I campi di concentramento tra le atrocità del Novecento

I campi di concentramento, anche chiamati campi di internamento, sterminio o di deportazione, nacquero con una funzione bene precisa: quella di carcere militare e civile. In realtà, fin da subito, non furono solo delle prigioni provvisorie in tempo di guerra ma luoghi di torture, uccisioni, passati alla storia come luoghi della morte. Si poteva essere incarcerati senza apparente motivo e quindi finire reclusi senza ricevere nessuna condanna e anche solo in quanto sospettati, ed esistevano anche gli arresti preventivi. I campi venivano gestiti in modo tale da provocare la morte ‘non ufficiale’ dei prigionieri; le morti erano fatte passare come per malattia, suicidi, morti giustificate, ma i campi, nonostante furono usati per diversi scopi, tra i quali i lavori forzati, vennero utilizzati soprattutto per la detenzione di chi era considerato nemico dello Stato e per l’eliminazione in massa dei prigionieri.

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I campi di concentramento vennero utilizzati a partire soprattutto dagli inizi del Novecento, quando si diffusero in tutto il mondo, come strutture efficaci per la reclusione di prigionieri di guerra militari o civili dei paesi nemici. Ben presto però il loro potenziale carcerario crebbe e molti regimi totalitari li utilizzarono per rinchiudervi coloro che per ragioni politiche, razziali e ideologiche erano nemici da eliminare. I campi di concentramento quindi divennero ben presto campi di lavoro, dove la disumanità portava spesso alla morte e le condizioni di vita insopportabili rendevano la detenzione peggiore della morte stessa. Vennero anche usati come campi per prigionieri di guerra, campi di transito dove venivano raccolti prigionieri in attesa di essere spostati. In alcuni casi queste prigioni divennero campi di sterminio dove i reclusi venivano atrocemente uccisi.

I campi di concentramento nazisti

La Germania nazista, negli anni tra il 1933 e il 1945, ideò tutta una serie di misure necessarie per imprigionare e addirittura eliminare coloro che contrastavano l’ascesa del regime dittatoriale di Hitler. Ma non solo: pensarono ad una serie di strutture adatte alla detenzione e al confinamento di coloro che il regime considerava nemici razziali, politici e ideologici. I campi di concentramento erano strutture fondamentali per il regime nazista: tra il 1936 ed il 1939 vennero costruiti lager di grandi dimensioni a Sachsenhausen, Buchenwald, Mauthausen, Ravensbrück. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale le esigenze di uccidere in massa i prigionieri scomodi, trasformò i campi di concentramento in luoghi per organizzate uccisioni di massa, fino all’atroce idea della “soluzione finale” per lo sterminio degli ebrei. Ad Auschwitz-Birkenau le operazioni di uccisione di massa iniziano nella primavera del 1942 in un centro dotato di quattro camere a gas in grado di uccidere fino a 6.000 ebrei in un solo giorno. 

I gulag sovietici

In Unione Sovietica i campi vennero usati soprattuttto verso la fine degli anni Trenta del Novecento. i Gulag accolsero dai 10 ai 40 milioni di prigionieri. In questo caso la ragione non era razziale come nel caso nazista, ma politica. Nei campi sovietici quindi vennero imprigionati  tutti coloro che erano ritenuti ostili al regime comunista. Ma cosa vuol dire la parola gulag? Si tratta di una sigla: G(lavnoe) u(pravlenie) lag(herej), che in russo significa: “direzione generale dei campi” e quindi indicava l’Ufficio centrale incaricato di controllare i tantissimicampi di lavoro sparsi sull’immenso territorio sovietico, posti soprattutto in Siberia. Se Auschwitz è il più famoso lager nazista, il campo della Kolyma è diventato il simbolo delle operazioni sovietiche contro i nemici e per le condizioni di vita ai limiti della sopravvivenza: i prigionieri erano adibiti a lavori durissimi, in cave e miniere, nella costruzione di strade, ferrovie, aeroporti, fortificazioni e nella produzione di mattoni.

Esitono ancora i campi di concentramento?

L’orrore e le atrocità del XX secolo non sono stati solo ad appannaggio del regime nazista. Certo, i campi di concentramento sono diventati famosi soprattutto a causa di ciò che accade nei lager nazisti ma non sono gli unici campi che conosciamo. Infatti, possiamo ricordare quelli degli inglesi durante la seconda guerra boera, quelli nell’Unione Sovietica negli anni intorno alla seconda guerra mondiale, i campi jugoslavi negli anni ’90 e moltissimi altri esempi, dalla Spagna a Cuba, dalle Filippine ai nostri giorni con i campi della Corea de Nord. Anche gli Stati Uniti, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, rinchiusero i Giapponesi residenti sul territorio americano in appositi campi. Gli esempi più famosi di campi di lavoro e di sterminio sono i Lager nazisti e i gulag sovietici ovviamente, ma anche altri regimi totalitari, come la Cina di Mao Zedong, la Cambogia di Pol Pot e il Cile di Augusto Pinochet. I campi d’internamento sono tuttora usati da unità politiche in guerra, regimi illiberali o come soluzione estrema nella regolazione dei flussi migratori verso alcuni paesi.

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