ADDIO AI MONTI ANALISI DEL TESTO FIGURE RETORICHE. L’Addio ai monti è il drammatico assolo di Lucia, mentre attraversa il lago di Como su una barca a remi per fuggire dal proprio paese insieme alla madre e al promesso sposo, Renzo. È uno dei passi più significativi e toccanti de I Promessi Sposi e della letteratura italiana che Alessandro Manzoni ha consegnato ai posteri e proprio per questo probabilmente ti verrà richiesto di fare la parafrasi, l'analisi del testo e il riassunto di questo passaggio conclusivo dell'ottavo capitolo del romanzo.
L'Addio ai monti, infatti, è in pratica considerato un vero e proprio componimento poetico anche per via della presenza di molte figure retoriche.
Se hai bisogno di analizzare nel dettaglio questo passo de I Promessi Sposi,ti consigliamo di proseguire nella lettura di questa guida, se, invece, hai bisogno di un commento e di un riassunto leggi qui: Addio ai Monti di Lucia: riassunto e commento

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ADDIO AI MONTI, ANALISI DEL TESTO: LA COMPRENSIONE. Per la nostra analisi del testo dell'Addio ai Monti partiamo dalla comprensione (che ti sarà utile anche per la parafrasi) in modo da inquadrare meglio questo passaggio de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Facciamo quindi un piccolo passo indietro e specifichiamo che Lucia, sua madre e Renzo, seguendo il piano di fra Cristoforo,  stanno scappando dal loro paese su una barca che salpa verso l’Adda, al fine di sottrarsi ai malefici intenti di Don Rodrigo dopo la famosa "notte degli imbrogli" del venerdì 10 novembre 1628 (se hai dubbi leggi il Riassunto del capitolo 8 de I Promessi Sposi). In questo contesto Manzoni  inserisce l'Addio ai Monti, il celebre brano che riferisce i pensieri di Lucia che, piangendo silenziosa seduta sulla barca, osserva il luogo natio allontanarsi sempre più.
Lucia rivolge il suo triste addio agli elementi del paesaggio a lei caro: i monti del lecchese, i torrenti e i villaggi sono per lei familiari al punto che nella sua mente prendono vita e, man mano che li elenca, le paragona ai volti dei familiari, alle loro voci. Le case diventano così greggi sparse e non più semplici costruzioni inanimate. Il suo pensiero va allora a coloro che emigrano per scelta volontaria, spinti dal desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita e dal sogno di tornare, un giorno, più ricchi.
Il confronto con la sua situazione è allora inevitabilmente pieno di tutta la tristezza di questo addio obbligato: chi, come lei, è costretto a fuggire dal proprio paese per cause di forza maggiore, senza la certezza di farvi ritorno ha uno stato d'animo del tutto diverso.
Lucia allora fa una considerazione: per lei e le persone simili a lei, la felicità era già lì, nel posto in cui sono nati e cresciuti, e non avrebbero pensato di andarla a cercare altrove. Il testo si chiude con quello che è il fine ultimo dell’opera manzoniana, il concetto secondo il quale la fede nella Divina Provvidenza consente di tollerare e superare anche le più gravi tragedie perché tiene accesa la speranza che ogni azione, alla fine, tenderà verso un bene supremo facente parte di un disegno divino, e quindi giusto, estraneo all'uomo.
A partire da questo capitolo i due promessi sposi si separano e le loro vicende sono seguite individualmente dal narratore fino al capitolo 36, dove Renzo e Lucia si incontreranno nuovamente.

ADDIO AI MONTI: FIGURE RETORICHE. Ci sono molte figure retoriche nel testo, che abbiamo analizzato per favorire la comprensione del testo poetico:

  • Similitudini: la similitudine è una figura retorica che mette a confronto due concetti. Ecco gli esempi presenti nel testo manzoniano: non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; come il suono delle voci domestiche; come branchi di pecore pascenti.
  • Fonosimbolismo: indica la capacità dei suoni del linguaggio, con cui si riproducono le sensazioni uditive: infatti quando Lucia ripercorre poi con nostalgia l'ambiente nel quale è cresciuta e a cui è affezionata, pensa ai monti e ai torrenti, il cui scroscio le evoca questa malinconia.
  • Anafora: è una figura retorica che consiste nel ripetere una o più parole all'inizio di frasi o di versi successivi, per sottolineare un'immagine o un concetto. La ripetizione della parola "addio" sottolinea la nostalgia e l'attaccamento al luogo. Troviamo anche la ripetizione di "chi", usata nei versi v.567,569. Altre ripetizioni presenti nei versi 572, 574, 575 con la parola “casa”; ripetizione di "più care" ai versi 569, 570; ripetizione di "scoprì", versi 547, 548; ripetizione di "dove", ai versi 577, 578.
  • Litote: figura retorica che consiste nella formulazione attenuata di un giudizio o di un'idea attraverso la negazione del suo contrario. La troviamo quando Lucia saluta la casa di Renzo, davanti alla quale passava "non senza rossore" (litote), e nella quale sognava di vivere tranquillamente da sposa.
  • Epanalessi (o geminatio): figura retorica consistente nella ripetizione di una o più parole nello stesso periodo; esempi: zitti zitti, v.530 e giù giù v. 546
  • Asindeto: consiste in un'elencazione di termini o proposizioni, senza l'uso di congiunzioni; esempi nel testo:  i villaggi, le case, le capanne, v.543
  • Allitterazione: figura retorica che prevede la ripetizione ad inizio (e meno frequentemente all'interno) di parole vicino della stessa consonante per produrre particolari effetti di suono e di significato. Nel testo è presente ai versi  574-576 con la ripetizione delle lettere t-d.
  • Un altro elemento da sottolineare è il frequente uso di diminutivi: palazzotto, verso 543, casucce, verso 545, paesello, verso 547, casetta, verso 548, casuccia, verso 565, campicello, verso 565.

Hai bisogno di un tema svolto? Leggi: Addio ai Monti di Lucia: tema svolto
 

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