GIORNATA DELLA MEMORIA: FRASI E POESIE

La Giornata della Memoria è arrivata: oggi, 27 gennaio, è il giorno in cui tutti noi dobbiamo rivolgere un pensiero alle vittime dell'Olocausto, gli Ebrei segregati, torturati e uccisi dal folle progetto di Hitler che ha dato vita alla Shoah. Ovviamente, non dobbiamo dimenticare che le vittime della Seconda Guerra Mondiale furono tantissime e non fu sterminato solamente il popolo ebreo: nei campi di concentramento e sterminio vennero deportati anche zingari, omosessuali, comunisti e le persone accusate di avere comportamenti devianti e asociali. Inoltre, è d'obbligo ricordare anche le altre vittime di guerra, ma di certo quello che ha subito il popolo ebraico è diventato un monito: ricordare per fare in modo che un avvenimento del genere non succeda mai più.
Con questa premessa, vogliamo allora celebrare il Giorno della Memoria in modo più consapevole, e accompagnare qualsiasi lavoro (una tesina, un tema, un PowerPoint) con frasi e poesie sulla Shoah. Ecco allora qualche citazione sull'Olocausto da utilizzare o da leggere per riflettere su questa tragica pagina della nostra storia. 

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giornata della memoria frasi e poesie

FRASI SULLA SHOAH PER NON DIMENTICARE

Numerosi scrittori hanno riflettuto sull'Olocausto, tanti intellettuali e filosofi hanno espresso la loro opinione e hanno analizzato a fondo questo tragico evento. Ecco allora le citazioni e le frasi sulla Shoah che ci sembrano più appropriate:

  • Se Dio esiste, dovrà chiedermi scusa (frase trovata su un muro di Auschwitz).
  • Devo dire che l’esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto. C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. Non trovo una soluzione al dilemma. La cerco, ma non la trovo (Primo Levi).
  • Ciò che un cristiano fa è sua propria responsabilità, ma ciò che fa un singolo ebreo viene fatto ricadere sulle spalle di tutti gli ebrei (Anna Frank).
  • Oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano: è l’unico modo per sperare che quell’indicibile orrore non si ripeta, è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità (Elisa Springer).
  • L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria (Primo Levi).
  • In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l’aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: “Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia” (Luis Sepúlveda).
  • Quel che ora penso veramente è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso ‘sfida’ come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua ‘banalità’. Solo il bene è profondo e può essere radicale (Hannah Arendt).
  • È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo (Anna Frank).

POESIE PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Se le citazioni in prosa non ti convincono, ci sono tantissime poesie sulla Giornata della Memoria su cui riflettere: da Natalia Ginzburg a Primo Levi, i versi non mancano di certo. Ecco i componimenti che abbiamo scelto per te: 

Poesia Memoria di Natalia Ginzburg (dedicata al marito morto in un carcere fascista a causa delle torure)

Gli uomini vanno e vengono
per le strade della città
Comprano libri e giornali,
muovono a imprese diverse.
Hanno roseo il viso,
le labbra vivide e piene.
Sollevasti il lenzuolo
per guardare il suo viso,
ti chinasti a baciarlo
con un gesto consueto.
Ma era l'ultima volta.
Era il viso consueto,
solo un poco più stanco.
E il vestito era quello di sempre.
E le scarpe erano quelle di sempre.
E le mani erano quelle che
spezzavano il pane e
versavano il vino.
Oggi ancora nel tempo
che passa sollevi il lenzuolo
a guardare il suo viso
per l'ultima volta.
Se cammini per strada
nessuno ti è accanto
Se hai paura
nessuno ti prende per mano
E non è tua la strada,
non è tua la città.
Non è tua la città
illuminata. La città
illuminata è degli altri,
degli uomini che vanno
e vengono comprando
cibi e giornali.
Puoi affacciarti un poco
alla quieta finestra
a guardare il silenzio,
il giardino nel buio.
Allora quando piangevi
c'era la sua voce serena.
Allora quando ridevi
c'era il suo riso sommesso.
Ma il cancello che a sera
s'apriva, resterà chiuso
per sempre, e deserta
è la tua giovinezza.
Spento il fuoco,
vuota la casa.

Poesia Se questo è un uomo di Primo Levi (1947)

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
 

Poesia Un paio di scarpette rosse di Joyce Lussu (1944 circa)

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

GIORNATA DELLA MEMORIA: APPUNTI E TEMI SVOLTI PER IL 27 GENNAIO

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Ecco gli appunti per approfondire: