CHI SONO TIZIO, CAIO E SEMPRONIO. Qui, Quo e Qua, Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, Chico, Harpo e Groucho, Athos, Porthos e Aramis, Harry, Ron ed Hermione: potremmo andare avanti ancora a lungo, ma probabilmente avrete già capito che stiamo parlando di alcuni tra i più famosi terzetti della storia dell'umanità. C'è però un trio di personaggi ancora più celebre, e che da sempre è sulla bocca di tutti, nonostante nessuno sappia dire con precisione il motivo di questa affiliazione: quando dobbiamo infatti indicare delle persone qualsiasi siamo soliti pronunciare i nomi di Tizio, Caio e Sempronio.

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Chi erano Tizio, Caio e Sempronio

TIZIO, CAIO E SEMPRONIO: CHI ERANO? La domanda è del tutto lecita, per citare Alessandro Manzoni: chi erano costoro e perché utilizziamo i loro nomi quando dobbiamo parlare di persone che sono identificate normalmente come inseparabili? La risposta è tutt'altro che semplice, e in realtà non molto soddisfacente. Non sembra infatti che i tre fossero persone importanti, ma si tratterebbe di tre nomi particolarmente utilizzati in epoca medievale, con riferimento alla classicità che veniva utilizzato come modello di riferimento per molti ambiti della società (ricorderete la famosa espressione di Bernardo  di  Chartres, “Siamo come nani sulle spalle dei giganti”).
Il campo è quello della pratica giuridica e dell'interpretazione degli antichi codici dei romani e bizantini. Infatti il primo uso attestato viene ricondotto a Irnerio, un giureconsulto del XII secolo che faceva parte della Scuola di Bologna: quest'ultima era composta da un gruppo di giuristi che studiavano il Corpus iuris civilis, l'ordinamento legale messo in piedi da Giustiniano I, imperatore Bizantino nel VI secolo. 
Nella pratica l'espressione Titius et Gaius et Sempronius (poi diventata quella che conosciamo noi con il passaggio al volgare) veniva utilizzata nel momento in cui si dovevano indicare tre persone ipotetiche, un po' come oggi parliamo di Mario Rossi nel caso di un cittadino italiano a caso. A volte c'era bisogno di una quarta, quinta e addirittura sesta persona, e dunque venivano aggiunti Mevius, Filano e Calpurnio: tutti nomi che, con nostra grande sorpresa, ai tempi erano estremamente diffusi, per quanto sembra che Titius, poi divenuto il nostro esemplarissimo “tizio”, sia stato inventato proprio da Irnerio. Le attestazioni nei secoli successivi si moltiplicheranno, fino ad arrivare alla lingua italiana riconosciuta in quanto tale, con la prima occorrenza registrata nel 1867 sul quotidiano L'Adige.
 

TIZIO, CAIO E SEMPRONIO: LE ESPRESSIONI STRANIERE. Non sorprenderà nessuno sapere, poi, che l'abitudine di usare tre nomi in senso generale non è solo italiana: gli anglosassoni hanno Tom, Dick e Harry, nomi comuni in età elisabettiana, mentre in Francia ci sono Pierre, Paul e Jacques, tutti riferiti agli apostoli di Gesù. Di origine araba sono invece le occorrenze in spagnolo – Fulano, Zutano e Mengano (più il quarto Perengano) – e quella portoghese – Fulano, Beltrano e Sicrano – entrambe derivanti da Fulan, Illan e Tirtan, nomi comuni tra i dominatori di fede islamica.

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