Università Statale di Milano: il Tar sospende i test a numero chiuso

Buone (per ora) notizie per le matricole intenzionate a frequentare una facoltà umanistica all’Università Statale di Milano: il Tar del Lazio ha accolto il ricorso dell’UDU dopo l’introduzione, a maggio, del numero chiuso per sei corsi di laurea dell’ateneo: Lettere, Storia, Filosofia, Geografia, Scienze dei Beni Culturali e Lingue. Come sappiamo, oltre ai corsi a numero programmato a livello nazionale – Medicina, Veterinaria e Architettura – e a livello locale – Professioni Sanitarie e Scienze della Formazione primaria – ogni ateneo può stabilire in modo autonomo quali corsi di laurea rendere a numero chiuso. Tuttavia, il Tar ha bocciato la possibilità dell’Università Statale di Milano di introdurre lo sbarramento per alcune facoltà umanistiche. Niente test d’ingresso quindi per gli oltre quattromila studenti che vogliono frequentare questi corsi di laurea. Cosa è successo nello specifico, quali sono state le motivazioni e cosa succederà adesso? Vediamolo insieme.

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Facoltà umanistiche Università Statale di Milano a numero chiuso: cos’è successo?

A maggio 2017 il Rettore della Statale di Milano e il Senato Accademico hanno approvato l’introduzione del numero chiuso per sei corsi di laurea tradizionalmente ad accesso libero: Lettere, Storia, Filosofia, Geografia, Scienze dei Beni Culturali e Lingue. Le nuove matricole che avrebbero voluto iscriversi a uno di questi corsi nell’anno accademico 2017/2018 avrebbero dovuto quindi sostenere un test di ingresso, da tenersi a settembre, per ottenere uno dei 3050 posti a disposizione. Le domande per questi corsi di laurea sono state 4200 (un numero superiore ai posti disponibili), ma è anche vero che il 15% di queste sono domande multiple su più corsi. In ogni caso, il sindacato degli studenti, l’UDU, che da anni si batte contro il numero programmato ed è a favore di un’istruzione universitaria libera, ha presentato un ricorso al Tar, che nella giornata di ieri è stato accolto dal tribunale amministrativo. I test di ammissione per queste facoltà sono stati quindi sospesi e gli studenti “ammessi con riserva” in attesa della decisione definitiva del Consiglio di Stato, in quanto l’ateneo ha annunciato che farà ricorso per impugnare la decisione presa.

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Università Statale di Milano: perché il Tar ha bocciato il numero chiuso per le facoltà umanistiche?

Come spiegato dai rappresentanti dell’UDU il ricorso presentato segnalava errori formali e sostanziali commessi dall’ateneo nell’introduzione del numero chiuso per i sei corsi di laurea umanistici in questione, oltre alla violazione della legge 264 del 1999, nata per disciplinare il numero chiuso a Medicina. Secondo questa legge, infatti, non era possibile istituire il numero chiuso in corsi dove non erano previsti laboratori.

“Avevamo denunciato sin da subito come la delibera adottata dagli organi accademici contenesse vizi formali e sostanziali, mancando di fatto sia una maggioranza vera che il rispetto della normativa nazionale, prima su tutte la legge 264/99. Avevamo denunciato come la sordità dimostrata da chi doveva rappresentare tutta la comunità accademica aveva segnato un pericoloso precedente, oltre che un danno per il diritto allo studio di migliaia di studenti che volevano scegliere liberamente il corso del loro futuro”, è stato scritto in una nota dell’UDU, come riporta Huffington Post. L’associazione studentesca è intenzionata anche a chiedere un risarcimento per l’iscrizione al test per ogni studente che ha fatto domanda.

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Facoltà umanistiche Università Statale di Milano a numero chiuso: l’università ricorre al Consiglio di Stato

Per il momento gli studenti che vogliono iniziare a frequentare uno dei corsi tra Storia, Geografia, Lettere, Beni culturali e Lingue potranno farlo, ma l’ammissione è al momento “con riserva” in quanto l’ateneo ha stabilito di impugnare la decisione del Tar davanti al Consiglio di Stato. Il Rettore della Statale di Milano si è infatti detto contrario alle motivazioni che hanno giustificato l’accoglimento del ricorso presentato dall’UDU. Queste le parole al Corriere della Sera del Rettore Vago:

Non sono d’accordo con la decisione del Tar, anzi se devo essere sincero, anche alla luce delle richieste di iscrizione, continuo a ritenere che la nostra ipotesi fosse un’ipotesi di buon senso necessaria per rispondere a quanto il ministero ci chiede. A nostro parere la normativa 264/99 è stata abbondantemente integrata e superata dai dispositivi di legge previsti dalla legge 240 e dai successivi decreti legislativi che sono stati alla base della nostra decisione. Secondo questi decreti, infatti, ci deve essere una certa proporzionalità tra gli studenti di un corso di laurea e i docenti e questo è una condizione necessaria per l’accreditamento dei corsi.

Al momento è come se fossimo commissariati perché da un lato il Tar ci dice di prendere tutti gli studenti che fanno domanda, dall’altro dobbiamo rispondere a una legge che impone di prendere un certo numero di docenti per far partire quel corso.

Non sono ancora chiare, quindi, quali saranno le modalità di iscrizione ai corsi e cosa succederà nel caso il Consiglio di Stato decidesse di accogliere il ricorso dell’ateneo. Noi di Studentville, comunque, vi terremo aggiornati.

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