Temi Terza Media

  • Materia: Temi Terza Media
  • Visualizzato: 85925 volte
  • Data: 2014-09-02
  • Autore: Redazione

Racconto fantasy su un mondo magico

Racconto fantasy su un mondo magico, per la Terza Media.

TRACCIA:

Inventa un racconto fantasy: stai giocando a nascondino con i tuoi amici. Mentre il tuo compagno conta tu corri a nasconderti in dispensa. Vicino allo scaffale delle provviste noti una strana apertura che non hai mai visto prima e quando ti sporgi per capire di cosa si tratta vieni catapultato in un mondo magico.

SVOLGIMENTO:

Il giorno del mio compleanno i miei genitori avevano invitato a casa tutti i miei amici per una grande festa.
Noi però non ci stavamo divertendo tantissimo e, per movimentare la situazione, mi è venuto in mente di giocare a nascondino.
Siccome io ero il festeggiato dovevo contare, però per me era più facile trovare i miei amici perché la casa la conoscevo più di loro ed era vietato nascondersi in giardino.
Perciò ho trovato subito Marco che al turno dopo ha dovuto contare lui.
Il posto che mi è venuto in mente per nascondermi era quello dove sicuramente non mi avrebbero trovato mai: la dispensa. Era troppo grande e troppo piena di roba perché mi potessero vedere.
Allora ci sono entrato subito e ho spento la luce e mi sono messo ad aspettare in silenzio.
Ho aspettato e ho aspettato per non so quanto tempo ma mi è sembrato tantissimo e ancora nessuno mi veniva a cercare. Allora ho cominciato a sentire fame e ho allungato una mano verso il pacco dei biscotti.
Quello che ho toccato però era una maniglia. Mi è sembrato molto strano perché io non mi ricordavo che c’era una porta proprio lì. 
Ho spostato tutte le provviste e ho aperto quella porta. La luce mi ha accecato e solo quando i miei occhi si sono abituati ho potuto guardare al di là della porta.
Ho visto una lunghissima strada e alla fine un tramonto bellissimo. Non potevo evitare di oltrepassare quella porta e ho cominciato a camminare.
Ho camminato tantissimo e ad un certo punto mi sono ritrovato davanti ad un cancello enorme. Ho provato a bussare ma all’inizio non mi ha risposto nessuno. Allora sono entrato anche se non avevo il permesso perché cominciavo ad essere molto stanco. C’era un prato con l’erba incolta talmente alta che mi arrivava fin sopra i capelli e questo voleva dire che non c’era nessuno che abitava lì. Ero preoccupato perché avevo molta sete e cominciava a farsi buio.
Sono entrato dal portone e invece sono stato sorpreso da quello che ho visto.
La villa era abitata da tantissime persone. Diverse da noi: molto più basse di me ma mi sembravano tutti adulti, in più avevano tutti i capelli lunghi e le mani enormi.
Al primo che ho incontrato ho chiesto cosa stava succedendo.
“Ciao Alberto. Sei arrivato finalmente” mi aveva risposto. Ma come faceva a sapere chi ero? E poi si è messo a dire a tutti che finalmente ero arrivato e tutti si sono messi ad urlare di gioia.
Io ho di nuovo chiesto cosa stava succedendo allora mi hanno presentato al loro capo: il re. 
“Ciao Alberto, ti aspettavamo da tempo” mi ha detto. “Io sono Re Lucio, e tu sei arrivato nel paese di Luce. Siamo tutti qui riuniti perché il nostro regno sta vivendo il periodo più buio che la nostra storia ricordi. Il nostro regno sta per essere distrutto dal buio e tutto, tutte le case e persino il mio castello sono stati cancellati. Quello che ci rimane è solo questa villa dove ci siamo rifugiati tutti insieme. La nostra antica profezia diceva che quando sarebbe arrivato il buio solo il ragazzo che abitava la casa dietro la porta ci avrebbe potuto salvare. Per questo ti aspettavamo da tempo. Allora qual è il tuo piano per riportarci la luce?” 
Ma io non avevo nessun piano perché fino a quel momento nemmeno sapevo dell’esistenza di quel regno. Quando l’ho detto al re lui mi ha risposto che non era possibile e che dovevo farmi venire in mente qualcosa al più presto perché avevano solo un’ora prima della fine del loro mondo.
L’unica cosa che mi è venuta in mente con quella pressione che mi stavano mettendo addosso è stata quella di correre di nuovo in casa e andare in soffitta a prendere il grande lume che mia madre conserva gelosamente. Così avremmo potuto guadagnare tempo e loro avrebbero avuto la luce giusto il tempo necessario perché io potessi spiegare tutto ai miei amici. Così sarei tornato con loro ad aiutarli e ci sarebbe sicuramente venuta in mente un’idea geniale per aiutarli.
Al re questo piano andava bene ma mi dovevo sbrigare.
Allora mi sono messo a correre velocissimo.
Appena ho messo la mano sulla maniglia ho sentito il mio amico Marco che diceva: “tana per Alberto” e mi sono svegliato.
Era stato tutto un meraviglioso sogno e ogni giorno io vado a controllare in dispensa se vedo di nuovo spuntare la maniglia ma ancora non ho trovato niente e forse quel meraviglioso regno me lo sono solo immaginato.