APOSTROFO: QUANDO SI USA E QUANDO NON SI USA. L’apostrofo è quel simbolo che si usa per indicare l’elisione, cioè la perdita di una vocale davanti alla vocale iniziale di una parola seguente, oppure l’apocope (o troncamento), ossia la caduta di una vocale o consonante o sillaba alla fine di una parola. Le regole per l’apostrofo sono un campo minato, in quanto frutto di secoli di normalizzazioni e riflessioni sul tema. Per spiegarle occorrerebbero degli studi specifici e uno studio della storia della lingua. Tieni anche presente che l’apostrofo non è sono un simbolo ma ha anche un risvolto dal punto di vista fonetico, cioè di come pronunci una o una serie di parole. In questo post ti indicherò le regole e i casi in cui è necessario indicarlo e quelli in cui non bisogna assolutamente inserirlo.

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COME UTILIZZARE L'APOSTROFO: LE REGOLE PRINCIPALI.  L’apostrofo è obbligatorio:

1. Con gli articoli determinativi singolari e con le relative preposizioni articolate: l’oro, nell’età.

2. davanti all’articolo indeterminativo femminile una quando il nome seguente inizia per vocale: un’amica. Vale anche quando il nome è preceduto da un aggettivo che inizia per vocale: un’insopportabile amica.

3. Con gli aggettivi dimostrativi singolari questo, questa, quello, quella: quest’asino, quell’epoca.

4. Con bello, bella: bell’uomo, bell’idea.

5. Con santo, santa: sant’Antonio, sant’Anna.

6. Con come e ci davanti al verbo essere: com’è andata? C’è, c’erano.

7. In espressioni idiomatiche come: a quattr’occhi, l’altr’anno, tutt’altro, senz’altro, nient’altro, mezz’ora.

8. La preposizione semplice di nei casi: d’accordo, d’oro, d’epoca. È facoltativo davanti un verbo: d’essere, di essere.

9. Ancora: ti importa/t’importa, si impunta/s’impunta. E infine altri casi: ce l’ha messa tutta, l’ho già letto.

10. In fine di rigo è accettabile l’apostrofo: es. dell’/oro. Si può anche avere del-/l’oro, dell’o-/ro, mai dello/oro.

11. Nelle forme all’imperativo: da’, fa’, sta’, va’.

12. di’ imperativo di dire per distinguerlo da di preposizione e dì sostantivo.

13. In po’ (poco) e nelle esclamazioni be’ ve’ e to’: ricorda che per be’, ve’ e to’ abbiamo anche le forme beh, toh e veh.

L’apostrofo non si mette mai:

1. Con Da, tranne che nelle forme cristallizzate d’ora in poi, d’ora in avanti, d’altronde, d’altra parte.

2. Con bello e santo che diventano bel e san nel caso in cui davanti al nome si userebbero il e un invece di lo e uno: che bel tipo (il tipo, un tipo).

3. Davanti a fra (frate): fra Cristoforo.

4. Davanti all’articolo indeterminativo maschile un anche se il nome seguente inizia per vocale.

5. Qual è va senza apostrofo

L’ultimo caso è quello più intricato. Perché qual è non vuole l’apostrofo? Qui c’è in ballo una regola scolastica che vuole la distinzione tra l’apocope vocalica e l’elisione. La regola vuole che la prima si crea anche davanti consonante. Per intenderci possiamo dire pover’uomo ma non pover cielo, quindi in questo caso bisogna inserire l’apostrofo. Per qual è quindi possiamo dire qual monte, qual buon vento e in questo caso l’apostrofo non va. Queste sono le regole base per inserire l’apostrofo, se qualcosa non ti è chiaro o hai altre domande puoi commentare qui sotto, o chiedere aiuto sul nostro Forum!

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