Italiano

  • Materia: Italiano
  • Visualizzato: 10486 volte
  • Data: 2014-10-09
  • Autore: elisa nisticò

Poesia: il verso e la strofa

Cos'è il verso e cos'è la strofa in una poesia.

La strofa

La parola strofa, dal greco strofè, significa rivolgimento, e ha origine nel percorso che doveva compiere in teatro il coro. Nella poesia medioevale si parlò, per ragioni simili, di stanze o lasse, inizialmente accompagnate da musica e destinate a guidare le danze.

Il verso

I versi italiani possono essere sciolti o raggruppati in strofe. La Divina Commedia si compone di terzine, che formano un canto. L’Orlando Furioso è composto in ottave. Molti poeti composero sonetti, madrigali e altre forme organizzate in strofe.

Sepolcri del Foscolo, al contrario, sono un poemetto di 295 endecasillabi sciolti, cioè senza rime e senza strofe.
Una forma di verso sciolto, ma rimato, è il polimetro: celebre il “Bacco in Toscana” del Redi.

Nella seconda metà dell’Ottocento, il poeta Giosuè Carducci tentò di tornare alla poesia greca e latina con un sistema di versi italiani che ricordassero almeno le arsi (accenti) dei versi classici. Li chiamò barbari perché sembravano versi latini letti da uno straniero. Lo seguirono, tra gli altri, il Pascoli e il d’Annunzio.

Tipi di strofe

Le strofe sono variamente organizzate.

  • Due versi costituiscono un distico, generalmente rimato a rima baciata: AA.
  • La terzina è legata alla terzina seguente da una rima incatenata: ABABCBCDC...
  • La quartina può essere rimata ABBA o ABAB.
  • La sestina, ABABCC.
  • La sestina provenzale usa sei parole rime. 
  • L’ottava ha rime ABABABCC.
  • Il sonetto si compone di due quartine e due terzine, con sistemi di rime diversi. Sono stati composti anche sonetti caudati e doppi.
  • La canzone medioevale, i cui migliori esempi sono alcuni versi del Petrarca, mantiene uno schema fisso di tipi di versi, endecasillabi e settenari, e di rime, in 3 o 5 o 7 o 9 “lasse” (strofe) e un congedo.
  • La canzone leopardiana, pur divisa in strofe, segue uno schema libero.

 Alcuni poeti usarono la strofe saffica formata da tre endecasillabi e un quinario, con o senza rime. Il Carducci e quanti usarono la metrica barbara adoperarono anche la strofa alcaica e altri schemi della metrica classica.

La lirica contemporanea preferisce il verso libero, in cui la musicalità non segue regole precise, pur usando a volte ancora i versi e le rime; lo schema rimane generalmente adottato nelle canzoni.

La rima

Le strofe sono in genere caratterizzate dalla rima. Si chiama rima l’identità di suono tra due finali di verso a partire dall’ultimo accento: “che la diritta via era smarrita” rima con il primo verso con il suono "ita".