A SILVIA: PARAFRASI E SPIEGAZIONE

Sei pieno di compiti per la scuola e hai bisogno di una mano per analizzare e commentare la poesia A Silvia di Giacomo Leopardi? Mettiti comodo, ci pensiamo noi: oggi ti proponiamo la parafrasi e il commento della poesia che potranno servirti per un’interrogazione, un tema o magari per svolgere l’analisi di questo testo letterario durante un compito in classe o alla maturità.
Prima di iniziare è importante premettere qualche informazione, per una contestualizzazione corretta della poesia. A Silvia è stata scritta tra il 1823 e il 1828 e fa parte della raccolta “Canti” di Leopardi. Ecco una scheda riassuntiva e dettagliata della principali informazioni che ti servono per inquadrare la poesia:

  • Autore: Giacomo Leopardi
  • Titolo dell’Opera: Canti
  • Prima edizione dell’opera: La prima edizione è l’edizione Piatti uscita nel 1831, ma l’edizione definitiva e completa è quella del 1835
  • Genere: Poesia lirica
  • Forma metrica: Strofe libere con alternarsi irregolare di endecasillabi e settenari e rime libere

Ricorda, però, che sapersi muovere in maniera autonoma è importante! Dai uno sguardo alla nostra guida: Parafrasi: come si fa

Se invece, cerchi altre parafrasi già svolte, ecco il link: Parafrasi svolte: la raccolta online

(Foto: Ed. Le Monnier 1954, Firenze)

A SILVIA LEOPARDI: TESTO

Prima di passare alla parafrasi e la spiegazione  di A Silvia, ecco il testo  della poesia con i versi numerati, per facilitare la comprensione.

1. Silvia, rimembri ancora
2. Quel tempo della tua vita mortale,
3. Quando beltà splendea
4. Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
5. E tu, lieta e pensosa, il limitare
6. Di gioventù salivi?
7. Sonavan le quiete
8. Stanze, e le vie dintorno,
9. Al tuo perpetuo canto,
10. Allor che all’opre femminili intenta
11. Sedevi, assai contenta
12. Di quel vago avvenir che in mente avevi.
13. Era il maggio odoroso: e tu solevi
14. Così menare il giorno.
15. Io gli studi leggiadri
16. Talor lasciando e le sudate carte,
17. Ove il tempo mio primo
18. E di me si spendea la miglior parte,
19. D’in su i veroni del paterno ostello
20. Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
21. Ed alla man veloce
22. Che percorrea la faticosa tela.
23. Mirava il ciel sereno,
24. Le vie dorate e gli orti,
25. E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
26. Lingua mortal non dice
27. Quel ch’io sentiva in seno.
28. Che pensieri soavi,
29. Che speranze, che cori, o Silvia mia!
30. Quale allor ci apparia
31. La vita umana e il fato!
32. Quando sovviemmi di cotanta speme,
33. Un affetto mi preme
34. Acerbo e sconsolato,
35. E tornami a doler di mia sventura.
36. O natura, o natura,
37. Perché non rendi poi
38. Quel che prometti allor? perché di tanto
39. Inganni i figli tuoi?
40. Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
41. Da chiuso morbo combattuta e vinta,
42. Perivi, o tenerella. E non vedevi
43. Il fior degli anni tuoi;
44. Non ti molceva il core
45. La dolce lode or delle negre chiome,
46. Or degli sguardi innamorati e schivi;
47. Né teco le compagne ai dì festivi
48. Ragionavan d’amore.
49. Anche peria fra poco
50. La speranza mia dolce: agli anni miei
51. Anche negaro i fati
52. La giovanezza. Ahi come,
53. Come passata sei,
54. Cara compagna dell’età mia nova,
55. Mia lacrimata speme!
56. Questo è quel mondo? questi
57. I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
58. Onde cotanto ragionammo insieme?
59. Questa la sorte dell’umane genti?
60. All’apparir del vero
61. Tu, misera, cadesti: e con la mano
62. La fredda morte ed una tomba ignuda
63. Mostravi di lontano.

A SILVIA PARAFRASI

E ora procediamo con la parafrasi della poesia di Leopardi verso per verso integrata con qualche informazione utile per l’analisi del testo.

1: Silvia (nome fittizio, dal sapore letterario, ma è tradizionalmente identificata con Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, che morì nel 1818 di tubercolosi; rimembri: tutta la poesia si svolge sul filo del ricordo)

1-3: ricordi quando bellezza splendeva

4: nei tuoi occhi schivi, sfuggenti per la timidezza o la vivacità

5-6: e tu lieta e pensosa, varcavi la soglia della giovinezza

7-9: risuonavano le stanze silenziose del suo canto, e il rumore del telaio dove lavorava (mentre cantava)

10-12: quando sedevi occupata nei lavori femminili, ed eri assai contenta del tuo avvenire

13-14: era maggio, dove i fiori profumavano e tu passavi così le tue giornate.

15-16: abbandonando talvolta gli studi piacevoli e il lavoro letterario che mi costava tanta fatica,

17-18: nei quali si consumavano la mia giovinezza e la parte migliore di me

19: dai balconi della casa paterna

20: porgevo orecchio per sentire cantare Silvia, ascoltavo

21-22: mentre la tua mano percorre faticosamente il telaio

23-24: poi guardavo il cielo, le vie illuminate dal sole e gli orti

25: e da una parte il mare e dall’altra i monti

26-27: le parole umane non possono dire quello che allora provava il mio cuore

28-29: che pensieri lieti, che speranze, che canzoni, o Silvia mia.

