Uno studio pubblicato sulla rivista della Society for Research in Child Development ed effettuato dal Boston College ha spiegato che la precocità in matematica è destinata a dare i suoi frutti  a scuola. Più precisamente: i bambini che già a tre anni giocano con i numeri avranno più possibilità di raggiungere rendimenti elevati quando si troveranno tra i banchi.

I ricercatori hanno studiato le interazioni di 140 madri di diverso stato socioeconomico e origine etnica con i loro bambini di 36 mesi, arruolati nel NICHD, Study of Early Child Care and Youth Development, un’indagine longitudinale del governo Usa.

“Favorire l’approccio alla matematica dei propri figli, già intorno ai 36 mesi, è un elemento predittivo rispetto alle capacità che possono esprimere in futuro a scuola”, spiega lo studio. “Ad esempio, è possibile far contare oggetti appartenenti a piccoli gruppi, tre o quattro”.
“Il problema per molti bambini è che, pur sapendo contare fino a dieci, non conoscono il significato di quel calcolo. Il tutto allora si riduce ad una filastrocca mandata a memoria”, spiega Beth Casey, professore di Psicologia applicata allo sviluppo e all’educazione alla Lynch School of Education del Boston College e primo autore dello studio. “Per ovviare, si può chiedere ai bimbi domande del tipo: puoi darmi tre cioccolatini?”.

Alessandro Antonietti, docente di Psicologia dell’apprendimento e dell’educazione alla Cattolica di Milano, dichiara di non essere stupito dai risultati. “La matematica non è come l’arte. E’ fondamentale l’avvicinamento a questa materia sin dalla tenera età. I sistemi educativi italiani si stanno piano piano adeguando”.