso seguente: “gaia che frangano / io”, del Pascoli, la sillaba –no non ha valore tonico.

I versi barbari

Nella seconda metà dell’Ottocento, il poeta Giosuè Carducci tentò di tornare alla poesia greca e latina con un sistema di versi italiani che ricordassero almeno le arsi (accenti) dei versi classici. Li chiamò barbari perché sembravano versi latini letti da uno straniero. Lo seguirono, tra gli altri, il Pascoli e il d’Annunzio.