30-31: quale allora ci appariva la vita e il destino

32-35: quando mi ricordo della speranza così grande di quei giorni, un sentimento apparentemente doloroso e sconfortante, privo di speranza, mi opprime e di nuovo mi lamento della mia sorte infelice.

36-39: o Dio, perché non mantieni se prometti, perché inganni i tuoi figli, che credono in te?

40-42: tu, o tenera, morivi prima che la morte prematura ti cogliesse.

42-43: e non arrivavi a vedere il periodo più bello

44: non ti si addolciva il cuore

45- 46:la lode che gli innamorati avrebbero fatto dei tuoi capelli neri e dei tuoi occhi pieni d’amore e sfuggenti per il pudore

47-48: con te, le tue compagne, nei giorni festivi parlavano d’amore.

49- 50: anche la mia speranza morì poco dopo

51- 53: anche alla mia vita il destino negò la giovinezza

53-56: sei passata cara speranza, cara compagna della mia prima età, speranza sulla quale piango.

57-58: i piaceri, l’amore, le opere, gli avvenimenti di cui tanto parlammo insieme (con la speranza), questo è il mondo, questa la sorte dell’umanità?

60-63: all’apparire della vera realtà della vita, che per l’uomo è solo dolore e morte, tu (la speranza, ma anche a Silvia), infelice, crollasti, moristi, ed una tomba priva di onori funebri, spoglia.

A SILVIA: FIGURE RETORICHE

Ecco le figure retoriche presenti nella poesia di leopardi

  • Apostrofi: v. 1: “Silvia”; v. 29: “o Silvia mia”; v. 36: “o natura, o natura”; v. 43: “o tenerella”; vv. 54-55: “cara compagna dell’età mia nova, mia lacrimata speme”; v. 61: “tu misera”
  • Allitterazioni: ricorre la sillaba “vi”, che è presente anche nel nome “Silvia”: “vita” (v. 2), “fuggitivi” (v. 4), “salivi” (v. 6), “sedevi” (v. 11), “avevi” (v. 12), “solevi” (v. 13), “soavi” (v. 28), “perivi” (v. 42), “vedevi” (v. 42), “schivi” (v. 46), “festivi” (v. 47), “mostravi” (v. 63); delle lettere “t” (v. 2): “tempo-“tua-vi“ta-mor“tale” ed “l”: “que“l-de“lla-morta“le”, “allorchè-all’-femminili” (v. 10); di “m” ed “n”: “e quinci il mar da lungi e quindi il monte” (v. 25); della “v”: “vago-avvenir-avevi” (v. 12)
  • Enjambements: “sonavan le quiete / stanze” (vv. 7-8); “peria fra poco / la speranza mia dolce” (vv. 49-50); “negaro i fati / la giovanezza” (vv. 52-53); “questi / i diletti” (vv. 56-57); “la fredda morte ed una tomba ignuda / mostravi” (vv. 62-63)
  • Chiasmi: “io gli studi leggiadri… e le sudate carte” (vv. 15-16); “fredda morte, tomba ignuda (v. 62)”
  • Metonimie: “sudate carte” (v. 16); “faticosa tela” (v. 22); “lingua mortal” (v. 27);
  • Iperbati: “ove il tempo mio primo / e di me si spendea la miglior parte” (vv. 17-18); “agli anni miei anche negaro i fati / la giovanezza” (vv. 51-52)
  • Climax:“che pensieri soavi, che speranze, che cori…” (vv. 28-29)
  • Ossimoro: “lieta e pensosa” (v. 5)
  • Epifrasi: “io gli studi leggiadri / talor lasciando e le sudate carte” (vv. 15-16)
  • Zeugma: “porgea gli orecchi al suon della tua voce / e alla man veloce” (vv. 20-21)
  • Anagramma: “Silvia…salivi” (vv. 1 e 6)
  • Metafore: “il limitare di gioventù” (v. 5); “il fior degli anni tuoi” (v. 43)
  • Parallelismo: “e quinci il mar da lungi, e quindi il monte” (v. 25)
  • Geminatio (ripetizione): “o natura, o natura” (v. 36); “come, / come passata sei..” (v. 53)
  • Anafore: “Che pensieri soavi, / Che speranze, Che cori” (vv. 28-29); “perché non rendi poi…./ perché di tanto…” (vv. 38-39); “questo è quel mondo? Questi / i diletti… / Questa la sorte…” (vv. 56-59)

A SILVIA: COMMENTO  ALLA POESIA DI LEOPARDI

Il ricordo di Silvia, reale o immaginaria compagna di gioventù, è l’origine di una riflessione amara sulla giovinezza perduta e sulla fine di tutte le illusioni che la giovinezza porta con sé. Silvia è stata strappata alla vita da una natura crudele e indifferente: la morte precoce l’ha privata della giovinezza e delle gioie che le sono proprie; anche il poeta ha perso, non la vita, ma le speranze giovanili e il “tempo suo primo”, speso negli studi e trascorso in solitudine. Silvia diventa quindi il simbolo stesso della gioventù e della speranza, scomparse, come lei, troppo presto. Questo è il tema fondamentale del dialogo immaginario, ma su questo si innestano altri motivi tipicamente leopardiani: la dolcezza di una figura femminile umile e operosa, la “vaghezza dei sui sogni per l’avvenire”, il contrasto fra l’illusione e l’apparire “dell’arido vero”, il ricordo, e la sfida della poesia, romanticamente tesa ad esprimere l’inesprimibile (“lingua mortal non dice/ quel c’io sentiva in seno”)
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