Genocidio di Srebrenica: il massacro più brutale nella guerra in Bosnia ed Erzegovina

Il genocidio di Srebrenica è ricordato come il massacro più brutale e sanguinoso dalla fine della seconda guerra mondiale. Secondo le istituzioni ufficiali l’11 luglio 1995 furono uccisi oltre 8.372 musulmani bosniaci, anche se alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime hanno affermato che si è trattato di più di 10 mila morti. La strage è avvenuta a Srebrenica che, qualche anno prima, era stata dichiarata area sicura dall’ONU e messa sotto la protezione delle truppe olandesi delle Nazioni Unite. Nonostante ciò l’esercito serbo-bosniaco, sotto la guida del generale Rakto Mladic e con l’appoggio del gruppo paramilitare degli “Scorpioni”, riuscì ad entrare nella città consumando una vera e propria carneficina. Durante l’assedio i maschi dai 12 ai 77 anni furono separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani, apparentemente per essere interrogati: in realtà vennero uccisi, smembrati e sepolti in diverse fosse comuni per rendere difficile il loro riconoscimento.

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Genocidio di Srebrenica: il mancato intervento dell’ONU

Il genocidio di Srebrenica diede una svolta decisiva al successivo andamento del conflitto in Bosnia ed Erzegovina. Ciò che rimarrà indelebile nella memoria internazionale è che il massacro avvenne sotto gli occhi delle Nazioni Unite e delle grandi potenze del mondo che, pur sapendo dell’imminente strage, non intervennero in nessun modo. In quel momento erano presenti in Serbia ben seicento caschi blu dell’ONU e tre compagnie olandesi che, in teoria, avevano il compito di proteggere la cittadina ma, nella realtà, non organizzarono nessuna controffensiva. I motivi e le circostanze del loro mancato intervento non sono ancora stati del tutto chiariti: la posizione ufficiale dell’ONU è che le truppe fossero scarsamente armate e non potessero far fronte da sole alle forze di Rakto Mladic e che, inoltre, le vie di comunicazione tra Srebrenica, Sarajevo e Zagabria non fossero ottimali e causarono ritardi nelle decisioni.

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Genocidio di Srebrenica: le condanne e gli ultimi aggiornamenti

Nel 2007 la Corte internazionale di giustizia dell’Aia confermò che il massacro di Srebrenica era stato un genocidio, il quale secondo i trattati internazionali consiste nell’intento di annientare, in toto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale. Per questo motivo fu disposto l’arresto dell’ex leader politico serbo bosniaco Radovan Karadzic e del suo capo militare Ratko Mladić. È rimasta, invece, impunita la maggioranza dei responsabili politici e militari della strage, tra cui i ministri olandesi dell’epoca e i referenti dell’ONU. Solo il 27 giugno scorso la Corte d’Appello dell’Aja ha finalmente stabilito che il governo olandese è parzialmente responsabile della morte di trecento musulmani, perché i soldati olandesi cacciarono i rifugiati che cercavano riparo nelle loro basi consegnandoli praticamente all’esercito nemico.